il Taccuino

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“High Hopes”, le grandi speranze di Bruce e dei fans

In artisti, band, blog, dischi, pop-rock, rock, rockstars, streaming, street on dicembre 4, 2013 at 3:21 pm

la copertina del nuovo singolo di Bruce Springsteen,

A cura de Il Cala

Il nuovo o quasi singolo di Bruce ha come al solito fatto scalpore, dividendo critici ed appassionati, con i soliti estremismi da entrambe le parti. L’operazione in sè non è forse il massimo della limpidezza, però a mio avviso rientra in una fase della carriera di Bruce, che tende a monetizzare più in fretta, per alcuni troppo in fretta, quello che in passato veniva scelto e riveduto mille e più volte. Alla fine dunque abbiamo una nuova versione di una cover, pochino se ci si aspettava un brano (ed un album) nuovo, abbastanza se, come me, si ascolta e si prende quello che arriva e lo si cerca di contestualizzare. Il brano a me piace, piace l’originale degli Havalinas, piace la versione del 1995, piace questo nuovo riarrangiamento con fiati e chitarra di Tom Morello.

Ed ecco il punto della discordia, Tom Morello. Un legame che nasce da lontano, da quando un giovane Morello si innamorò di “Nebraska”, che proseguì quando la sua band, i Rage Against The Machine, omaggiarono Bruce, chiamandolo “compagno” e rifacendo “The Ghost Of Tom Joad” stravolgendola. Tom Joad, con la versione dei RATM passò dai libri di storia ai cortei, dalle aule alle piazze e la cosa spiazzò moltissimi springsteeniani, innamorati, giustamente, di quel capolavoro acustico che raccontava le vicende steinbeckiane di furore.

Ora, i RATM sono un gruppo estremo ed ho notato che dividono gli ascoltatori in modo netto: o li amano o li detestano. Io li amo ed il loro album d’esordio è uno dei “primi album” che più mi hanno colpito. 

Sia come sia, la chitarra di Tom Morello è negli ultimi 20 anni un segno distintivo come pochi altri, il crossover rappato dei RATM si basa fondamentalmente sulla sua chitarra e su quel suono che sembra una chitarra ma anche un dj, ma anche un dj con la chitarra ma anche un chitarrista che scratcha i vinili…E lo stesso Springsteen non è rimasto certo insensibile al talento di Morello, ospitandolo diverse volte sul palco e rimaneggiando di nuovo Tom Joad, creandone una versione a metà tra l’acustica iniziale e la furia dei RATM.

Tutto questo ha poi avuto una sublimazione quando a Marzo scorso la E Street Band si è trovata priva di Little Steven e Bruce l’ha sostituito proprio con Morello.

Ora, se hai Morello sul palco a mio avviso gli fai fare il Tom Morello; per tenerlo lì a fare la ritmica tanto vale prendere un session man qualunque no? O non prendere nessuno, che l’apporto chitarristico di Steve in questi ultimi anni è superiore soltanto a quello di Patti Scialfa. Quindi ecco che Morello si integra nella ESB, limitando il suo lato più “Rage Against The Machine” (se capite cosa intendo) e portando comunque una novità nel suono di Bruce oltre che un parere autorevole che Bruce sembrerebbe apprezzare.

Da quelle date australiane viene fuori High Hopes, viene fuori in una versione che apre diversi show e che a me piace pazzamente.  Nel ritenere Springsteen un compendio del rock americano, al punto che sotto certi aspetti capisco chi oltre a lui fatica ad appassionarsi ad altri musicisti, per quanto io abbia invece un atteggiamento opposto, vederlo collaborare con altri artisti mi emoziona sempre, perchè so che ne escono sempre cose buone e soprattutto interessanti. Del tutto positivo è quindi il mio parere (non richiesto)(ma nemmeno il vostro) sulla collaborazione e sul singolo. Inoltre, la cosa mi fa ben sperare visti gli ammiccamenti recenti ad esempio con i Dropkick Murphys, gruppo di irish punk con il quale ha inciso un singolo benefico.

Aver ampiamente passato i 60 anni forse ha tolto a Bruce quell’ansia da perfezionista che negli anni ’70 lo faceva marcire in sala di registrazione alla ricerca del suono perfetto, ma lo ha anche reso più malleabile ed aperto, quasi come se, rendendosi conto che siamo sicuramente nella SECONDA metà della sua carriera, si volesse togliere qualche sfizio. E quindi ben vengano le cover di oscuri gruppi australiani come gli Havalinas o i Saints (di cui ripropone in studio, dopo averla suonata live sempre in quel benedetto tour, “Just Like Fire Would”).

Ben vengano gli assoli di chitarra che spiazzano, che si incastrano tra una acustica e due bonghi, che duettano con una sezione fiati. Il rischio c’è ma è proprio in questo che sta la parte affascinante dell’operazione High Hopes, abbiamo questa roba, l’abbiamo ripescata, ce la siamo re-inventata ed ora la tiriamo fuori e la pubblichiamo, tutto lì. Le outtakes che per anni sono state il nostro sogno erotico proibito ora ci vengono regalate, se non tutte, almeno qualcuna.

Del resto il doppio The Promise che documentava le storiche session di registrazione di Darkness ci aveva svelato il mistero; no, nel ’78 non tutto quello che scriveva era oro, certo non aveva mai pubblicato The Promise, ma non tutti i pezzi erano anche solo lontanamente a quei livelli; ora non dobbiamo più aspettare così tanto, le butta fuori e poi vedremo. Non sono inoltre da sottovalutare i testi delle canzoni, ovviamente, perchè nell’abbinata High Hopes\Tom Joad, per quanto la prima sia una cover e la seconda prenda spunto da un libro, le tematiche affrontate le rendono una coppia ferocemente springsteeniana, dal punto di vista lirico. Tom stesso aveva grandi speranze, Tom Joad eh non Tom Morello; Tom stesso credeva nella possibilità di un mondo migliore, aveva speranza che questo prima o poi potesse accadere.

Il “singolo” contiene High Hopes e Dream Baby Dream, due cover, due pezzi che Bruce ha reso suoi, due canzoni che messe insieme parlano di speranze e sogni. Ora, davvero non ci vedete un legame con la carriera artistica di Bruce? Liberi di farlo, ma io trovo più interessante riflettere su queste scelte piuttosto che decidere quale suono di chitarra sia più indicato per un assolo.

Come ogni volta, aspetto di sentire cosa avrà da dire Bruce e come lo dirà, nel frattempo mi godo questo pezzo e continuo ad immaginarmi come la sua musica potrebbe evolversi a contatto con realtà così diverse dalla sua. 

Ho, come al solito, grandi speranze. 

http://ilcala.blogspot.it

 

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L’anteprima del nuovo lavoro del gruppo prog-metal serbo Alogia, dal titolo “Elegia Balcanica”

In artisti, band, blog, comunicati, comunicati musica, dischi, hard-rock, metal, musica, progressive, progressive-metal, serbia, streaming, Uncategorized, uscite discografiche on novembre 22, 2013 at 11:29 am

Gli Alogia, la band power/prog metal serba torna con un nuovo album previsto per il 2014

Acclamati in patria (Serbia) e non solo, gli Alogia tornano a calcare la scena power/prog-metal con un nuovo lavoro che, dal primo, omonimo, singolo si preannuncia elettrizzante!

Elegia Balcanica – la cui uscita è prevista per gli inizi del 2014 – va ad aggiungersi al già interessante curriculum artistico della Band, che è in attività da ben 13 anni e che vanta la realizzazione di 4 studio albums:

Priče o vremenu (Tales of Time) – 2002

Priče o životu (Tales of Life) – 2004

Secret Spheres of Art (versione in Inglese del 1° album) – 2005

Priče o snovima (Tales of Dreams) – 2012

Elegia Balcanica – 2014

di un CD Live realizzato nel 2006

Priče o vremenu i životu – Live at SKC

e di un DVD Live uscito nel 2007

Priče o vremenu i životu

Innumerevoli, poi, sono le collaborazioni e i progetti paralleli degli storici fondatori della band: i fratelli Srđan e Miroslav Branković. Tra i side-projects meritano,senza alcun dubbio, menzione d’onore: Expedition Delta che ha visto tra i protragonisti gli italianissimi Andrea De Paoli e Alex Argento, Lunar Pocket e Despot.

Rimando in tema di ALOGIA, rivelati i titoli dell’album in uscita:

01. Almagest
02.
Callis ad Astra
03. Galija
04. Vreme je
05.
Elegia Balcanica
06. Ona zna (Lilith)
07. Inferno
08. U tišini
09. Intentionally blind (bonus)

Anche la formazione della Band è rimasta invariata rispetto al precedente album: 

Nikola Mijić (vocals)
Srđan Branković (guitar)
Miroslav Branković (guitar)
Vladimir Đedović (keyboard)
Vladimir Ranisavljević (bass guitar)
Srđan Golubica (drums)

L’attesa, ormai breve, del nuovo album, è stemperata dal Video del primo singolo che porta il nome dell’album: Elegia Balcanica, e sancisce un ritorno ai fasti del power metal progressive che, già in passato, ha fatto conoscere la band serba al grande pubblico internazionale.

http://www.youtube.com/watch?v=p3uZ9vLKjWk&feature=youtu.be

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