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I Dei Degli Olimpo – Dal lago di Bracciano a Ligabue con l’album Uno

In artisti, band, blog, comunicati, comunicati musica, dischi, emergenti, rock on gennaio 19, 2017 at 2:28 pm

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Esordio discografico per la band romana che lo scorso fine settembre ha suonato di fronte a 80.000 persone sul prestigioso palco del Liga Rock Park assieme al rocker di Correggio. Dieci brani per un caleidoscopio di generi che spaziano dal blues al metal, dal pop alla bossanova mantenendo al tempo stesso un’identità definita

Genere: rock/blues/pop

Label: Autoproduzione

Streaming https://ideidegliolimpo.bandcamp.com/releases


Si intitola
Uno ed è il primo album della giovane rock band romana I Dei Degli Olimpo.

Il disco, frutto di una crescita artistica dipanatasi nel corso di ben sei anni di attività, racchiude la voglia di esprimersi liberamente senza fare riferimento ad alcuna etichetta di genere, puntando sulla creatività e sfruttando molte influenze. La principale caratteristica di Uno infatti è quella di racchiudere numerosissime sfumature di stile all’interno dei dieci brani, senza rinunciare ad un sound energico, definito e riconoscibile dal quale la band trae la propria individualità. Le influenze spaziano dal blues al metal, dal pop alla bossanova conferendo un effetto caleidoscopico in grado, al tempo stesso, di mantenere un’identità definita.

Dall’uscita di Uno I Dei Degli Olimpo partecipano al Liga Rock Park, un contest atto a scegliere gruppi per aprire i concerti di Luciano Ligabue a Monza il 24 e il 25 settembre del 2016.

Passano le audizioni e vengono scelti per la data del 25 nella quale si esibiscono davanti ad 80.000 persone su uno dei palchi più grandi d’Europa. Durante lo show ricevono un riscontro più che positivo dal pubblico, così vasto ed eterogeneo, che li spinge verso la decisione di esplorare tutti gli stage italiani per rimanere vicini ai propri fan e scoprine di nuovi.

Mille anni dall’ombra live @ Liga Rock Park https://www.youtube.com/watch?v=nBXKrd7yoc8

Riuscire a creare un prodotto come Uno è stato possibile grazie al duro lavoro al Kick Recording Studio, durato più di cinque mesi, e ai saggi consigli di Marco Mastrobuono e Matteo Gabbianelli (Kutso) che hanno saputo indirizzare la band verso le scelte migliori. Il processo creativo che la porta a scrivere i brani è ormai rodato e consiste nello sviluppare una melodia che sappia trasmettere sensazioni all’ascoltatore, arrangiandola con la massima creatività e poi trasferendo il prodotto al test più importante: quello del pubblico. Esso è infatti il giudice più prestigioso e non esiste riconoscimento migliore di un gruppo di persone che canti le tue canzoni con te e riesca a condividerne i sentimenti trainanti.
Essere creativi, in fondo, significa proprio questo.

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Tracklist

1. Taci, Miserabile!

2. Società

3. Ma Siamo In Italia

4. Sono un Pagliaccio

5. Mille Anni Dall’Ombra

6. Strada Per Il Paradiso

7. Falso Alternativo

8. E’ Una Fotografia

9. Verdiana

10. Hey Don’t Forget Me

Tour (in costante aggiornamento)

22/12/2016 @ Status Pub, Bracciano (RM)

14/01/2017 @ Outlaw Club, Bracciano (RM)

20/01/2017 @ Itineris pub, Civita Castellana (VT)

10/02/2017 @ Casa di Emme, Bassano Romano (RM)

12/02/2017 @ Locanda Blues, Roma

Biografia – I Dei Degli Olimpo sono una rock band laziale nata fra i banchi del liceo nel 2010 dall’amicizia di cinque ragazzi e dal loro amore per la musica. Formatosi per gioco, il gruppo deve il proprio curioso nome a una gaffe fatta durante le riprese di un video che diventò presto virale durante gli anni del liceo. Dalle prime esperienze live alle feste scolastiche, la band inizia a farsi spazio fra la realtà musicale del Lazio, proponendo brani inediti e finendo con il registrare un primo EP alla Cattedrale dei Suoni di Luca Bellanova, successivamente presentato con un mega concerto al CrossRoads, celebre live club appena fuori Roma. Al termine delle registrazioni la band compie anche la prima esperienza all’estero, suonando alla “Fête de la Musique” di Parigi.

Durante questo periodo hanno il piacere di aprire il concerto di Gianmarco Dottori, noto cantautore romano semifinalista del programma televisivo “The Voice”, e dei Kutso, grazie ai quali vengono a conoscenza dello studio di registrazione del frontman Matteo Gabbianelli. Decidono quindi di registrare il primo CD “Uno”, curato da Marco Mastrobuono e dallo stesso Gabbianelli. Le sessioni comprendono il periodo tra ottobre 2015 e febbraio 2016.

Della scorsa estate la partecipazione al contest Liga Rock Park, vincendo così l’apertura a Luciano Ligabue al Parco di Monza il 25 settembre 2016, davanti ad 80.000 persone. L’esperienza con il rocker di Correggio risulta per la band una tappa fondamentale per la presa di coscienza dei propri mezzi, un evento dal quale sono scaturite altre opportunità fantastiche, come essere invitati al Maker Faire di Roma.

Contatti

https://www.facebook.com/ideidegliolimpo

Press Media Office

www.facebook.com/BlobAgency

Revolution Number 9 – “Pulling The Trigger”

In artisti, band, blog, dischi, emergenti, indie-rock, italia, promozione emergenti, recensioni, rock, roma, streaming on aprile 17, 2013 at 9:08 am

A cura di Angela Mingoni

I “Revolution number 9” ci hanno visto davvero lungo, scegliendo di citare, attraverso il loro nome, un brano della  più grande  gruppo inglese ( e non solo) di tutti i tempi, tali The Beatles. Oltre la forma, tantissimi contenuti.

Il loro stile è tipicamente retrò, di quelli che ti catapultano sul serio indietro nel tempo e ti fanno per un attimo pensare di essere inciampati in chissà quale saga multimediale…… Sono indie-rock nel sangue e nello spirito, ma con un’identità ben definita che non li fa sembrare dei modaioli/opportunisti del momento. Non amano l’imperfezione; almeno che non sia frutto di naturalezza. 

Ottima pronuncia, songwriting di classe e la cosa fondamentale è che si riesce ad apprezzare ogni singola nota di questo ottimo lavoro, dopo il buon debut  “Standing in your city” di qualche anno precedente all’ultimo “Pulling the trigger.

Veniamo all’ EP.

Si inizia con una vera sferzata di energia; “Nothing wrong, che esplode in tutto il suo splendore e ti incendia subito. Ti coinvolge e ti avvolge con il basso che fa sentire la sua voce calda e il synth, con quel suo suono scanzonato che riproduce echi di lontana indeterminatezza. “Pulling the triggler”, la title-track, non delude affatto le ottimistiche aspettative. Anzi…Il coro delle chitarre ruggenti qui fa da padrona. Tutti gli strumenti si compenetrano bene, e a delle basi perfette si aggiunge una voce sempre graffiante e “sporca” al punto giusto! Il sintetizzatore, si sa, è una diavoleria della tecnica ( e della storia!) ma funziona; anche perchè da queste parti sembra sia stato saggiamente settato per andare verso il passato e non verso il piu’ freddo futuro; aggiunge, insomma, un tocco dimodernità vintage(!?!) allo stile palesemente british dei Revolution number 9 ed effettivamente fa capolino un po’ in tutti i pezzi. In “You know you are mine” ha un ruolo preponderante che allontana la band dal paragone, fin troppo scontato, con gli Oasis.

Le atmosfere dell’ep sono sempre frizzanti, non c’è tempo per annoiarsi; si può solo lasciarsi trasportare da ogni singola nota con estrema naturalezza. Devono aver suonato abbastanza in giro i Revolution Number 9, questo mi vien da pensare…

Forse l’intenso tessuto musicale, proprio perchè cosi intenso, mette un po’ da parte il piano testuale del disco, che, ad un primo approccio, sembra più semplice ed immediato rispetto al suonato. Ma l’ascoltatore attento non si lascerà intimidire da questa mia asserzione e continuerà a cercare le sfumature della band, restando deliziato da ciò che sente.

I wanna be somebody else” chiude il lavoro del gruppo romano, così come era iniziato; una scarica di adrenalina che ti invade il corpo, tanto che ne vorresti ancora! (in pratica, sesso…)

Davvero, si … in Italia ci vorrebbero più gruppi così, persone determinate che curano ogni dettaglio.Tutto è pensato nei minimi particolari; questo è un ottimo Ep, che non pretende di piacere a tutti, ma che sono sicura….piacerà e piacerà in modo particolare ai detrattori del piu’ sfrenato “made in Italy“.

Da non perdere.

https://www.facebook.com/revolutionnumber9

http://www.youtube.com/user/RevolutionNumber9TV

DISPO/Barberos – You Vs Us / Us Vs You

In arte, artisti, autore, band, blog, dischi, emergenti, fusion, hard-rock, italia, math-rock, musica, progressive, promozione emergenti, psichedelia, recensioni, rock, roma, Uncategorized on marzo 18, 2013 at 9:40 am

A cura di Microbass

Prendiamo una pallina musicale. Appoggiamola su una cartina geografica dell’Europa. Applichiamo un dispositivo per il lancio obliquo di una sferetta. Inseriamo i dati e le coordinate. Diamo corrente ed aspettiamo che il tempo e lo spazio disegnano una iperbole sonora vibrante da Roma in UK

Otterremo, dopo un solo attimo di sperimentazione bene organizzata, un doppio specchio che riesce a far convergere le formule sonore di due realtà musicali, Dispo ( di Roma ) e Barberos ( di Liverpool ), in un solo ed unico riflesso di vinile nero, You vs Us – Us vs You”, equamente splittate nelle facciate A & B. Rigorosamente una a testa, senza miscelarsi, senza unirsi, senza sovrapporsi.

Le tre batterie, le tre chitarre, il gruppo di synth e tutti gli altri strumenti qui utilizzati, riescono ad elaborare strutture algebriche di “math rock” caratterizzate da strutture ritmiche complesse ed insolite, sonorità esterne agli schemi tradizionali, da dissonanze armoniche e da una smisurata sperimentazione tecnica : la ritmica viene suddivisa e sezionata in maniera asimmetrica e complessa.

La musica, in questo modo, assume le fattezze di una enorme matrice numerica dentro la quale DISPO/Barberos si ridefiniscono come mediatori matematici che riscrivono, sul pentagramma, le formule algebriche per manipolare, fondere e sincopare le basi del rock, del progressive, dell’experimental, del punk e dell’heavy. E tutta questa miscela, comunque, in dosi rigorosamente predeterminate. La matematica, anche in questo caso quindi, passa da 4/4 ai 7/8, E poi, dagli 11/8 ai 13/8. L’iperbole musicale, appunto, si caratterizza con un’aggressività energica piena di drastici cambiamenti di “tempi” e di “strutture” : le sezioni angolate delle chitarre e dei synth, unitamente alle rigide sintassi delle sezioni ritmiche rappresentate dal basso & batteria, caratterizzano tutti ( e sottolineo tutti ) i brani dinamizzati dalle chiavi di start/stop immediati del tipico sound math-rock.

La facciata A : tre brani DISPO con tre chitarre, basso e batteria a tempi dispari. Sembrano casuali, messi lì per un puro caso, senza alcun nesso intenzionale. Ma, ad un ascolto più approfondito, ci si rende conto che la miriade di riffs si vanno ad intersecare con le numerose sezioni prog volutamente svolazzanti di tenue psichedelia. Ancora una volta, un rigoroso calcolo algebrico con la soluzione matematica esatta, precisa e unica è presente nella tracklist Roberto Trilli, Cooling Coils e Nerds Attaches. Lo zero non è contemplato.

La facciata B : due batterie ed un synth , comandati dal trio inglese Barberos, per due brani di chiaro sapore psichedelico e fusion, Buffalo Biffle e In The Mouth Of Madness. Le strutture jazzed ed i richiami tribali del primo, gli 11 minuti del viaggio sonoro che induce una sorta di trance metafisica nel secondo, creano continuamente una scena di sogno liquido da ascoltare ad occhi chiusi.

E’ un lavoro double-side, questo dei DISPO / Barberos, che induce la nostra mente sonora a costruire immagini multiple. Da inseguire rigorosamente con gli occhi della mente sonora. Ed il non farlo, sarebbe un grave errore. Come quello di avere un mondo senza musica.

Microbass

https://www.facebook.com/maledettidispo

https://twitter.com/maledettiDISPO

 

Hot Dog: dopo “Death and Glory”, torna la band capitolina con il piacevole “Enemies”

In bologna, emergenti, italia, musica, recensioni, rock, roma on novembre 21, 2012 at 10:04 am

Sin da quando ho memoria la musica fa parte dei miei ricordi. Mi ha sempre evocato delle immagini. Quando, per la prima volta, collegate le cuffie al computer, ho ascoltato “My Generation” degli Hot Dog mi sono ritrovato più giovane di dieci anni; …esattamente mi ritrovo catapultato tra la fine delle scuole medie e l’inizio del liceo. Gli Hot Dog sono quattro ragazzi romani che dotati di passione e buona volontà sono riusciti a pubblicare “Death & Glory”, il primo album, l’ottobre scorso (dal quale sono tratti tutti e tre i brani disponibili in streaming sulla loro pagina facebook, e sul loro sito ufficiale http://hotdogband.yolasite.com/ ne è disponibile il download completo) . La band sta per uscire con il secondo disco, “Enemies” , previsto nel gennaio 2013 con Agoge Records, etichetta indipendente capitolina che sta sfornando varie band di un certo livello. Le sonorità di queste tracce mi hanno riportato in un adolescenza molto ben definitia: 12/14 anni ,Torino, si sentiva l’ House, la Techno, con i dj Gabri Ponte e Molinaro in testa, oppure si cercava di essere più innovativi e ribelli e allora si girava per le grandi catene di dischi il sabato pomeriggio alla ricerca di un gruppo punk rock….che tempi… Ovviamente non doveva eravamo troppo estremi…., gusti ancora troppo acerbi e i testi nemmeno li leggevamo….ed ecco arrivare a tredici anni, con la testa verso l’esame e il cuore per la più bella della classe, i dischi,(dopo oltre all’ormai storico “Enema of the State” dei Blink 182, “Americana” e “Conspirancy of One” degli Offspring, Does it look infected? dei Sum 41 o quelli di Simple Plan e Green Day. Insomma, il meglio del pop punk dell’epoca d’oro. Ed è proprio questa la categoria in cui rientrano brani come “Mine for a Night” e “Personal Disaster” dei romani Hot Dog. Un punk melodico che si allontana dalla componente “classica” del genere evitando urlati, intermezzi noise e distorsioni estreme, ma che infila nella costruzione della canzone sapori e soli simili a quelli del punk rock di mia formazione .. “My Generation” è il pezzo più accattivante: un brano critico, introdotto da una trombetta insolente, ha un’andatura saltellante, presenta un cantato che ricorda quello dei Gogol Bordello, singhiozzante e piatto, spezzato dal ritornello energico e dal successivo assolo. Un punk curato che risente di una buona produzione, particolarmente curato in alcune sue rifiniture, e quindi pop appunto, molto diverso da quello di gruppi storici italiani, come i CCCP, che facevano del DIY un modo di essere e di fare musica,; erano altri tempi…erano altri ambienti,,,,, Il lavoro degli Hot Dog è piacevole e spensierato, e se anche se non di grande innovazione (fatemi un nome negli ultimi dieci anni o’ signori della corte….), sarà una s bella sorpresa poterli ascoltare live! Provare per credere.    Cione

http://www.facebook.com/pages/Hot-Dog-Delicious-Punk/243243865709408

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