il Taccuino

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Obliquità, primo video degli Hikobusha estratto dal nuovo album “Disordini”

In Uncategorized on novembre 18, 2014 at 10:17 am

Hikobusha – “Disordini”

Terzo album ufficiale della band rock wave lombarda, pubblicato il 15 novembre 2014 per Seahorse Recordings in collaborazione con MFA Prod. Undici brani suggestivi che vedono la partecipazione di ospiti sia internazionali come Hugo Race (The Wreckery, Nick Cave and The Bad Seeds), sia emergenti come le cantautrici Cinzia Mai e Monica Postiglione.

Etichetta: Seahorse Recordings; Distribuzione digitale: The Orchard/Audioglobe; Distribuzione fisica: Audioglobe; Editore: New Model Label

Soundcloud: https://soundcloud.com/hikobusha-official

ReverbNation :http://www.reverbnation.com/hikobusha

YouTube : http://www.youtube.com/user/hikobusha

Pubblicato da Seahorse Recordings in collaborazione con MFA Prod., in distribuzione Audioglobe in tutti i negozi di dischi e su iTunes e altre piattaforme di download digitale (The Orchard Ed.), ecco a voi “Disordini”, il terzo album degli Hikobusha: undici tracce inedite (compresa la cover “Baby Play Dead” del combo australiano The Wreckery, in cui ha militato Hugo Race, membro dei Bad Seeds di Nick Cave e che qui collabora al brano in veste di chitarrista), che frullano spezzoni di pellicole italiane d’antan e brani di interviste a Italo Calvino e Alberto Manzi, sovrapposti ai versi del poeta statunitense Gil Scott Heron… un calderone di suggestioni senza apparente logica, attraversate dal cantato/recitato di Gammon e di cantautrici emergenti, come Cinzia Mai e Monica Postiglione, che contrastano col minimalismo della grafica del disco, realizzata dall’illustratore Gianfranco Enrietto (già noto per la sua collaborazione con i Calibro 35). Il primo singolo estratto dalla tracklist è “Obliquità”: il video è affidato al regista Mattia Molinari, giovane ed eclettico film maker che ha collaborato alla realizzazione di clip con Francesco Sarcina (Le Vibrazioni), Luca Carboni, Nina Zilli, Tiziano Ferro, Club Dogo e molti altri artisti italiani.

Tracklist

1- Obliquità

2- La Ferita Perfetta

3- Spazi Vuoti

4- Magica Nera Preghiera (Linoleum)

5- Rivoluzione Televisione

6- Carnaval!

7- Il Meraviglioso Ragazzo Invisibile

8- Vieni Mio Mostro

9- Diventare Deserto

10- Disordine

11- Baby Play Dead (bonus track)

Obliquità, opening-track del disco, è stato scelto come primo singolo che meglio rappresenta l’evoluzione della band, prossima a tagliare il traguardo del decennio di attività. Nel brano e nel video è presente il “featuring” di Monica p., che duetta con Gammon su un accompagnamento di solido rock autoriale, scuro e sensuale. Le riprese sono state effettuate in una vecchia villa padronale abbandonata e amplificano l’atmosfera di decadenza e raffinatezza tanto amata dal quartetto lombardo.

Guarda il videoclip di “Obliquità”

Biografia

Hikobusha è la storpiatura di una parola giapponese (hibakusha), che ricorre nei libri di Kenzaburo Öe. Significa pressappoco “sopravvissuto” ed è stata coniata nel secondo dopoguerra per riferirsi ai superstiti del disastro di Hiroshima e Nagasaki. Dalle rovine del dopobomba orientale alla provincia industriale lombarda, da cui provenie la band, il passo è meno lungo di quanto si pensi. Hikobusha nasce nel 2005. Inizia a frullare un misto di rock wave e indie, con spruzzate di elettronica e campionamenti, accostati ad un cantato in italiano e da testi in bilico tra disincanto e critica sociale, stemperati da una vena ironica ed autocompiacente che tenta di portare il cantautorato classico verso lidi inesplorati: suoni troppo raffinati e furbi per essere accolti dal pubblico dei “duri e puri”, troppo cerebrali e complessi per gli amanti del disimpegno. Una band in anticipo sui tempi e in ritardo sulle mode (o viceversa, se preferite). Tra il 2006 e il 2008, Hikobusha si affaccia sul meraviglioso (?) Mondo della scena musicale indipendente nostrana con due EP e la partecipazione ad eventi e rassegne che includono nomi di spicco nel campo della musica alternativa italiana d’autore. Nel 2009 esce l’album di debutto “Dinosauri”, che ha potuto contare sulla produzione artistica di Giovanni Cleis (sound engeneer e fondatore dello storico gruppo elettro-noise svizzero Table) e la collaborazione di Jean Marc Tigani (Fabrizio De Andrè, Antonella Ruggero, Soerba). Il video del singolo “Libero Arbitrio” viene premiato al “Venice Airport Festival”, in occassione del quale parte il tour promozionale del disco, che tocca i più noti club del nord italia. Nell’estate 2010 esce un EP che raccoglie alcuni remixes di “Dinosauri”, affidati a dj, produttori, musicisti, collaboratori ed amici. Hikobusha decide quindi di iniziare la stesura di nuovi brani e la composizione di un nuovo disco: il produttore artistico è Paolo Nuas, chitarrista della storica formazione punk rock milanese Punkreas. Sotto la sua guida, il sound di Hikobusha conosce l’ennesima evoluzione, puntando a coniugare l’immediatezza degli arrangiamenti con la ricercatezza dei testi e delle atmosfere, in un connubio tra new wave, elettronica, post-punk e cantautorato italiano. Il titolo del nuovo lavoro (in uscita nel 2012) è “Discoregime”: undici brani che inscenano un affresco sociale convulso e tragi-comico: da Giorgio Gaber ai Sex Pistols (temerariamente accostati in una cover dell’autore del teatro-canzone, che sfocia in un finale-tributo ad “Anarchy In The Uk”…), con testi ispirati da Pasolini e dallo scrittore Raul Montanari, coautore del brano “Il Male”. La copertina del cd è affidata all’artista Erique Lacorbeille (Sourmilk, Pop Is Dead) un’artista poliedrica, che si occupa di fotografia, arte digitale, musica e grafica. L’artwork del libretto interno invece viene commissionato al fotografo Roberto Venegoni. La compagnia teatrale milanese Radicetimbrica offre la propria collaborazione alla realizzazione del videoclip previsto per il primo singolo, dal titolo “Cappiolavoro”. Nel corso del 2013, la band si dedica alla promozione del disco e ad un reimpasto nella scelta dei suoni e dei collaboratori al progetto. A fine 2014, è pronto per la stampa il terzo album ufficiale della band, chiamato: “Disordini”.

Hikobusha are:

Davide Gammon: Voce, Tastiere, Programming.

Paolo Zangara: Basso Elettrico, Chitarre Acustiche ed elettriche, Voce.

Stefano Maurizio: Chitarra Elettrica.

Gianmario Jama Ferrario: Synt, Chitarre acustiche ed elettriche, Voce

Next Gigs

22 novembre 2014 @ Sur Le Sofà, Castiglione Olona (VA) (Presentazione ufficiale “Disordini”)

5 dicembre 2014 @ Circolone, Legnano (MI) (+ Pan Del Diavolo)

Recensioni

Losthighways // (gennaio 2010)

Hikobusha scrive canzoni psicotiche e lucidissime, dure, consanguinee di certa stampa che osa la verità, maldicenti, scomode, tossiche, colte, riconoscenti alle proprie fonti, capaci d’altro e di osarlo. La danza delle ossa, normalità?, Dinosauro, il sapore del sangue, portami via: canzoni dal sobborgo del nostro costato, rettili e impavide, striscianti, sopravvissute: arrivano, e una volta giunte a destinazione mettono radici. Un disco cui porgere il fianco: non tutte le ferite finiscono per nuocere.

[R.Molteni]

Sentire&Ascoltare // (gennaio 2010)

Hikobusha, ovvero vivere con la morte dentro. Soprattutto dalle parti di Hiroshima e Nagasaki.

Una new wave patternizzata trip-hop che aspira evidentemente a conquistare lo spessore autoriale di

Certa tradizione autoctona. Uno scenario decadente e conflittuale come non se ne sentivano da un pezzo, figlio di ruvidezze oscure à la portishead e di una mute records ante litteram, dei depeche mode e dei la crus. Da quest’ultimi i nostri ereditano approccio serioso e aspirazioni colte, col pallino di aggiornarle di qualche anno e di farle star dentro ai canoni di un rock che non disdegna la chitarra elettrica. Le cose migliori si ascoltano quando a prendere il sopravvento sono la canzone d’autore (terra di risa e sgomento) e il trip hop (libero arbitrio), mondi piacevolmente e inaspettatamente confinanti tra cui la new wave fa un po’ da collante.

[F.Zampighi]

Rockit // (luglio 2009)

Il mood è incostante e sa di elettronica asciutta, new wave raffinata ed eclettismo, buio profondo joydivisioniano in “dinosauro” e saluti e baci ai diaframma come ispirazione e faro; il lavoro scivola fluido e denso lungo minuti di accordi soffici e ricercatezza, “portami via” oscilla tra capitoli di “ko de mondo”, indubbi riferimenti a ferretti nell’umore e nell’uso sinfonico della lingua, figure retoriche s’aggrappano a visioni en plein air crepuscolari, mai in tinte pastello. “dinosauri” è un frutto, coltivato e cresciuto con l’attenzione necessaria, da una fioritura di pensieri amari e umani, la polpa è melodica e il succo piacevole, un’uscita seducente.

[M.Difiore]

Blow up magazine // (settembre 2006)

La qualità ha un cuore italiano. Il dub-hop à la utley che apre “libero arbitrio” è un cameo ibernato e disgelato alle soglie dell’elettrorock attuale: in “land of laughing & dismay” e nel pezzo che dà il nome alla band si respira buio late-gahan, claustrofobia tornata in auge si scosta nel rap spanato di “portami via”, un anticipo di aria condizionata artificiale arriva dritta dal prossimo revival 2007.”

[E.Veronese]

Beautiful freaks // (autunno 2006)

Davide Gammon è una vecchia conoscenza di BF.

Adesso il nostro è impegnato con gli Hikobusha in un interessante esperimento di unione tra atmosfere legate al rock alternativo, al jazz, al trip hop e accompagnate dall’utilizzo di campionamenti di vario genere. Il risultato è complessivamente positivo e la definizione proposta dagli autori di trip-rock può in parte rendere l’idea della musica prodotta dal gruppo. A farla da padrone è sempre il riuscito intreccio di un rock molto più elettronico che in passato e i testi, di stampo cantautoriale. Un lavoro sicuramente positivo condito soprattutto da una notevole e apprezzabile dose di personalità.

[A.P.]

Blackout69 // (dicembre 2005)

Sappiatelo, si tratta di un disco complesso: le sonorità sono accattivanti, gli Hikobusha pescano a piene mani dal trip hop ma lo sporcano di chitarre distorte, la voce è vellutata e spesso assume toni da crooner. Gli arrangiamenti sono complessi, ricchi, l’avrò ascoltato trenta volte, e ancora noto particolari nuovi. Il paragone coi Portishead viene dopo dieci secondi di ascolto (d’altronde loro li citano tra le maggiori influenze), ma ciò non toglie che il demo degli Hikobusha mantenga una sua originalità.

[Doghead]

Hikobusha: trio funambolico dai suoni chitarristici che ti massaggiano il cuore… insomma, una morte interiore che riesce a farti sentire vivo come poche altre cose…. Che ddddire?! Imperdibili”.

[testo tratto dal forum di Rockit]

Foto band

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La “80’s Nostalgia” dei marchigiani Coldwave

In artisti, band, blog, dischi, elettronica, emergenti, indie-rock, italia, musica, recensioni, rock, streaming, Uncategorized, uscite discografiche on gennaio 11, 2014 at 12:13 pm

La band anconetana Coldwave

A cura di Davide Vittori

Ascoltando questo, una parola ed un numero martellano la mia testa: Joy Division e ‘80I Joy Division infatti sono chiaramente la prima risorsa e ispirazione per i Coldwave, band promettente di Ancona.

Enrico Bartolini regala ritmiche e dinamiche semplici, ma molto bene studiate. Le linee di basso di Lucio Cristino sono davvero avvolgenti e accattivanti e, soprattutto, fanno da pilastro portante a tutte e quattro le canzoni che compongono l’ep, uscito nel 2013 e registrato tra Ancona e Pistoia. Il Synth e le chitarre poi, ottimamente suonate da Cristiano Poli, creano la giusta atmosfera cupa, caratteristica fondamentale del Post-Punk/New Wave. La voce di Matteo Schipsi contribuisce a dare profondità, intensità e mistero a tutto il lavoro. Verrebbe da dire che non tutto degli anni ’80 è da buttare, come peraltro sostengono in molti, anzi è proprio questa matrice dark, che ci ha regalato alcune tra le perle migliori. I Coldwave lo sanno perfettamente e riescono persino a dare un pizzico di modernità a questo genere, spesso sottovalutato. L’unica pecca è che sono solo quattro pezzi e da ascoltatore, insomma, avrei voluto il prolungarsi di questa magia, ma comunque va bene così!

L'ep dei Coldwave, uscito nel 2013

Take It Or Leave It” e “Life Changes” sono molto simili. La prima è più dritta e quadrata, grazie ai vari riff di chitarra e al tempo di batteria con charleston e rullante in salsa disco. La seconda inizia con un riff incalzante di basso e cresce di dinamica e atmosfera sull’onda di un bellissimo arpeggio di chitarra e di un perfetto tappeto ad opera del synth. Epica e imponente è “If You Turn To Look”, riferendomi soprattutto al ritornello, nel quale la voce si fa più convincente e dove il synth, ancora una volta, apre tantissimo.

“Silly Couch” è infine la più oscura, quasi funebre, in cui mi è stato facile immaginare il suono del lento incedere dei passi di chi, avvolto da una fitta nebbia, accompagna un proprio caro nel suo ultimo viaggio (detta così non sembra un complimento, ma fidatevi lo è eccome…). Insomma davvero grande musica, quella che oggi mi è passata nelle orecchie.

Sento di potermi sbilanciare dicendo che i Coldwave si meritano un bel 7 in pagella, in attesa di potermi allargare ancora di più col prossimo disco!

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