il Taccuino

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Daphne Cronica: Autoproduzione contro le Rockstar Lobbies!

In artisti, band, blog, dischi, emergenti, italia, musica, promozione emergenti, recensioni, rock, rockstars, Uncategorized on marzo 27, 2013 at 11:56 am

A cura di Eschi Mese

Bordate caustiche di suono, acido puro, frazioni di calma apparente ed successive esplosioni di potenza: tutto questo è Daphne Cronica.

Il quartetto teatino, in attività dal 2002,dopo l’uscita di “Distributore di colpe”(DeambulaRecords) ha dato alla luce il terzo album, “Anti Rockstar Lobby”, autoprodotto con la partecipazione di Marco Ricci, totalmente ascoltabile sul loro canale YouTube http://www.youtube.com/user/DaphneCronica?feature=watch e su You Turn

Anti Rockstar” è un disco potente, privo di compromessi, alterna momenti di grande aggressività di suoni compressi e compatti ravvisabili in brani come “Trasmissione Grida”, “Perle di Pane”, “Rimmel Disco”, e momenti in cui la dolcezza e la profondità vengono a galla nella splendida “Volpe Leggera”, in “Sun” e “Dark in my home”. Il brano su cui il quartetto ha deciso di puntare, estraendone il video è “New York”, unico giro circolare ed ipnotico di chitarra che sfocia in urla e distorsione, il tutto sintetizzato in appena 2 minuti e 20 secondi.

http://it-it.facebook.com/pages/Daphne-Cronica/82621741233

I “Daphne Cronica” sono: Loris Recanatese(voce e chitarra), Luca Panara (basso), Roberto Ciommo (batteria) e Axel Di Lorenzo (chitarra). Il lungo corso dei 4 ha permesso un’ evoluzione ravvisabile nel corso dei loro lavori: da un rock di marcata influenza 90’s, ad uno stile più vario, più aperto, lasciando maggior spazio all’anima pop che comunque ha sempre caratterizzato i brani. Inoltre vantano una lunghissima e sapiente esperienza live che negli anni ha permesso loro di dividere palchi con artisti del calibro di “Giorgio Canali”, “Fratelli Calafuria”, “Umberto Palazzo e Il santo niente”, “Management del dolore post operatorio”.

Attualmente i 4 sono impegnati nella scrittura e nella pre produzione di un nuovo lavoro, probabilmente solcando nuovamente le vie dell’ autoproduzione; Rock in prima linea, Anti Rockstar Lobby!!!

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Ivan Mihaljevic & Side Effects – Il Viaggio Virtuoso

In artisti, autore, band, blog, croazia, dischi, emergenti, hard-rock, italia, metal, promozione emergenti, recensioni, rock, rockstars, streaming on marzo 11, 2013 at 5:10 pm

A cura di Roberto Ivaldi

Chi ama fare musica sa sicuramente quanto sia difficile e affascinante iniziare questo percorso. Ancora più complesso è proseguire ed evolversi, sperimentando in prima persona questo complesso e allo stesso tempo magico mondo. Ma di fronte al talento puro non c’è viaggio che non possa essere affrontato.  

Un viaggio lungo, che parte da lontano. Ivan Mihaljevic nasce a Zagabria il 16 Agosto 1986, e fin da piccolo si mostra interessato alla musica. Ad appena 14 anni si iscrive presso la prestigiosa Rock Academy per frequentare un corso di chitarra. Il duro studio delle sei corde lo porta presto a suonare in numerosi gruppi locali, fino a formare la sua prima band, chiamata Forsaken, con la quale ha l’occasione di esibirsi live e di produrre alcune demo. Terminati gli studi alla Rock Academy, Ivan frequenta corsi di teoria musicale, canto e pianoforte presso la High School for Jazz and Popular Music. Il suo talento emerge con tale rapidità che nell’estate del 2005 a soli 18 anni si esibisce al Wacken Open Air in Germania, al fianco di una delle maggiori band croate, gli Hard Time. Sul palco si alternano gruppi come Nightwish, Machine Head, Dragonforce, Apocalyptica, Hammerfall e Accept.Ingaggiato inizialmente come sostituto, Ivan suscita da subito un notevole successo di critica e pubblico che gli permette di entrare definitivamente della band. Una collaborazione vincente che vedrà gli Hard Time esibirsi su numerosi palchi al fianco di icone Rock e Metal del calibro di Paul Gilbert, The Cult, The Scorpions. Seguiranno anche un DVD dei migliori momenti live e 2 videoclips. Nel Novembre del 2007 arriva un grande tour europeo per gli Hard Time, che riscuotono notevole consenso. Nel 2008 esce il lavoro “Live in Jabuka”. Nell’Agosto del 2008 Ivan da il via alla sua carriera solista pubblicando il suo primo albumSandcastle”. 

I 14 brani contenuti nel disco sono legati da un filo molto sottile: lo shred, inteso come virtuosismo esecutivo, è infatti l’unico punto comune tra i brani, che altrimenti risultano molto diversi tra loro. Troviamo qui diversi brani strumentali, a partire dalla title track “Sandcastle”, e “Bulldozer”, che esprimono tutte un alto potenziale tecnico e di grande impatto. “Cascading Mirrors” impressiona con un’atmosfera densa di stile, “Spring” ci fa assaporare con un buon arrangiamento la “Primavera” di Antonio Vivaldi. “Hi-tech Orient” sperimenta suoni ed effetti con un risultato interessante. “Macedonian War Song” è una spettacolare cavalcata ritmica di alterne intensità.

Per quanto riguarda i pezzi cantati, “Questions in My Mind” (divisa in 2 parti) offre un’alta concentrazione di espressione artistica, come “Empathy”, forte di una struttura melodica molto accattivante. “Friend” è la classica sad ballad, colpisce emotivamente. L’ultima traccia, “Raindrops”, è un elegante lavoro acustico che attraversa le sfumature di pianoforte e chitarra. Un lavoro che prende le distanze da etichette di genere musicale,non è assolutamente il solito progetto rock o metal. L’improvvisazione è sicuramente di alto livello ma non si sente una forte componente di innovazione, forse più per la mancanza di idee ben delineate piuttosto che per una scelta artistica. La produzione non sembra essere di grandissimo livello, ma di certo è un debut album molto valido. Nel frattempo, dopo avere ottenuto un successo incredibile (l’album va esaurito a soli due mesi dalla pubblicazione) Ivan Mihaljevic prosegue il suo percorso artistico, che lo porta a numerose apparizioni televisive live, tra cui un altro tour europeo con gli Hard Time nel 2008 e l’apertura del concerto a Zagabria di Paul Gilbert nell’Ottobre dello stesso anno. A metà Novembre parte per gli Stati Uniti, dove oltre a partecipare allo stage di Times Square a New York con il grande Les Paul, Ivan si prepara a collaborare per l’atteso album di debutto di John DennerIs This Thing on?”.

Il 2009 si rivela un anno prolifico per Mihaljevic, che arriva alle finali online del mitico contest “Guitar Idol”, stabilendo un record di votazioni da parte del pubblico, entusiasta per le sue performances. Continua con grandi risultati il sodalizio con gli Hard Time, per l’uscita di un live album e di un progetto in studio. Ancora tante esibizioni e partecipazioni con passaggi in tv e radio, con interviste web e per magazines. Il 2010 vede Ivan impegnato come produttore per varie band nazionali ed internazionali e come insegnante di chitarra in Clinics e Masterclass sia on stage che online. Inoltre prosegue il lavoro che lo porterà a incidere il secondo album. Vince il premio “Best Shredder 2010” per il suo pezzo “Time Travel” e si classifica al primo posto del “Laurentum Sms 2010” per i testi di alcuni suoi brani. Lavora anche per “Croatia’s got Talent”.

Esce finalmente l’attesissimo “Destination Unknown”, realizzato insieme al batterista Alen Frljak e al bassista Maikl Jagunic che si alternerà con Marko Karacic , ovvero i Side Effects che diventerà la formazione ufficiale della band (da qui il nuovo nome Ivan Mihaljevic & Side Effects). Importante la collaborazione di artisti come Marko Osmanovic, Brett Garsed, Phil Hilborne e molti altri. Questo album conferma il talento di Ivan Mihaljevic, supportato da artisti di grande livello. L’album contiene 11 pezzi, a partire da “Instant Star”, che ha un passo energico e di facile ascolto. “The Curse” ha un sound acustico pregevole intervallato da melodiche più aggressive. “Post- apocalyptic images” offre uno scenario poetico, accompagnato da un pianoforte molto intenso.“Shadows” assume i contorni di una ballad britannica, un pezzo che brilla per l’espressione vocale teatrale di Ivan. Bellissima “Your Plane Flew Away”, cantata da Osmanovic. Dal punto di vista vocale risaltano soprattutto le qualità interpretative di Marko Osmanovic. Doti che Mihaljevic non sempre mette in mostra in questo album, risultando in certi casi poco comunicativo. Pezzo arrangiato in modo sublime. Anche qui troviamo pezzi strumentali, come “Choosh Pies”, dove la fantasia prende il sopravvento e la voce diventa un vero e proprio strumento che si intreccia a virtuosismi solisti di altissimo livello. “Dreamscapes” ha un’anima profondamente metal, tecnicamente impeccabile. “The Pirate Song” è improvvisazione allo stato puro, con legature ben calibrate e sofisticate. “Sorry” (I) è un pezzo intimo, che scava nel profondo. Capolavoro di sensazioni. Il livello compositivo e interpretativo eccelle, ma conserva un equilibrio maggiore rispetto al precedente lavoro, che aveva tematiche molto più estrose.

In “Destination Unknown” le forme sono decisamente lineari, in stile hard’n’heavy, con passaggi molto melodici. La produzione è certamente ottimale, e gli arrangiamenti delle sezioni musicali sono curatissime. Il concept dal punto di vista dell’ espressione artistica non stupisce per creatività, pur restando un lavoro molto buono. Nel biennio 2011/2012 Ivan Mihaljevic & Side Effects ricevono molta visibilità. Infatti l’album “Destination Unknown” viene eletto “album del mese” dalla prestigiosa rivista “Guitar Techniques”. In seguito vengono inseriti nella soundtrack “Rockstar Wrestling”, uscita negli USA. Le numerose esibizioni coincidono con il lavoro in studio per creare un nuovo album.

Nel Giugno 2012 hanno l’onore di esibirsi allo stage dell’ Heineken Jammin’ Festival, vincitori tra oltre 7000 band. Sono anche finalisti online al contest del Download Festival, e vincono il primo round della Metal Battle in Belgio. Vincono il prestigioso award Ritmi Globali Europei 2012 di Treviso. Il 21 Dicembre 2012 esce il terzo album della band: “Counterclockwise”, che segna un’evoluzione notevole. I 9 brani contenuti in questo lavoro hanno tutti la caratteristica di alternare la potenza a melodie molto più romantiche, con fraseggi solisti di alto livello e finezze che dimostrano ancora una volta la qualità artistica di questa band. Breve e acustica apertura con la delicata “Too Much Is Not Enough”, mentre “Build Your Destiny” e “What is Underneath” sono una sapiente combinazione di riffs eleganti e corposi, dove non mancano i solismi tecnici impeccabili. “Driving Force” è un contenitore di suoni inusuali e sopraffini. “Gilded Cage” è una preziosa ballad che racchiude tutte le straordinarie capacità di questo trio. L’ esplosione a tratti gentile di “Gift of Life” scuote con magistrale incisività. La strumentale “Time Travel” è una sequenza dinamica di emozioni da ascoltare in cuffia per non perdere neanche una nota. “Eclipse”, che si avvale di una elegante e strutturata composizione in chiave classica, è un’opera d’arte. Essenza allo stato puro e tecnica in stile progressive con uno shred fantasticamente eseguito. Alchimia spettacolare. Si chiude con la sofisticata atmosfera di“I Am” . Ivan Mihaljevic usa la voce in modo molto convincente, dando vita a passaggi esaltanti in tutti i brani. Traspare una passione unica nel suo modo caldo di cantare e di accarezzare la chitarra, un’arte davvero impressionante. Il batterista Alen Frljak e il bassista Maikl Jagunic sono impeccabili, esprimono qualità davvero notevoli.

In conclusione, con questo “Counterclockwise”, la band “Ivan Mihaljevic & Side Effects” si conferma come un trio di assoluto valore, impreziosito dalla poliedricità artistica di Ivan Mihaljevic, che nonostante la giovane età si afferma come vero asso alla chitarra, e in possesso doti vocali molto buone. Inoltre, è bravissimo come compositore e autore di testi. Risulta che in cantiere ci sia un’altra collaborazione di Ivan con gli Hard Time. In attesa che il lungo viaggio prosegua, si spera che la dimensione di visibilità di questo progetto aumenti ancora, e che in futuro si possa sviluppare una dimensione ancora più originale. Per continuare a regalare al pubblico straordinarie e virtuose emozioni.

         

http://www.ivanmihaljevic.com/

https://www.facebook.com/imandse                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          

Dalla Grecia il fascinoso gruppo dei Gravitysays_I

In arte, artisti, band, blog, dischi, grecia on febbraio 25, 2013 at 2:47 pm

Un gruppo misterioso e interessante quello dei Gravity Says_I:nati nel 2003 in Grecia dalla mente di Manos Paterakis e Nikos Retsos hanno pubblicato il loro primo album solo nel 2007 e per giunta hanno fatto passare altri quattro anni prima della pubblicazione del secondo album (2011).

gravity saysdi Claudio Papitto

E’ un gruppo controcorrente quindi perchè appunto al di fuori delle logiche del mercato musicale. Ma come mai tutti questi anni per lanciare in realtà solo due albums? La risposta la trovi nella loro stessa filosofia di fare musica, intesa come “accompagnamento per le ispirazioni” e “vivere accanto alla melodia”.

Ascoltando il loro primo album, “The Roughest Sea”, le canzoni assumono colori tra il folk e l’elettronica, si mantengono minimaliste ed essenziali, a volte senza neanche parti cantate, con qualche spruzzo di sano vero progressive specialmente nelle prime “Gravity Says I” e “The Air” (quest’ultima con un’insolita partecipazione di voce femminile). Il resto dell’album scorre pressocchè lento tra suoni oscuri e spazi molto onirici.

Ma dove il gruppo esprime al massimo le sue atmosfere oscure e sognanti è nel bellissimo secondo album del 2011: “The Figures of Enormous Gray and The Patterns of Fraud”. Si tratta di un concept album che ricorda strascichi pinkfloydiani anni 70 ma con un’aggiunta originale di un vero e proprio coro formato da cinque voci maschili. E’ proprio il canto a cappella di questo coro che apre alle sonorità progressive dell’album, che si protraggono in due grandi parti di circa 20 minuti ciascuna. Nella musica di questo album non esiste una parte vocale o uno strumento facente da leader, bensì tutto si trasforma armonicamente dal coro solitario alla chiatarra acustica, dallo xilofono al violoncello, dalla batteria alla chitarra elettrica che assieme al basso governa i segmenti più pompati dell’opera omnia.

C’è una ricerca accurata in ogni scelta strumentale delle loro canzoni e questa ricerca ha un fine ben preciso: i Gravitysay_I vogliono raccontarti l’urgenza di un’identità umana e sociale in mezzo ad un mondo che ti scarta e ti distrugge fin dal giorno in cui nasci, un’identità che viene repressa anche dal paradosso odioso di essere giovani e non poter cambiare l’enorme grigio sopra di noi. Sì, forse il gruppo ha preso spunto dalla difficile situazione politica della loro nazione, la Grecia, rendendo questo spunto una fonte di scuotimento per tutti quelli che si sentono oppressi da quell’enorme grigio così ben suonato nel loro concept album. by Claudio Papitto

http://www.facebook.com/pages/Gravitysays_i/184810734891402

Conosci band estere di qualsiasi genere che ti hanno colpito e che ti piacerebbe se ne parlasse di più nel web? Scrivici su antipop.project@gmail.com :  inserendoci dei link di ascolto delle bands underground che stai seguendo maggiormente! (non band con poco materiale per favore)

 

P38: un progetto che merita attenzione e più di un ascolto

In arte, artisti, autore, band, blog, dischi, rock on febbraio 21, 2013 at 4:27 pm

p38Ascoltando P38, progetto musicale dietro il quale c’è essenzialmente un solo artista – Stefano Pace; un aggettivo ricorre con frequenza alla mia mente: ‘strano’. ‘Strano’ nel senso positivo del termine, ‘strano’ perché è qualcosa che non ci si aspetterebbe di ascoltare.

By Alice Bevilacqua

Ad una prima impressione, la voce roca è profonda e l’andamento vagamente blues delle tracce potrebbe far pensare che si tratti semplicemente di un ennesimo tributo a determinati artisti del passato, ma ben presto tale sensazione sfuma: già ad un primo ascolto. Infatti, si viene smentiti da un groviglio ordinato di elementi quasi fuori dal contesto – come pezzi di pianoforte e tastiere più moderne, ritmi più convenzionali e bongos – che vengono invece ricompresi perfettamente all’interno dello stile originale, decisamente fuori dagli schemi, dei P38.

Il primo lavoro, comprensivo di otto brani, offre all’ascoltatore una vasta gamma di sensazioni e spunti, sia musicali che narrativi; se si è persone aperte all’ascolto, il flusso musicale che sgorga da queste canzoni è capace di penetrare in profondità e di lasciarti una traccia importante, non risultando tuttavia mai pretenzioso o troppo complesso . Piacevole, accattivante e orecchiabile senza scadere nella banalità quindi. Fattore altrettanto significativo è la capacità di mantenere viva la varietà musicale e dunque l’interesse dell’ascoltatore attraverso ogni brano, che viene sempre caratterizzato da elementi nuovi e distintivi rispetto alle tracce che lo circondano.

Prendendo ad esempio un brano come ‘Wait 4 U’, è già chiaro quanto detto finora: dopo un intro più convenzionale, con pianoforte e voce perfettamente armonizzati, si viene in un certo modo sorpresi dal ritmo più rock che segue, e la sorpresa viene decisamente amplificata – nel prosieguo della canzone – dal ritornello accompagnato da melodie inaspettate in sottofondo.

La seconda traccia, ‘Golden Gate’, sembra già provenire da un altro settore della musica, e le chitarre quasi funky si inseriscono in ritmi cadenzati accompagnati da tastiere che regalano una sfumatura ulteriore a questo brano.

Giunti a questo punto, ci imbattiamo in ‘Taxi’ e la nostra idea iniziale è costretta a cambiare ancora: brano più lineare ma energico, che rispetta senza dubbio la migliore tradizione rock e trascina l’ascoltatore fino in fondo, senza soste.

stefano pace

Ulteriore novità è ‘C The Line’, brano che presenta ancora ritmi coinvolgenti sostenuti da tamburi che di certo non ci si aspetterebbe di trovare e una delicata ma decisa trama di sitar (o qualcosa di decisamente simile) nel background; elementi che rendono unica questa traccia ancora una volta e permettono di identificarla come sintesi perfetta del sound composito di P38.Brano imperdibile.

La successiva ‘Windy & Grey’ è invece un buonissimo esempio di rock ‘n’ roll quasi classico mentre ‘Banging’ colpisce per le tastiere che accompagnano la canzone e il ritmo nuovamente trascinante; si arriva così a ‘Down’, altro brano decisamente singolare e piuttosto diverso dallo stile generale dell’album, che con la sua ‘flemma’ quasi reggae riesce a catturare l’attenzione e soprattutto con la frase d’apertura, ‘I went downtown‘, richiama alla mente il medesimo inizio di ‘Kinky Reggae’ di Bob Marley.

Il brano conclusivo, ‘Blue’, si apre nuovamente con il bellissimo suono di un sitar e prosegue con un andamento decisamente più spedito, che sembra essere quasi contaminato da influenze country perfettamente almagamate alla voce, profonda e espressiva.

In conclusione, ben poche critiche possono essere mosse a questo interessante progetto musicale o perlomeno si può sostenere senza dubbio che questa musica raccoglie al suo interno le più diverse sonorità e riesce perciò a non apparire scontata o prevedibile, e persino gli elementi più ‘strani’ e inattesi – nel senso indicato all’inizio – trovano la loro perfetta collocazione nella visione d’insieme di questo primo lavoro, nel quale la voce, sincera e diretta, è un efficace filo conduttore. P38 può piacere o meno, ma se non si disdegnano vere e proprie ‘sfide sonore’, questo è sicuramente un progetto che merita un ascolto, anzi, decisamente più d’uno. Alice Bevilacqua

Rock, stornelli e testi monelli: Anelli soli

In artisti, band, dischi, emergenti, italia, messina, milano, musica, promozione emergenti, recensioni, rock, torino on febbraio 13, 2013 at 5:02 pm

band italiana

by Claudio Papitto

Il trio eccentrico degli Anelli Soli fa un tipo di rock che si discosta abbastanza dal genere rock del comune commercio discografico: no, qui si volta pagina per forza, perchè gli Anelli Soli non fanno musica per i sempliciotti a cui basta un grido animalesco seguito da un riff di tre accordi.

Sono solo in tre (Marco Anello, Luca Anello e Armando Stella) ma sanno fare musica per dieci.

Di origini siciliane ma sempre in giro tra il nord e il sud dell’italia, questo gruppo è proprio quello che ci vuole per gli amanti della musica originale ad hoc, una musica “alternativa” nel senso reale del termine, con i suoi “stornelli” in chiave rock, i suoi frequenti cambi di melodia, i suoi cori energici e i suoi testi non facili da capire.

Gli Anelli Soli hanno pubblicato un solo album (“Malomodo”) ma intorno a questo disco girano come trottole impazzite anche i video delle singole canzoni: eccezionale a dir poco è il video della canzone “Ina Ina” (su youtube) in cui già uno capisce che stiamo parlando una lingua diversa, fatta da parole scarne e allo stesso tempo esplicite, le quali compongono un coloratissimo mosaico “alla picasso” fino alla fine del video.

Sono interessanti anche gli altri video girati live in varie località d’Italia perchè è evidente che questo trio trascina molto bene il suo pubblico, non lo annoia mai, lo coinvolge in tutte le loro performances.

Le canzoni di “Malomodo” sono tutti piccoli affreschi di impressionismo che celano sotto sotto messaggi importanti e profondi, come in “Vago Bendaggio”, canzone che si chiede fin dove può arrivare la fantasia. Anche le parolacce nei loro testi hanno un significato recondito, cioè vogliono dare maggiore spinta all’effetto “monello” della loro musica, ma senza mai essere prettamente volgari.

Nella musica degli Anelli Soli non c’è un contesto predefinito tipo ideali politici o filosofie di vita: il senso di ogni singola canzone resta sempre ermetico e fluttuante e appunto per questo l’ascoltatore può vagabondare con la testa interpretando le parole cantate in modo sempre diverso e sempre personalizzato.

E anche se “Santaresa” o “Canzone Per Persone Buone” possono sembrare un alt rock semipsichedelico, sarebbe sbagliato dargli una classificazione unica: è lo stile degli Anelli Soli e basta.

Tra l’altro, sono facilmente paragonabili ai Verdena ma scavando bene si notano due grandi differenze tra loro: i Verdena sono in quattro e hanno un maggior stile anni 70, mentre gli Anelli Soli sono in tre e hanno saputo creare l’originale miscela tra rock e canzone popolare, molto spesso superando di spessore artistico l’inventiva vocale di altri gruppi.

by Claudio Papitto  @ReClaudioed
 http://claudiopapittomusic.wix.com/claudiopapitto http://www.youtube.com/user/claudiopapitto 

Recensioni Gratis Band ed Artisti

In arte, bologna, emergenti, gratis, italia, musica, recensioni, rock, rockstars on gennaio 26, 2013 at 1:12 pm

promozione gratis

Madkin – Roma

“Grazie a Dio, ed anche a qualcun’ altro, i duri tempi per i musicisti nel web stanno decisamente cambiando e in meglio: quante cose puoi fare da casa per pubblicizzare la tua band e la tua musica, forse, nemmeno te lo immagini….”

by Blob AgencyBologna

Post in social network, aprire gruppi, diffondere comunicati stampa,  scrivere tra i numerosi siti di social news italiani, cercare  recensioni ed audizioni, gestire  un  blog, discutere nei forum,  aprirti una radio, crearti  uno streaming video, diffondere il tuo video, organizzare  i tuoi contatti in un efficace  newsletter; addiritura  cominciare a capire  un po’ che cavolo è sto benedetto/maledetto  seo e se serve effettivamente alla tua arte; infine puoi distribuire il tuo disco in tutto il mondo.

Noi della Blob Agency S.r.l. di Bologna, futura agenzia di Promozione & Booking per Bands ed Artisti, operativa da Maggio 2013 in ogni zona d’ Italia e in tutti i canali promozionali presenti (newsletter,  radio,tv, web, webzine, free-press,streaming, stampa,bloggers) possiamo darvi una mano innanzitutto pubblicando settimanalmente su questo blog dei consigli vitali per la  vostra promozione. (applicazioni utili, siti utili, music blog e forum  in cui iscrivervi, siti con geo tag, programmi radio e tv  ricettivi alle richieste delle band emergenti)

Ma possiamo, sopratutto, fare pubblicare recensioni gratis a tutte le bands, dotate di materiale audio originale di buon livello che ci scriveranno su antipop.project@gmail.com

promuovere band

Mind Insania – Alessandria

In allegato alle vostre  mail inserite

  • nome, genere, provenienza band
  • link audio tipo soundcloud (non uno,due  brani – un ep o un disco interno)
  • una bio non breve
  • eventuali recensioni  già ricevute
  • una/massimo DUE  foto in jpeg non troppo pesanti
  • link della band  utili SE LI AVETE ( fanpage, soundcloud, reverbnation,twitter, canale you tube, google page, blog, last fm)
  • Vuoi essere inserito anche nella programmazione di alcuni podcast e webradio ? Allegaci anche un mp3 di buona qualità

Ogni band riceverà un buon numero di recensioni su svariati music blog e blog italiani e stranieri. Non solo: ogni band otterrà un livello di visibilità nettamente maggiore dei soliti blog; ogni pubblicazione è accompagnata dalla condivisione automatica su numerossimi social  personali di musicisti che si sono messi a disposizione per una maggiore diffusione delle notizie provenienti dall’ underground italiano; i blog vengono condivisi su TUTTI i siti di social news italiani, i maggiori article marketings e con un altissimo numerdo di comunicati stampa.

artisti emergenti

Dig it – Ferrara

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  • sapresti scrivere recensioni per bands?
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band italia

il nuovo disco dei Gianmaria Volonté

Ci vuole sempre coraggio per distaccarsi dal gregge: Walmus Brothers da Siracusa

In autore, emergenti, italia, musica, recensioni, rock on dicembre 12, 2012 at 3:43 pm


Sono carini, gli Walmus Brothers da Siracusa. Viso pulito, video semplici, pochi brani all’attivo. Non hanno uno stile ancora ben definito (passano da alcuni momenti rock al pop da tipica teen band), cantano quasi sempre in inglese ma si cimentano anche con l’italiano; ineccepibili dal punto di vista tecnico, buoni gli arrangiamenti (Specie in “Shining Planes”), curiosa la scelta di alcune tastiere, con sonorità molto fine  ’80. Hanno tempo per crescere ed evolversi,chiaro; per ora siamo su un target giovanile, femminile, a cui probabilmente interessano storie di vampiri e licantropi in lotta per la Bella di turno (Considerazione nata dal fatto che in alcuni passaggi mi fanno tornare in mente “Meet Me On The Equinox” dei Death Cab For Cutie e in fondo non cattiva, io ho letto l’intera serie). Il pezzo più convincente? Un ex aequo: “Over The Chain”, molto equilibrata tra il timbro vellutato del cantante e una tastiera leggera, eterea, pop nel senso più positivo del termine e un pizzico di aggressività del riff di chitarra e basso; “Dietro Di Me”, buon sound, orecchiabile e ancora una volta ha quella tastiera che fa la differenza (Stavolta quasi quasi scomodo i Bluvertigo di “Sono=Sono”). In questi due brani si sente il potenziale della band, che ama sperimentare, punta in alto ed ha alle spalle molto studio; se lo standard fosse sempre questo ci sarebbe da scommetterci sopra questi ragazzi! . Di sicuro sono qualcosa di insolito se guardiamo al panorama musicale, specie all’interno della loro fascia di età (20- 25 anni) che ormai ci ha abituato alla combinazione camicie a quadri, ciuffi sugli occhi e si spera anche un po’ di…rock: nelle canzoni e nei video (effettivamente ben fatti per una debut band , come nel caso di “Shining Planes”, veramente di un’altra epoca) sembrano voler dire “ascoltateci, siamo diversi”. Ed in effetti è vero: suonano particolari, magari non li ami per forza, magari ti serve più di un ascolto per apprezzare davvero un brano, però hanno quel non so che… Che ti resta impresso. Ci vuole coraggio per distaccarsi dal gregge e gli Walmus Brothers, piacciano o non piacciano, ce l’hanno. by esserrenne

“Reckless Will”, lo spericolato esordio dei Black in Technicolor

In autore, emergenti, italia, musica, recensioni, rock on novembre 28, 2012 at 10:11 am

“Reckless Will” è il primo frutto dei Bit (Black in Technicolor), trio italiano basso, chitarra e batteria di varia provenienza geografica e con alle spalle esperienze musicali differenti, che però bene si amalgamano in un sound imprevedibile e coinvolgente. Un viaggio in 5 tracce tra amore, dolore, introspezione, volontà di reagire e consapevolezza del fallimento; alti e bassi che trascinano chi ascolta sulle montagne russe pur di star dietro ad un filo narrativo quasi schizofrenico, che tuttavia rimane sempre nello spettro dell ’heavy rock.L’EP si apre con il sound deciso e sfacciato di “Here To Fail”, forse il pezzo in cui il basso di Francesco Zaccuri esprime al meglio la sua presenza con un riff che apre il brano e ne scandisce il ritmo amalgamando strofe e parti strumentali; un ottimo biglietto da visita che sicuramente invoglia a proseguire nell’ascolto. Nel secondo brano, “Voice In Me”, la cattiveria iniziale di basso e chitarra si scioglie e trova piena espressione a metà brano in una parentesi più delicata ed intimista; il pezzo è introspettivo, la voce del frontman Massimiliano Franchi lacera le parole e lascia intuire uno dei temi portanti dell’intero lavoro dei Bit: il dissidio dell’io, la convivenza forzata di più voci che cercano di prevaricare una sull’altra, a dispetto di ogni logica (I can’t kill inside this / Voice in me).“My Desire” recupera il piglio di “Here To Fail” aggiungendo sonorità dalle tinte più fosche disseminate lungo tutto il brano; un pezzo dal ritornello orecchiabile che non stonerebbe nella colonna sonora di un film alla 007, che cresce in un’ipnotica spirale strumentale fino ad interrompersi bruscamente. Scelta azzeccata, perché con il quarto pezzo, “My Time Has Come At Last”, si cambia nuovamente registro: testo e musica sono pervasi da malinconia, i colpi di Andrea Vernaci sulla batteria assomigliano a fucilate che puntano dritte al cuore; nella prima strofa e sul finale si può distinguere il drammatico fischio di un treno che parte portando via con sé serenità e speranza (I can’t lose my heart). Si chiude di potenza con la marcia di “Chasing Dreams”, in cui il dissidio che in altri passaggi caratterizza l’io si allarga all’amore (I need to understand / why you are both enemy and friend) e delinea un finale amaro, disilluso anche se non definitivo (Why am I still chasing dreams / Hopeless and unseen?). “Reckless Will” è un lavoro denso, ricco d’influenze musicali che i componenti della band non nascondono: Black Sabbath, Soundgarden e Led Zeppelin tra quelle dichiarate ma ad un orecchio attento non sfuggono richiami al new metal di Disturbed e Slipknot, specie nel cantato.  Al di là di alcune piccole  imperfezioni tecniche, tutto sommato perdonabili a fronte della spontaneità e dell’imprevedibilità dello sviluppo armonico dei brani, ogni volta che  si preme play , non si sa dove si andrà a finire. Un buon esordio, un assaggio che chiede un seguito più corposo, magari articolato in più tracce, da gustare con calma.      by   esserrenne

http://www.facebook.com/BlackInTechnicolor

Hot Dog: dopo “Death and Glory”, torna la band capitolina con il piacevole “Enemies”

In bologna, emergenti, italia, musica, recensioni, rock, roma on novembre 21, 2012 at 10:04 am

Sin da quando ho memoria la musica fa parte dei miei ricordi. Mi ha sempre evocato delle immagini. Quando, per la prima volta, collegate le cuffie al computer, ho ascoltato “My Generation” degli Hot Dog mi sono ritrovato più giovane di dieci anni; …esattamente mi ritrovo catapultato tra la fine delle scuole medie e l’inizio del liceo. Gli Hot Dog sono quattro ragazzi romani che dotati di passione e buona volontà sono riusciti a pubblicare “Death & Glory”, il primo album, l’ottobre scorso (dal quale sono tratti tutti e tre i brani disponibili in streaming sulla loro pagina facebook, e sul loro sito ufficiale http://hotdogband.yolasite.com/ ne è disponibile il download completo) . La band sta per uscire con il secondo disco, “Enemies” , previsto nel gennaio 2013 con Agoge Records, etichetta indipendente capitolina che sta sfornando varie band di un certo livello. Le sonorità di queste tracce mi hanno riportato in un adolescenza molto ben definitia: 12/14 anni ,Torino, si sentiva l’ House, la Techno, con i dj Gabri Ponte e Molinaro in testa, oppure si cercava di essere più innovativi e ribelli e allora si girava per le grandi catene di dischi il sabato pomeriggio alla ricerca di un gruppo punk rock….che tempi… Ovviamente non doveva eravamo troppo estremi…., gusti ancora troppo acerbi e i testi nemmeno li leggevamo….ed ecco arrivare a tredici anni, con la testa verso l’esame e il cuore per la più bella della classe, i dischi,(dopo oltre all’ormai storico “Enema of the State” dei Blink 182, “Americana” e “Conspirancy of One” degli Offspring, Does it look infected? dei Sum 41 o quelli di Simple Plan e Green Day. Insomma, il meglio del pop punk dell’epoca d’oro. Ed è proprio questa la categoria in cui rientrano brani come “Mine for a Night” e “Personal Disaster” dei romani Hot Dog. Un punk melodico che si allontana dalla componente “classica” del genere evitando urlati, intermezzi noise e distorsioni estreme, ma che infila nella costruzione della canzone sapori e soli simili a quelli del punk rock di mia formazione .. “My Generation” è il pezzo più accattivante: un brano critico, introdotto da una trombetta insolente, ha un’andatura saltellante, presenta un cantato che ricorda quello dei Gogol Bordello, singhiozzante e piatto, spezzato dal ritornello energico e dal successivo assolo. Un punk curato che risente di una buona produzione, particolarmente curato in alcune sue rifiniture, e quindi pop appunto, molto diverso da quello di gruppi storici italiani, come i CCCP, che facevano del DIY un modo di essere e di fare musica,; erano altri tempi…erano altri ambienti,,,,, Il lavoro degli Hot Dog è piacevole e spensierato, e se anche se non di grande innovazione (fatemi un nome negli ultimi dieci anni o’ signori della corte….), sarà una s bella sorpresa poterli ascoltare live! Provare per credere.    Cione

http://www.facebook.com/pages/Hot-Dog-Delicious-Punk/243243865709408

“A Berlino va bene” cantano i Dig it – il Metropolitano mette i riflettori sull’ energetica band di Ferrara

In bologna, emergenti, ferrara, italia, musica, recensioni, rock on ottobre 30, 2012 at 10:40 am

Dig it – Ferrara

I Digit nascono a Ferrara nel 2011 proponendosi autorevolmente sulla scena con un songwriting immediato in bilico tra suggestioni rock ed elettronica.Apprezzati da un pubblico sempre più numeroso per la qualità e l’energia delle loro esibizioni live, la band suscita fin da subito l’interesse degli addetti ai lavori del settore musicale e nell’ottobre del 2011 siglano un accordo di collaborazione con l’etichetta indipendente Skpmz di Bologna. Dopo poche settimane viene pubblicato l’Ep di esordio “Digit”, 6 tracce dove ricercatezza e sperimentazione timbrica la fanno da padrone confermando la notevole personalità artistica della band. Il 2012 vede l’uscita del primo video della band (girato da Pablo Chieffo e prodotto da Broke Up) in contemporanea con il lancio del singolo “Il Circo C’est la Vie”. Nella primavera dello stesso anno i Digit pubblicano un nuovo singolo “ A Berlino va bene”, celebre hit degli anni 80 di Garbo, rivisitata e personalizzata dalla band e prodotta da Frank Nemola. Il video del nuovo singolo è caratterizzato dalla presenza di DGTLmonkey, dj con il quale i Digit collaborano spesso per alcuni remix.  “A Berlino va bene” rappresenta anche un passo importante per la band, infatti lo stesso Garbo, incuriosito dalla nuova versione della sua hit e interessato dalle potenzialità della band, decide di collaborare attivamente con i ragazzi di Ferrara registrando alcune parti vocali e alcune riprese per il video clip.
L’uscita del featuring, accompagnato da un nuovo singolo della giovane band, è prevista per fine anno.
 I Digit in questi pochissimi mesi hanno diviso il palco con: Agostino Nascimbeni e Dario Ciffo (Lombroso), Alessandra Contini e Gianluca de Rubertis (Il Genio), Alessandro Grazian, Danysol, Dellera (Afterhours), Lino Gitto.
PROSSIMI CONCERTI:
09/11/2012 CIRCOLO CHINASKI DI SERMIDE 
11/11/2012 SALA ESTENSE DI FERRARA
28/11/2012 LAB 16 DI BOLOGNA
21/12/2012 ADELAYDE CLUB DI TAMARA
Lucia C. Silver

Servizi editoriali, di traduzione e di promozione letteraria

Parla della Russia

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

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