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Adriano Di Gregorio presenta il romanzo “La festa di matrimonio”

In libri on marzo 9, 2020 at 12:11 pm

Il Taccuino Ufficio Stampa

Presenta

La festa di matrimonio di Adriano Di Gregorio

Lo scrittore siracusano Adriano Di Gregorio presenta “La festa di matrimonio”, un nuovo poliziesco con protagonisti il vicequestore aggiunto Damiano Battaglia e l’ispettore Concetto Spanò, già conosciuti nelle precedenti opere dell’autore. Un intricato romanzo che segue due diverse linee spazio temporali che si andranno poi a congiungere in una vicenda drammatica e controversa, nella quale si scopriranno segreti sepolti sotto anni di omertà, di ricatti e di menzogne.

Titolo: La festa di matrimonio

Autore: Adriano Di Gregorio

Genere: Giallo/Poliziesco

Casa Editrice: Algra Editore

Collana: Il tocco di Asfodelo

Pagine: 232

Prezzo: 15,00€

Codice ISBN: 978-88-934-13-312

«Lui si schiarì la voce e continuò “Insieme ad altri due, che forse saranno quelli fermati da Cannizzaro, stanno cercando di controllare il mercato di Aci Catena. La loro base è in quella casa dove siamo stati noi, ma hanno un altro covo in via Massimo Bellini e…” “Scusa, scusa… dove avrebbero l’altro covo?”. “In via Massimo Bellini ad Aci Catena”. “E chi sarebbe costui? Questo Massimo Bellini?”. “Ma come dottore, proprio lei che mi fa tutto l’acculturato non sa chi è Massimo Bellini?”. “Eh no! Mi dispiace, non l’ho mai sentito dire. Ignorante sono”. “È il grande musicista di Catania, conosciuto in tutto il mondo!”. “Io conosco Vincenzo Bellini, il grande musicista di Catania, conosciuto in tutto il mondo, e non Massimo Bellini”. “Mi dispiace, questa volta ho vinto io. Guardi qui”, disse soddisfatto Spanò, mentre buttò il giornale La Sicilia sulla scrivania. “Legga, su! Domani la prima al Teatro Massimo Bellini. E che fa… sbaglia anche il giornale? Mi stupisco di lei”. “Spanò” disse Battaglia a voce alta “il teatro si chiama Massimo, perché è il più grande della città, ma è dedicato a Vincenzo Bellini, da qui Teatro Massimo Bellini”. “Sì, vabbè; ci sto credendo” […]».

La festa di matrimonio di Adriano Di Gregorio riporta sulla pagina l’affascinante e ironica figura del vicequestore aggiunto Damiano Battaglia, un uomo spigoloso ma anche estremamente empatico, un amante dei buoni libri e un serio professionista. E insieme a lui si ritrova la piacevole presenza dell’ispettore Concetto Spanò, irriverente e spassoso collega e amico del vicequestore, con il quale dà vita a siparietti comici che riescono ad alleggerire il racconto di una storia nera e brutale. La vicenda si svolge su due piani spazio temporali diversi che alla fine si intrecciano. In quello principale si assiste alle indagini di Battaglia, Spanò e dei loro collaboratori sul controverso omicidio di Domenico Grancagnolo, impegnato in un’attività di smaltimento di rifiuti tossici che presto si rivela avere connessioni con la malavita di Acireale, capeggiata dal pericoloso Totò Sciuto. Nello stesso tempo Battaglia si trova ad indagare su uno spacciatore, Giuseppe Ferlito, su un misterioso quaderno recante dei numeri associati alla sezione aurea, e su delle lettere d’amore vergate trent’anni prima che sembrano avere stretti legami con l’omicidio di Grancagnolo. Inizia quindi un viaggio a ritroso nel tempo, fino al lontano giugno 1982, in cui avvenne uno strano incidente stradale la cui dinamica non riesce a convincere del tutto il vicequestore. Tra rivelazioni agghiaccianti e l’abbattimento di pesanti muri omertosi, tra lutti mai elaborati e segreti del passato che meritano di essere rivelati, l’autore racconta anche una storia di più ampio respiro accaduta a due giovani, Albert e Libera, nella Germania ai tempi del Muro, che solo alla fine rivelerà il suo legame con la vicenda principale. La festa di matrimonio è una storia a incastri dal ritmo serrato e scritta con un linguaggio agile e diretto, nella quale il lettore può seguire da vicino le indagini di Battaglia e cercare insieme a lui di risolvere il caso; è anche una vicenda appassionante e divertente, in cui si può godere del rapporto goliardico tra Battaglia e Spanò, che riesce a strappare una risata anche mentre si sta raccontando di eventi drammatici e profondamente ingiusti.

TRAMA. La festa di matrimonio narra le vicende del commissario Battaglia e del suo fidato amico, l’ispettore Spanò. La vicenda si svolge su due livelli lontani nel tempo e nello spazio. Il primo livello – quello principale – vede in scena il commissario Battaglia il quale, mentre indaga su un misterioso omicidio, si imbatte in una vecchia corrispondenza d’amore. Battaglia, a causa di una promessa fatta, prende a cuore la vicenda delle lettere e decide di scoprire chi erano i giovani amanti e cosa stavano progettando. Il secondo livello della narrazione prende avvio dalle vicende di due ragazzi, Albert e Libera. Albert è un giovane della DDR che, tre giorni prima della costruzione del muro di Berlino, riesce a scappare da Berlino Est. Libera è una giovane siciliana che si trasferisce a Milano per studiare Filosofia; qui entra in contatto con alcuni operai della Pirelli e con gli ambienti rivoluzionari dell’estrema sinistra. Alla fine le due vicende si intrecciano strettamente in un unico grande filone narrativo.

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BIOGRAFIA.Adriano Di Gregorio(Siracusa, 1971) è laureato in Lettere moderne e Filosofia. Dal 1998 ha collaborato con la cattedra di Storia moderna della Facoltà di Lingue e con la cattedra di Storia contemporanea della Facoltà di Lettere dell’Università di Catania. Nel 2004 ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Storia moderna. Nel 2009 per la casa editrice Aletti è uscito il suo romanzo d’esordio, “Il Prima e il Dopo”. Per Algra Editore pubblica: nel 2014 il romanzo giallo “Il Peso della Verità” – con il quale prendono avvio i “casi” del commissario Battaglia – nel 2016 “La maga e il talismano”, nel 2017, insieme a Piero Juvara e Mario Lo Giudice, la raccolta di novelle “Il Pozzo delle tre lune” e nel 2019 “La festa di matrimonio”. Nel 2011, insieme alla scrittrice milanese Daria Colombo, ha vinto il premio letterario Akademon. Nel 2015 gli è stato conferito il premio “Cruyllas”, III edizione, riservato agli scrittori che si sono distinti per la diffusione della sicilianità. Dal febbraio 2018 cura un canale YouTube “Le Lezioni di Adriano Di Gregorio”, che conta quasi un milione di visualizzazioni l’anno, nel quale pubblica le sue lezioni di Letteratura italiana e di Storia.

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Mauro Mogliani presenta il romanzo “Ombre dal passato”

In libri on marzo 5, 2020 at 10:00 am

Il Taccuino Ufficio Stampa

Presenta

Ombre dal passato di Mauro Mogliani

Lo scrittore marchigiano Mauro Mogliani presenta “Ombre dal passato”, una nuova storia con protagonista l’ispettore Piero Nardi, già conosciuto e apprezzato nei precedenti romanzi dell’autore. Un thriller psicologico in cui si analizzano le conseguenze di un forte trauma su una personalità già provata, e in cui si racconta con lucidità del desiderio di vendetta, che riesce a stravolgere l’esistenza di chi lo prova e di chi ne è vittima. Un romanzo intrigante che cattura il lettore in una fitta rete di dubbi e di catartiche quanto violente rivelazioni.

Titolo: Ombre dal passato

Autore: Mauro Mogliani

Genere: Thriller

Casa Editrice: Leone Editore

Collana: Mistéria

Pagine: 180

Prezzo: 11,90€

Codice ISBN: 978-88-639-35-943

«La paura si impossessò di entrambi. Un tanfo disgustoso impregnava l’istituto. Le ombre deformate e oblunghe degli ispettori erano proiettate sui muri squarciati e apparivano come spettri terrificanti. Ma oltre alle loro ombre e a quelle delle molteplici spaccature, ogni cosa era proiettata sul muro sotto la luce della torcia: gli appendiabiti sembravano teste; i banchi, corpi di ragazzi prima del drammatico evento. Erano le ombre dal passato […]».

Ombre dal passato diMauro Mogliani racconta una storia segnata dall’ossessione di vendetta, da quel tarlo che giorno dopo giorno rosicchia l’anima di chi la prova, fino ad annullarla. Una vicenda nera ambientata tra Macerata e Tolentino, che si apre su uno scenario che sembra irreale: un uomo, Gionata Pennesi, viene rinvenuto legato ad una sedia sotto il cumulo di macerie di un vecchio capannone; ciò che più confonde gli incaricati alle indagini è che non si trova una spiegazione razionale su come l’edificio sia stato demolito, e come esso abbia prodotto forti scosse localizzate. Ciò che appare come un caso isolato, seppur assurdo, si palesa nei giorni successivi come l’opera di un serial killer. Con le medesime modalità infatti altri tre malcapitati subiscono lo stesso trattamento ma uno di loro, una giovane donna, riesce a salvarsi. L’aspetto più oscuro della vicenda si rivela essere una scritta, sempre la stessa, rinvenuta su un muro dell’edificio crollato, e recante una data riferita a un terremoto avvenuto nelle Marche una decina d’anni prima. Un vero e proprio grattacapo per l’ispettore Piero Nardi, che sta ancora facendo i conti con la tragica morte della moglie e con i vani tentativi di venire a patti con la propria solitudine, e soprattutto con i propri sensi di colpa. La tormentata figura dell’ispettore diventa il centro verso cui convergono tutte le sensazioni, positive o negative, che i personaggi della storia provano. Nardi è un vero e proprio catalizzatore, una personalità in apparenza forte che però palesa tante fragilità se lo si osserva con attenzione; questo caso fa riaffiorare vecchi fantasmi che ghermiscono la sua vita privata, e che gli ricordano quanto sia inadeguato, quanto il lavoro spesso fagociti ogni anelito di felicità sua e altrui. Mauro Mogliani accompagna il lettore nelle indagini, lo fa partecipe degli affanni e dei dubbi dell’ispettore, fino al terribile climax in cui egli si ritrova faccia a faccia con le conseguenze della cattiveria umana: “l’ansia, la frenesia, e una paura che serpeggiava infida. Qualcosa stava per accadere, tutti ne erano consapevoli”. Tanti sono i personaggi che attraversano la narrazione, dal fedele ispettore Gaetano Gambuti alla giovane assistente Alice Scudo, dalla misteriosa Violante all’odioso reporter Calcaterra, simbolo di quel giornalismo sensazionalistico che non aiuta le indagini ma, anzi, le intralcia. Ognuno di loro con le proprie ombre che ritornano a tormentarli: ombre derivanti da un tragico lutto, o da un madornale errore o da una tragedia nella quale non si aveva nessuna colpa, ma che riesce a spingere all’ossessione e alla cieca vendetta, e a trasformare la vittima nel mostro che anni prima l’aveva fagocitata.

TRAMA. Il corpo di Gionata Pennesi, dato per scomparso dal fratello, viene ritrovato tra i resti di un vecchio casolare crollato. L’ispettore Nardi, ancora costretto a fare i conti con il proprio passato, si occupa di condurre le indagini di un caso tutt’altro che semplice. Pochi giorni dopo, infatti, ecco una nuova vittima, sepolta tra le macerie di una vecchia casa di campagna, nelle stesse condizioni della prima. Nardi non esclude quindi che possa trattarsi di un serial killer, mosso non da una casuale furia omicida ma da un desiderio irrefrenabile di vendetta.

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BIOGRAFIA. Mauro Mogliani esordisce nel 2014 con il thriller psicologico “Nessuno sa chi sono io”, pubblicato da Italic&Pequod. Nel 2015 pubblica per la stessa casa editrice “Racconti per insognia”.  Nel 2016 esce in ebook “La confessione”, facente parte del progetto “FeelBook: il libro che segue le tue emozioni”. Nel 2018 pubblica per Leone Editore il thriller “Cerco te”, vincitore del premio speciale al concorso nazionale di narrativa gialla-thriller-noir “Premio Tettuccio 2019” e del premio speciale al concorso internazionale di poesia e narrativa di Prato “Un Tessuto di Cultura 2019”. Nel 2020 esce per Leone Editore il suo ultimo thriller, “Ombre dal passato”.

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Damiano Leone presenta il romanzo “Il Guaritore”

In libri on marzo 2, 2020 at 3:19 pm

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Presenta

Il Guaritore di Damiano Leone

Lo scrittore triestino Damiano Leone presenta “Il Guaritore”, la storia del primo crononauta, Mark Sachs, che grazie a tecnologie futuristiche avrà la possibilità di viaggiare indietro nel tempo, fino a duemila anni prima della sua epoca. E ciò che troverà in un sepolcro sul Gulgoleth, a Gerusalemme, cambierà profondamente il suo destino, e quello del mondo intero. Dopo aver già raccontato del periodo in cui visse Jeshua ben Yosef nel precedente romanzo storico “Il Simbolo”, l’autore torna ad indagare su questa misteriosa e carismatica figura.

Titolo: Il Guaritore

Autore: Damiano Leone

Genere: Narrativa contemporanea

Casa Editrice: Gabriele Capelli Editore

Pagine: 400

Prezzo: 20,00€

Codice ISBN: 978-88-973-08-874

«A noi non serve un mistico zelante che testimoni quanto il cuore già spera di vedere; e nemmeno un arido scienziato deciso a sondare minuziosamente eventi comunque inspiegabili. A noi serve una persona talmente equilibrata e decisa da voler vedere solo la verità… Perché lei vuole sapere, vero dottor Sachs? Vuole veramente sapere, senza alcun preconcetto, se ci siamo illusi per duemila anni […]».

Il Guaritore diDamiano Leone è una storia ambientata in un futuro prossimo alla nostra contemporaneità segnato da dubbi e divisioni, dove ancora più di oggi si necessita di un cambiamento, di una svolta che possa instradare l’essere umano verso il giusto cammino. E così nel Centro Ricerche Avanzate di Ginevra, finanziato dalle alte sfere del Vaticano, un gruppo di scienziati riesce ad ottenere un importante traguardo: portare un uomo a viaggiare indietro nel tempo. E quest’uomo è Mark Sachs, detto Freezer, il predestinato a compiere una missione senza precedenti. Trasportato circa duemila anni prima del suo presente, Mark rischia la vita per autenticare storicamente l’esistenza di Jeshua ben Yosef, assistendo alla sua resurrezione e testimoniandone poi al mondo. Giunto in quello che dovrebbe essere il sepolcro in cui fu deposto il corpo di Gesù di Nazareth, sulla collina del Golgota, una fatale deviazione dal progetto originale porta Mark e ritornare nella sua epoca con un misterioso passeggero, che fino a pochi momenti prima giaceva morto nella tomba e ora è miracolosamente in vita. Che si tratti davvero del figlio di Dio o di un semplice uomo è tutto da dimostrare, e il compito si complica perché egli ha perso la memoria. In ogni caso un tale ambizioso progetto non può sfuggire all’attenzione di potenze che potrebbero essere annientate o per lo meno sconvolte nelle fondamenta dalla conferma dell’esistenza e dei miracoli di Jeshua ben Yosef. In particolare, esponenti di spicco delle tre religioni monoteiste si mettono sulle tracce dell’uomo del passato per comprendere con chi hanno davvero a che fare: c’è chi vorrebbe cancellarlo dalla faccia della Terra, chi desidera ardentemente averlo dalla propria parte per screditare i vertici vaticani, e chi ancora dovrebbe volerlo proteggere, ma questo comporterebbe la perdita del potere accentratore della Chiesa. L’arrivo di quest’uomo smarrito e sconvolto da un mondo tanto diverso da tutto ciò che conosceva, diventa una spinosa questione politica, amplificata dal potere dei mass media. Mark si legherà profondamente a Jeshua, in un rapporto fatto di fiducia in cui le sue riserve e la sua freddezza verranno abbattute, e insieme a Silvie e John, due giornalisti che avranno l’onore di intervistare il possibile Messia, farà di tutto per salvare colui che potrebbe cambiare finalmente in positivo le sorti dell’umanità. Il Guaritore è un romanzo appassionante e complesso, in cui emerge la figura di un uomo, prima ancora che una divinità, che diventa una luce splendente in un mondo vecchio e stanco. Jeshua conserva in sé tutte le qualità e anche le debolezze che fanno dell’essere umano una creatura meravigliosa, e diventa un’ispirazione per chi vuole migliorarsi e accrescere la propria consapevolezza sul cammino incerto e autodistruttivo che l’umanità ha intrapreso; perché “gli uomini possono cambiare”, e con essi il mondo che abitano.

TRAMA. In una notte fitta di stelle che brillano sulla Gerusalemme di duemila anni fa, nel silenzio di un sepolcro scavato nella roccia, una figura solitaria veglia il cadavere di un condannato a morte. In apparenza una scena abbastanza usuale per quell’epoca lontana e spesso brutale, ma così non è. Quell’uomo, nudo e completamente inerme, è Mark Sacks, proviene dal nostro tempo e deve portare a termine il compito più straordinario mai affidato a un singolo individuo: perché il corpo vegliato potrebbe essere quello di un uomo passato alla storia con il nome di Gesù di Nazareth. Le cose però non vanno come le alte sfere vaticane auspicavano e Jeshua, così verrà chiamato l’uomo giunto nella nostra epoca al seguito del primo crononauta, si rivelerà un personaggio fortemente contraddittorio. Completamente privo di memoria, nonostante abbia il fisico e l’indole di un guerriero piuttosto che del profeta illuminato, si rivelerà capace di sensazionali guarigioni. Proprio a causa di queste straordinarie doti diviene oggetto di accese dispute tra i poteri economici, politici e religiosi che dominano nel pianeta. Il soggetto di tante e non sempre innocue attenzioni non ci sta, e lo dimostrerà riuscendo a evadere dal segretissimo centro ricerche in cui è stato segregato. Nel successivo e istintivo peregrinare, in un mondo che gli appare totalmente alieno, giunge a Roma. Ma proprio nella Città Eterna dovrà affrontare l’avversario più temibile, un nemico che serve il Male su scala universale e che non esiterà a seminare terrore e distruzione nel cuore stesso della cristianità.

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BIOGRAFIA. Damiano Leone è nato a Trieste nel 1949. Di formazione chimico, nella prima parte della vita si è interessato alle discipline scientifiche; da oltre un trentennio si dedica invece allo studio della storia antica, dell’arte e della letteratura classica. Dopo il suo ritiro dall’attività lavorativa, ed essersi trasferito in un paesino montano del Friuli, ha potuto trovare il tempo e la serenità per realizzare un’antica ambizione: quella di dedicarsi attivamente alla narrativa. Pubblica i romanzi “Enkidu” (Leucotea, 2012), “Lo spettatore” (Leucotea, 2015), “Il simbolo” (GCE, 2018) e “Il Guaritore” (GCE, 2020).

LA CASA EDITRICE. Gabriele Capelli Editore nasce nel 2001 e pubblica libri d’architettura, d’arte, di grafica, di fotografia, di narrativa e d’illustrazione. I libri della GCE sono distribuiti in tutte le librerie italiane e svizzere.

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Vladimiro Bottone presenta il romanzo “Non c’ero mai stato” (Neri Pozza, 2020)

In libri on febbraio 27, 2020 at 11:17 am

Il Taccuino Ufficio Stampa

Presenta

Non c’ero mai stato di Vladimiro Bottone

Lo scrittore napoletano Vladimiro Bottone presenta “Non c’ero mai stato”, la storia dell’incontro tra Ernesto Aloja, un editor in pensione che ha vissuto una vita a metà dedicandosi alle ambizioni degli altri, e Lena Di Nardo, una ragazza che di vite ne ha vissute tante, e ha un disperato bisogno di raccontarle. Da questo incontro nasce un rapporto tormentato e a tratti ossessivo, nel quale entrambi proveranno a mettersi a nudo, consapevoli di essere giunti a un momento cruciale della loro esistenza. Un’opera intensa e profonda per un autore già molto apprezzato per i suoi romanzi storici pubblicati dalle case editrici Rizzoli e Neri Pozza.

Titolo: Non c’ero mai stato

Autore: Vladimiro Bottone

Genere: Narrativa contemporanea

Casa Editrice: Neri Pozza

Collana: Bloom

Pagine: 400

Prezzo: 20,00€

Codice ISBN: 978-88-545-20-295

«Vado per i cinquantanove e ho fallito. Pensavo che il lavoro redazionale fosse solo una tappa; viceversa ero incappato in una trappola, anche se discretamente retribuita. Dedicarsi all’editing significa votarsi alla causa di qualcun altro. A volte meritevole, a volte semplicemente più furbo o fortunato di te. Consacrarsi all’editing significa restare per tutta la vita senza il nome che risplenda in copertina. Dunque ignoto, esattamente come i tuoi avi dalla cui sorte ambivi a scampare: la fossa comune, appunto […]».

Non c’ero mai stato diVladimiro Bottone è uno di quei romanzi che attira il lettore nella sua rete fin dalle prime pagine, lo ingabbia in una trama che non offre scampo, e lo lascia infine orfano di una vicenda che lo ha turbato nel profondo. Nell’affascinante cornice di una Napoli disturbante e inquieta, in cui le fiere sono pronte ad azzannare alla gola, si consumano le drammatiche storie di un uomo che si è ormai abituato alla piattezza e schematicità della propria vita, e di una giovane donna che spinge sempre un po’ più in là i propri limiti, incurante delle conseguenze. Due anime tanto diverse quanto disperatamente vicine, l’uno lo specchio deformato dell’altra. Ernesto Aloja, editor di cinquantotto anni vissuti senza slanci, vede in Lena Di Nardo ciò che lui non ha mai avuto il coraggio di essere; la giovane donna, un’aspirante scrittrice dall’indole indisciplinata e selvaggia, vede in Ernesto un argine ai suoi tormenti, una via di fuga dai suoi demoni. E per questo motivo chiede all’uomo un aiuto per migliorare il suo manoscritto, disordinato quanto lei. E alla fine l’editing del romanzo di Lena diventa un pretesto per operare un editing delle emozioni di Ernesto; nel rapporto nato come il classico scambio tra maestro e allieva si crea quindi un cortocircuito che li fa diventare a seconda dei casi vittima e carnefice, padre e figlia, Pigmalione e Galatea. Un rapporto all’inizio impari che poi si livella lentamente in un apprendistato reciproco, che li coglie di sorpresa in un momento di forte smarrimento. Non c’ero mai stato è infatti una storia di dolorose rimozioni tornate a galla; è il racconto di vita di due personaggi abili a occultare, a nascondersi tra le pieghe della memoria. Ma il passato torna sempre a tormentare le notti insonni, con il suo carico di dolore, di frustrazioni e di sensi di colpa. Ed è così che la “Macchia” di Ernesto si allarga fino a fagocitare tutto intorno a lui, compresa Lena. E lei a sua volta risveglia i fantasmi di Ernesto con il suo manoscritto, fino a quel momento tenuti a bada con antidepressivi e un sistematico distacco dai sentimenti. E l’acquisto impulsivo di un bloc-notes da parte di Ernesto sembra essere solo l’ennesimo segno che l’inferno va finalmente visitato, con la consapevolezza di poterne uscire solo dopo aver espiato le sue colpe e le sue mancanze. Un’espiazione che passa attraverso la scrittura, quella intima e che spacca le ossa e il cuore, quella che Lena ha utilizzato per lasciare indizi sul suo trauma mai superato. Vladimiro Bottone ci consegna due personaggi profondamente umani perché imperfetti e smarriti, perché immersi nella paura che prova ogni essere umano, quella di non essere abbastanza, di essere sbagliato. E il lettore stesso è lasciato a riflettere sulle sue mancanze, sulle sue zone grigie, sul non detto e il non fatto, nella stessa vana speranza di Ernesto di poter ottenere il perdono, prima o poi.

TRAMA. Ernesto Aloja è un ex editor: ha passato l’intera vita professionale a correggere i romanzi degli altri, dopo aver rinunciato a scriverne in proprio. Da poco è tornato a Napoli, il luogo dei suoi traumi giovanili. Ernesto ne censura il ricordo con gli psicofarmaci e frequentando, stancamente, due amanti che non gli procureranno mai fastidi. Questa routine è spezzata dall’arrivo di un dattiloscritto. Si tratta di un romanzo chiaramente autobiografico, il racconto di esperienze disordinate e promiscue. D’istinto Ernesto si sbarazzerebbe di un testo che ha la capacità di turbarlo profondamente. Non può evitare, però, di incontrarne l’autrice. Lena Di Nardo è una trentenne magnetica e disturbante. Una giovane donna che vive nell’hinterland napoletano, dove condivide l’esistenza precaria e senza prospettive della propria generazione. Ernesto, che ha sempre seguito la nascita di romanzi, stavolta ha l’impulso di far sbocciare una romanziera. Hanno così inizio i loro incontri settimanali, nella casa panoramica dove l’editor abita solo. Quello di Ernesto e Lena si rivelerà, da subito, come un apprendistato reciproco: di Lena alle tecniche della scrittura, di Ernesto a un mondo per lui inedito. Sia con le proprie pagine, sia facendosi accompagnare nelle sue scorribande notturne, Lena conduce l’editor in un mondo per lui estraneo. Un mondo dove la fa da padrona la sessualità usa-e-getta dei coetanei di Lena, consumata durante notti in discoteca a base di alcol, sostanze e indifferenza per il senso del limite che ha improntato tutta la vita di Aloja. La destabilizzazione psicologica dell’editor, poi, è accentuata da strani episodi di cui la sua allieva è vittima. Alcuni pedinamenti; lo speronamento notturno dell’auto di Lena; un diverbio di lei con una misteriosa ragazza nel parcheggio della discoteca; alcune aggressioni verbali sul suo profilo Facebook. Il tutto mentre le notti di Aloja iniziano a venire disturbate da uno stillicidio di telefonate anonime. Troppo tardi Ernesto ha la sensazione di essersi avventurato in territori dove non era mai stato. Territori che riguardano il passato di Lena, ma anche quello personale dell’editor.
Al fondo di questa discesa agli Inferi, una doppia rivelazione, spietata come ogni verità rimossa. Ernesto Aloja non potrà che scriverne, finalmente in prima persona.

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BIOGRAFIA. Vladimiro Bottone (Napoli, 1957) vive e lavora a Torino. Ha pubblicato i romanzi “L’ospite della vita” (BEAT, 1999), selezionato al Premio Strega 2000, “Rebis” (Avagliano Editore, 2002), giunto alla seconda edizione, “Mozart in viaggio per Napoli” (Avagliano Editore, 2003), “Gli immortali” (Neri Pozza, 2008) e la collezione di racconti “La principessa di Atlantide” (Avagliano Editore, 2006). Gli ultimi suoi libri, che formano un dittico storico, sono “Vicaria” (Rizzoli 2015, poi BEAT 2017) e “Il giardino degli inglesi” (Neri Pozza, 2017). Il suo ultimo romanzo è “Non c’ero mai stato” (Neri Pozza, 2020). Collabora a L’Indice dei libri del mese e al Corriere della Sera. Dal 2015 ad oggi pubblica, ogni domenica, un racconto sul Corriere del Mezzogiorno.

LA CASA EDITRICE. Neri Pozza Editore nasce nel 1938 quando Neri Pozza e i suoi amici, una piccola brigata di «teste calde» tenuta d’occhio dalla polizia fascista, creano a Vicenza le Edizioni dell’Asino Volante. Le edizioni sorgono per uno scopo preciso: pubblicare il primo libro di poesie di Antonio Barolini, che l’avvocato Ermes Jacchia, un eccentrico editore ebreo costretto alla fuga dalle leggi razziali, non può più dare alle stampe. In questo modo, ereditando, cioè, il compito di un editore ebreo vittima della stupidità e della crudeltà dell’epoca, Neri Pozza scopre la sua vocazione d’editore.
Una vocazione che, al di là dei due brevi periodi di prigionia nelle carceri vicentine di San Biagio e San Michele per «sospetta attività antifascista», si esprimerà ininterrottamente, dapprima con le edizioni del Pellicano e infine con la fondazione, nel 1946 a Venezia, della Neri Pozza Editore. Da gennaio del 2000 la casa editrice, sotto la direzione di Giuseppe Russo, ha unito la fedeltà all’impostazione originaria (letteratura e saggistica di qualità, innanzi tutto) alla scoperta delle nuove tendenze della narrativa internazionale: dalla letteratura orientale al nuovo romanzo americano, dalla giovane letteratura europea ai nuovi talenti dei paesi emergenti, dalla letteratura di viaggio alla grande saggistica.

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Marina Balbo presenta l’opera “Cibo amico, cibo nemico. Un interminabile conflitto. EMDR: la soluzione possibile”

In libri on febbraio 24, 2020 at 9:49 am

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Cibo amico, cibo nemico di Marina Balbo

Marina Balbo presenta “Cibo amico, cibo nemico. Un interminabile conflitto. EMDR: la soluzione possibile”, in cui tratta, grazie alla sua pluridecennale esperienza medica nel campo dei disturbi dell’alimentazione, tutti quegli aspetti riguardanti il mondo dell’alimentazione e lo fa in modo chiaro e completo, riuscendo a rispondere a tutti quei “perché” che riguardano lo sviluppo delle diverse patologie e a quei “come” questi fattori possono essere identificati, gestiti e curati.

Titolo: Cibo amico, cibo nemico. Un interminabile conflitto. EMDR: la soluzione possibile.

Autore: Marina Balbo

Genere: Psicologia e Scienze dell’Educazione

Casa Editrice: Mimesis

Pagine: 163

Prezzo: 14,00€

Codice ISBN: 9788857560359

«La desiderabilità sociale, soprattutto delle donne, è diventata il criterio attraverso cui accettarsi o sentirsi inadeguati (Miller, 2019) e tutto ciò che va oltre la semplice apparenza diventa superfluo. Si tende a giudicare l’altro non per le qualità interiori, ma sulla base della fisicità. […]».

Il libro di Marina Balbo, Cibo amico, cibo nemico. Un interminabile conflitto. EMDR: la soluzione possibile, edito da Mimesis, è il frutto del lavoro che l’autrice compie da più di vent’anni, un impegno costante per lo studio e la lotta ai disturbi alimentari. Con questo volume, Marina Balbo vuole raggiungere un pubblico vasto, al fine di mettere a disposizione di tutti la sua esperienza e per far comprendere i rischi di una scorretta alimentazione. Non si tratta però di un libro che parla di diete, ma è qualcosa di più importante, poiché l’autrice indaga innanzitutto le cause della disfunzione alimentare e fornisce uno strumento di autoaiuto per tutti coloro che soffrono di disturbi alimentari. La sua lunga esperienza ha permesso la definizione di un trattamento, l’EMDR, ovvero Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari, particolarmente indicato per curare soggetti con disturbi alimentari causati da traumi. Il trattamento proposto da Marina Balbo ha ricevuto il riconoscimento dell’ambito scientifico e si prefigura come lo strumento migliore per la cura di questi disturbi, ma prima di approdare al trattamento, l’autrice compie un vero e proprio excursus storico sui disturbi alimentari e su come essi siano cambiati nel tempo, divenendo sempre più complessi e gravi. In una società in cui domina il modello perfetto di fisicità, in cui la donna, in particolar modo, è il soggetto più bombardato da immagini di bellezza, si è riscontrato un aumento di questi disturbi, causati da scarsa autostima, ma anche da stress e fattori traumatici. Marina Balbo, con questo libro, ha saputo spiegarci, grazie ad uno stile chiaro e accessibile anche ai non addetti ai lavori, tutti gli aspetti, positivi e negativi, riguardanti il mondo dell’alimentazione e lo fa in modo semplice ed esaustivo. Inoltre, l’autrice riporta esempi concreti, le diagnosi, i disturbi e le ricerche più importanti sull’argomento, con un vero e proprio focus sulla realtà psicologica delle persone che presentavano tali problematiche. L’ultima parte del libro è, invece, rivolta ai terapeuti. Marina Balbo propone una guida pratica per gli specialisti della materia, in modo da inserire questo trattamento nelle loro pratiche cliniche. Il libro è anticipato da una prefazione di Isabel Fernandez, in cui scrive: «il trattamento con EMDR è stato riconosciuto in tutto il mondo come una psicoterapia evidence-based per il disturbo postraumatico da stress sulla base di oltre 44 studi controllati e randomizzati. Una delle caratteristiche più importanti di questo libro è la descrizione dell’approccio EMDR e di come possa essere adattato alle disfunzioni in campo alimentare, dato che lo stress relazionale e la traumatizzazione sono dei riconosciuti fattori di rischio per i disturbi alimentari». Questo volume, dunque, si prefigura come uno strumento efficace sia per i pazienti che per i terapeuti e gli specialisti dell’alimentazione.

TRAMA. Un difficile rapporto con il cibo è presente non solo tra gli adolescenti ma anche negli adulti. Spesso è il sintomo di un dolore profondo che nasce da problematiche di controllo, bassa autostima, colpa e vergogna, che possono provenire da eventi critici o traumatici vissuti nel corso della vita o in giovane età. Questo libro ha l’obiettivo di aiutare il lettore a comprendere il difficile rapporto con il cibo e le cause sottostanti ai sintomi che lo mantengono. L’autrice propone il testo come un kit di attrezzi di base con gli elementi essenziali per aumentare la conoscenza, la consapevolezza, la motivazione nonché il percorso migliore per trovare una soluzione definitiva con la psicoterapia EMDR. L’EMDR (desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) è un trattamento psicoterapeutico validato da più ricerche. Particolarmente indicato nella cura dei traumi, l’EMDR è un approccio complesso e globale non solo per rielaborare i traumi del passato ma anche per potenziare le risorse individuali e l’autostima efficaci per risolvere i sintomi, spesso cronici, dei disturbi alimentari.

BIOGRAFIA. Marina Balbo è direttore del Centro di psicoterapia EMDR di Asti, in cui svolge l’attività di psicoterapeuta. Nell’ambito dell’Associazione Italiana per l’EMDR è socio fondatore, vicepresidente del Consiglio Direttivo Nazionale, supervisore e co-trainer. E’ co-autore di numerose ricerche scientifiche, docente e supervisore AIAMC. Con McGraw-Hill ha pubblicato EMDR: uno strumento di dialogo tra le psicoterapie, con Giunti EMDR e Disturbi dell’Alimentazione. Tra passato, presente e futuro.

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CASA EDITRICE. La casa editrice Mimesis nasce come associazione culturale nel 1987, su iniziativa di Pierre Dalla Vigna, con lo scopo di raccogliere e diffondere le idee che animano la riflessione italiana ed europea. Nel 2006 Luca Taddio affianca Pierre Dalla Vigna nella direzione editoriale e nella nuova compagine sociale. Assieme danno vita a MIM edizioni srl, attuale detentrice del marchio “Mimesis”. Pur mantenendo la sua attitudine filosofica, Mimesis espande presto i confini dei propri interessi alle scienze umane e alla letteratura. Lo stretto rapporto con il mondo universitario e la costante esplorazione di nuovi ambiti d’indagine hanno garantito alla casa editrice un catalogo sempre più vasto: 4.000 titoli, una programmazione di 300 novità all’anno organizzate in 140 collane, e sottoposte alla valutazione dei direttori e dei comitati scientifici, con oltre 6000 docenti coinvolti nei diversi comitati e una trentina di riviste. Oltre a garantire una produzione editoriale di valore scientifico, la vocazione di Mimesis per il pensiero libero e indipendente si esprime anche attraverso la più completa autonomia dei propri autori. Oggi il Gruppo Mimesis riunisce realtà culturali diverse: sul versante italiano fanno parte del Gruppo la casa editrice Jouvence, dedita alla storia, alla letteratura e alla riflessione interculturale e la casa editrice Meltemi Srl da poco rinata con un catalogo dedicato in particolare all’antropologia, sociologia e nuovi media. Sul piano internazionale ci sono Editions Mimesis e Mimesis International, attive rispettivamente sul mercato francese e anglosassone (UK/ USA). Mimesis Verlag è invece il nuovo marchio pensato per il mercato editoriale di lingua tedesca. Il Gruppo si caratterizza e concretizza all’interno di un progetto europeo di programmazione editoriale in particolare nel settore umanistico in stretta collaborazione con i principali centri di ricerca universitari. Sempre in questo spirito europeo, nel 2015 Mimesis ha inaugurato una nuova sezione dedicata alla progettazione europea, MIM EU, pensata per accogliere gli stimoli della realtà socio-economica odierna, sempre più dinamica e globale. Dalla sua nascita, Mimesis ha vinto due progetti europei dedicati alla letteratura. L’offerta culturale della casa editrice comprende la piattaforma Scenari, settimanale online dedicato all’approfondimento di temi politici, economici e culturali.

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Andrea Lutri presenta la raccolta in versi “Poesie”

In libri on febbraio 24, 2020 at 8:22 am

Il Taccuino Ufficio Stampa

Presenta

Poesie di Andrea Lutri

Lo scrittore e avvocato romano Andrea Lutri presenta “Poesie”, una raccolta in versi in cui si dipinge con pennellate dai colori accesi e vibranti un intimo ritratto della natura umana. L’autore guarda all’amore con eguale dose di disincanto ed esaltazione, e non dimentica di osservare la caducità dell’esistenza e di celebrare, seppur con malinconia, il tramonto e la notte della vita umana. Una raccolta poetica semplice e diretta, così come lo è il titolo dell’opera.

Titolo: Poesie

Autore: Andrea Lutri

Genere: Raccolta poetica

Casa Editrice: Controluna

Pagine: 80

Prezzo: 9,90€

Codice ISBN: 978-88-8579-186-2

«E scoprirai che l’orizzonte non ha terra, non ha volto, non ha paesaggi che ti possa offrire. È lì, per farti sognare […]».

Poesie di Andrea Lutri è una raccolta in versi che parla d’amore e di perdita, di vita e di morte, e di tutto ciò che c’è nel mezzo. A volte l’autore si mostra creatura indifesa di fronte all’amore romantico, per poi trasformarsi in un acuto osservatore della sua fine, che analizza con logica e pragmatismo. Lutri narra di amori incandescenti, e alla donna amata dice: “tu non sei il paradiso, sei l’inferno che brucia di passione”; in altri versi espone invece la lucida consapevolezza della non eternità del rapporto amoroso, della pericolosità di un gioco serio dove “il croupier è un baro”. Il tema dell’amore apre la raccolta e mostra la parte in luce di un’opera che non ha timore di svelare anche il lato oscuro dell’esistenza, quello fatto di sofferenza, di vecchiaia e di morte. E se in apertura c’è la vita, la giovinezza e la passione, scorrendo le pagine si scoprono odi alla notte e alla morte, e riflessioni sulla difficoltà del vivere, sugli affanni di un uomo che non riposa mai: “siamo nati per faticare di giorno e pensare di notte. Le menti illuminate si destano sveglie”. Una dissezione dei sentimenti è Poesie, i cui versi sono radicati profondamente nella realtà e nel vivere quotidiano: versi che a volte sono impalpabili e sfuggenti, mentre in altre occasioni sono racconti vividi e concreti; liriche commoventi e introspettive si alternano a poesie in romanesco, dirette e viscerali. Andrea Lutri narra con delicatezza della dignità e insieme della paura con le quali si osserva lo scorrere degli anni sotto i nostri occhi, impreparati alla fine che inevitabilmente arriva per tutti, sempre stupiti di fronte all’incombenza della notte: “troppe volte ho lasciato che il tempo corresse via portando con sé brandelli della mia vita”. La dolcezza della gioventù e la spietatezza della vecchiaia, due fasi fondamentali della vita umana che l’autore sembra paragonare alla guerra, con il suo carico di coraggio e di perdite, di resilienza e di sconfitte, in cui a volte non si riesce a distinguere i vincitori dai vinti.

TRAMA. Una raccolta di poesie che hanno come filo conduttore tutte le fasi della vita dell’uomo; i versi di Andrea Lutri ne scandagliano ogni momento: la nascita, la crescita, l’amore, la sofferenza e, infine, la morte.

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BIOGRAFIA. Andrea Lutri è nato a Roma nel 1975. È un avvocato, Presidente dell’Associazione APL (Avvocati Per il Lavoro) e coordinatore editoriale della rivista telematica «Giustizia del Lavoro a Roma e nel Lazio». È coautore del libro “Il Jobs act. Tutte le novità del Governo Renzi in materia di lavoro” (La Tribuna, 2015). Nel 2019 pubblica per la casa editrice Controluna l’opera “Poesie”.

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Laura Basilico presenta il romanzo “Per il tempo che resta”

In libri on febbraio 17, 2020 at 12:51 pm

Il Taccuino Ufficio Stampa

Presenta

Per il tempo che resta di Laura Basilico

La scrittrice milanese Laura Basilico presenta “Per il tempo che resta”, un romanzo distopico ambientato nella Milano contemporanea che racconta in presa diretta l’Italia dello scontento di questi ultimi anni. Una vicenda volutamente provocatoria ed esasperata, spesso politicamente scorretta, con personaggi dei quali sarà di volta in volta quasi inevitabile indossare i panni, tanto si sentiranno vicini al proprio vissuto. Una storia drammatica che contiene in sé il seme della fatalità, e che analizza con pungente realismo la complessità degli esseri umani.

Titolo: Per il tempo che resta

Autore: Laura Basilico

Genere: Distopia politico-sociale

Casa Editrice: Il Seme Bianco

Collana: Magnolia

Pagine: 176

Prezzo: 15,90€

Codice ISBN: 978-88-3361-168-6

«I minuti trascorrono, dieci, trenta, un’ora, forse due. Non mi muovo. Mi hanno colato il gesso dell’orrore addosso, si è asciugato e sono una statua. Dimentico l’orologio, anche quello da polso, non mi interessa. Il tempo ormai è invischiato in un quadrante liquefatto alla Dalì, non scorre e io non ne faccio parte […]».

Per il tempo che resta di Laura Basilico si apre su un episodio di terrorismo mai accaduto in Italia, ma purtroppo vicino a una possibile realtà, per raccontare – o meglio sezionare – il comportamento dell’essere umano all’alba di una tragedia che coinvolge la società a cui appartiene. Con ritmo sostenuto e una vocazione alla cronaca secca e tagliente, l’autrice immagina uno scenario drammatico in cui lo stadio Meazza a Milano viene distrutto da una serie di potenti esplosioni. In un evento da fine del mondo seguiamo una dei protagonisti, Sara, intenta a scappare da un disastro di corpi ridotti in brandelli e fumo che brucia i polmoni; la donna si trova su una rampa dello stadio che le ricorda l’imbuto dantesco, e proprio all’inferno viene gettato il lettore, un inferno tanto vicino che si può quasi toccare e annusare. Il romanzo è il resoconto crudo e spietato dei giorni successivi a un attentato terroristico, osservati con gli occhi scaltri di una scrittrice che non è interessata a fare becero sensazionalismo ma vuole invece penetrare nell’anima di uomini e donne immersi nel proprio ego e nella propria autoconservazione. Sara, Dylan, Claudio e Barbara si trovano alle prese con il loro vero Io, che non combacia esattamente con l’idea che avevano di loro stessi. Per il tempo che resta è infatti un romanzo in cui niente è come sembra – a partire dalle possibili motivazioni dei terroristi – e in cui le certezze si sgretolano sotto gli occhi attoniti dei protagonisti tanto quanto lo stadio che poco prima era il luogo in cui sentirsi al sicuro. Laura Basilico mette a nudo l’anima dei suoi personaggi, la espone al giudizio impietoso dei lettori e nel mentre fa riflettere su quanto noi stessi siamo abili a nasconderci, e a non accettare la responsabilità delle nostre azioni. Sara è una donna vigliaccamente in fuga vittima di un assurdo fraintendimento su scala nazionale, Dylan è un uomo che non ha mai davvero afferrato la vita ma se l’è lasciata scorrere tra le dita, Claudio vive in un sottovuoto emozionale in cui non può penetrare neanche un granello di felicità, Barbara – come tutti gli esseri umani– vuole disperatamente fare la differenza. Tante sfaccettature di un’umanità al limite, scossa e percossa, autentica quanto basta da provocare empatia quanto disapprovazione. Sara è il vero cuore di questa storia, una donna piena di contraddizioni colta in un momento di smarrimento: “ho assoluto bisogno di sapere perché tutto se ne va in malora, qual è la mia parte di colpa nel declino”. E proprio di declino si parla in questo romanzo, delle derive di un’umanità che non trova più appigli, e di una società che condanna senza appello, che crocifigge senza prove, con la solerte complicità dei famigerati leoni da tastiera.

TRAMA. Milano, aprile 2012. Nel corso del derby in notturna Milan-Inter, una spettatrice si allontana apparentemente senza fretta dallo stadio Meazza. Pochi istanti dopo, una raffica di potentissime esplosioni scuote l’impianto, provocando una carneficina. Come mai la donna è uscita proprio in quel momento? E per andare dove? È parte attiva o a sua volta vittima dell’attentato? In una città scossa e spettrale, a queste domande cercheranno di trovare risposta il marito, l’ex fidanzato e una blogger d’assalto. Impresa non facile, in una vicenda dove niente è come sembra e neppure i terroristi sono quelli che tutti si aspettano.

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BIOGRAFIA. Laura Basilico è nata a Milano nel 1967. Nel 2008 pubblica per Robin Edizioni il suo primo romanzo “Come un tuono in cerca di pioggia”. Nel 2013 pubblica per Demian Edizioni “Sotto assedio”, un thriller sotto mentite spoglie incentrato sulle difficoltà professionali e familiari di una giovane madre affetta da una grave forma di depressione post parto. Nel 2016 esce per Edizioni Helicon “Donne che conosco”, una raccolta di racconti al femminile che di rosa hanno pochissimo, vincitrice del Premio “Città di Como” 2016 e seconda classificata al Premio “Lago Gerundo” 2016. “Per il tempo che resta” (Il Seme Bianco, 2019) è il suo ultimo romanzo.

LA CASA EDITRICE. Il Seme Bianco è una casa editrice del Gruppo LIT che mira a dare voce e a valorizzare autori emergenti ed esordienti, al fine di dare spazio alla potenzialità creativa e alla sperimentazione espressiva che spesso non trovano ascolto in circuiti editoriali più paludati. Pubblica libri di narrativa generale, noir, gialli, saggi, fantasy e raccolte di racconti. Il filo conduttore che unisce i diversi generi è la passione per la scoperta. Scoperta di una particolare visione, di un punto di vista originale che permetta al lettore di curiosare in territori “altri”, siano essi geografici, sociali, generazionali, storici, psicologici, distopici, spirituali.

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Roberto Cecchetti presenta il saggio “Il ritmo del desiderio. Da Jung alle pratiche filosofiche”

In libri on febbraio 13, 2020 at 4:54 pm

Il Taccuino Ufficio Stampa

Presenta

Il ritmo del desiderio. Da Jung alle pratiche filosofiche di Roberto Cecchetti

Lo scrittore, docente di filosofia e analista filosofo Roberto Cecchetti presenta “Il ritmo del desiderio. Da Jung alle pratiche filosofiche”, uno stimolante saggio impreziosito da un’acuta prefazione di Massimo Donà. Nel volume – diviso in una parte più autobiografica e in un’altra prettamente teorica – l’autore fiesolano analizza e approfondisce i concetti di libertà, desiderio e libido nel pensiero di Carl Gustav Jung, e la teoria dello sviluppo della coscienza individuale strettamente intrecciata all’inconscio collettivo di Erich Neumann.

Titolo: Il ritmo del desiderio. Da Jung alle pratiche filosofiche

Autore: Roberto Cecchetti

Genere: Saggio – Filosofia occidentale moderna

Casa Editrice: Mimesis Edizioni

Collana: Philo – Pratiche filosofiche

Pagine: 208

Prezzo: 22,00€

Codice ISBN: 978-88-5755-493-8

«La libido è un’irrefrenabile energia desiderante che converte l’essere non ancora manifesto in manifestazione del desiderio. Conoscerne la fonte significa ricercare il luogo del primigenio e inesauribile desiderare […]».

Il ritmo del desiderio. Da Jung alle pratiche filosofiche di Roberto Cecchetti è un saggio complesso ed estremamente interessante, che si divide in due parti distinte a richiamare la necessaria complementarietà dell’aspetto autobiografico – che domina nella prima parte – e di quello più strettamente teorico – incentrato sul tema dell’idealismo e sull’impianto speculativo di Carl Gustav Jung. In questo volume viene portata alla luce una nuova interpretazione del pensiero di Jung, un pensiero che non sempre è stato esplicitato dallo psichiatra svizzero. Cecchetti parte dal presupposto che se si prende sul serio la speculazione junghiana sull’inconscio, si deve asserire che è l’inconscio stesso a generare e a dare forma alla realtà come costruzione dell’individuo. Il punto è che tale costruzione risulta essere sempre inconscia, ed ogni tentativo di direzione volontaristica da parte dell’Io non è sufficiente ad indirizzare i moti desideranti dell’inconscio. Non essendo possibile rivolgersi direttamente all’inconscio per modificarlo o strutturarlo in modo nuovo, occorre quindi una dialettica che passi attraverso la mediatezza per avere accesso al desiderio creativo che l’inconscio rappresenta. L’inconscio è desiderio creativo, ed è il luogo in cui viene a determinarsi il destino individuale di ciascuno; come si può quindi diventare padroni del proprio destino? Ecco la domanda fondamentale sulla libertà dell’essere umano che l’autore si pone in questo testo. L’essere umano non ha padronanza diretta sul modo in cui si dà forma all’esistenza e alla realtà che lo circonda, e non c’è dubbio che gran parte delle patologie e dei malesseri del nostro tempo siano originati proprio da una fusione della coscienza con l’inconscio – condizione denominata “uroborica” dallo psichiatra Erich Neumann. Il fondamento delle patologie contemporanee può essere ritrovato proprio qui: la coscienza è presa in un vortice di potenze sia collettive che individuali assolutamente inconsce, per cui si è diretti da forze sconosciute e incoercibili e non si è padroni del proprio destino, non si è cioè affatto liberi. Questa situazione di impotenza si traduce in malattia; lo vediamo nella dipendenza dei figli nei confronti del desiderio dei genitori, nella difficoltà degli adolescenti ad affrontare in modo sano la vita, nella mancanza di senso nelle relazioni, nei rapporti fusionali nelle coppie, nella dipendenza da sostanze stupefacenti. Sempre più di rado la società offre modelli simbolici di sviluppo della coscienza e di differenziazione dall’inconscio, e Roberto Cecchetti, da analista ad orientamento filosofico, cerca di colmare questo vuoto e ne Il ritmo del desiderio afferma con convinzione che non c’è cura senza una presa di coscienza, senza la capacità di interpretare la realtà sociale, storica, culturale che ci circonda. Anche l’individuo “sano” deve prendersi filosoficamente cura della propria esistenza affinché, attraverso una ricerca di senso assolutamente personale, possa giungere alla capacità di orientarsi in un mondo che dopo l’evento della cosiddetta morte di Dio è divenuto puro caos.

TRAMA. L’uomo, in quanto essere parlante e capace di immaginare altrimenti, si costituisce nel movimento dialettico del proprio desiderare creativo e spontaneamente inconscio. A partire da Jung e dalle pratiche filosofiche, questo libro scava intorno alle cose ultime, quelle che sembrano essere il luogo d’origine delle leggi della psiche, che regolano il rapporto fra soggetto e oggetto. La pietra filosofale – obiettivo di ricerca nell’alchimia – rappresenta qui in tal senso la ricomposizione di quegli indizi che, come membra sparse di un’unità originaria, rivelano i punti di congiunzione fra l’uomo e la realtà, fra mondo interno e mondo esterno. E dalla meraviglia che suscita l’incontro di questi due poli scaturisce il momento d’inizio del filosofare. Come raggiungere e gestire questa energia originaria che sotto la forma del desiderio risiede nell’ombra dell’inconscio? In queste pagine si cerca una risposta, seguendo la viva esperienza biografica, tra l’orizzonte filosofico e quello psicoanalitico.

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BIOGRAFIA. Roberto Cecchetti (Fiesole, 1984) è dottore in Filosofia e in Psicologia, è analista filosofo (Sabof) e docente di filosofia presso la Scuola di Psicoterapia Erich Fromm di Prato. Ha frequentato la Scuola Philo di Milano, nella convinzione che la filosofia debba tornare a essere una pratica di vita e uno strumento di cura. Collabora con diverse riviste tra le quali: “Giornale Critico di Storia delle Idee”, “Antàres. Prospettive antimoderne”, “Intellettuale Dissidente” e “Axis Mundi”. Nel 2017 pubblica per Attucci Editore la sua autobiografia “La metrica dell’apparenza”. Nel 2019 pubblica per Mimesis Edizioni il saggio “Il ritmo del desiderio. Da Jung alle pratiche filosofiche”. È inoltre in uscita a febbraio 2020 per Gog un volume collettaneo dedicato al tema del fantastico dal titolo “Oltre il reale”.

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Carlotta Amerio presenta il romanzo “Al limite del sogno”

In libri on febbraio 10, 2020 at 6:35 pm

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Presenta

Al limite del sogno di Carlotta Amerio

La scrittrice torinese Carlotta Amerio presenta “Al limite del sogno”, il racconto della dolorosa spirale discendente di una ragazza tormentata da incubi spaventosi che la confondono e che prendono il posto della sua realtà. La protagonista Giulia dovrà affrontare il più terribile dei nemici: la parte oscura di sé stessa, quella seppellita in un luogo recondito dell’anima e lì dimenticata, finché il passato decide di scavare e far riemergere il rimosso. Una storia cruda e decadente da una giovane autrice che ha ricevuto una menzione speciale ai Premi Internazionali Mario Luzi e Salvatore Quasimodo.

Titolo: Al limite del sogno

Autore: Carlotta Amerio

Genere: Narrativa contemporanea

Casa Editrice: 96 rue de-La-Fontaine Edizioni

Collana: Il lato inesplorato

Pagine: 192

Prezzo: 14,00€

Codice ISBN: 978-88-9399-003-5

«Ogni singola notte mi ritrovavo a combattere contro i miei demoni. Mi aggiravo sul luogo del delitto e mi affannavo a cercare una risposta ai miei perché. Ero ormai convinta che si trattasse di una specie di missione del cui scopo ero però ancora all’oscuro. Avevo incominciato a rovistare nei cassetti, a spostare gli oggetti. Una volta, avevo addirittura sfiorato i corpi ancora tiepidi, per capire se quel che mi circondava fosse reale. Ma, se quello era reale, cos’era quello che vivevo tutti i giorni? […]».

Al limite del sogno di Carlotta Amerio è un romanzo psicologico che cattura e avvolge, che inquieta e stupisce. È la storia di Giulia, un personaggio a volte indecifrabile e misterioso come lo sono gli incubi troppo reali che tormentano le sue notti. Giovane studentessa universitaria, Giulia appare all’inizio come tutte le ragazze della sua età, allegra e piena di vita, finché il tono e l’atmosfera del romanzo cambiano, rivelando una storia complessa e oscura. Carlotta Amerio riesce abilmente a confondere il lettore stuzzicando allo stesso tempo la sua curiosità; con una scrittura scorrevole e vivida lo conduce per mano nei corridoi labirintici delle ossessioni umane, dei ricordi rimossi, delle catarsi violente. E il lettore non può che rimanere affascinato da una trama che scorre veloce e intrigante sotto i suoi occhi, senza mai risultare banale. È una storia cruda, che in certi momenti si perde nella zona liminare tra sogno e realtà, e nel mentre contrappone la spensieratezza di una giovane che sta vivendo il momento più bello della sua vita alla inquietante consapevolezza che si fa strada nei suoi sogni, che ormai sono solo incubi terribili. Ma quella spensieratezza è solo un’illusione, ed ecco che l’incubo si trasferisce anche nei momenti di veglia, quando la dipendenza dall’eroina fa precipitare Giulia nel baratro della non esistenza. Negli angoscianti confronti con il suo doppio demoniaco, con la parte di sé che vuole annientarla, che vuole farla naufragare in un mare nero e vischioso, la giovane protagonista ricorda un particolare della sua infanzia a lungo rimosso. Ed è a questo punto che il romanzo rivela la sua natura più profonda: nelle lotte contro la “sé stessa omicida”, nella confusione tra chi sia vittima e carnefice che la sta portando all’autodistruzione, Giulia ritrova il coraggio e la strada perduta da tempo, proprio quando era convinta di essersi smarrita per sempre. Al limite del sogno è la storia di una catarsi, dura ma necessaria; una vicenda tenebrosa che lascia però presagire una luce in fondo al tunnel.

TRAMA. Giulia, giovane studentessa di Storia dell’Arte, trascorre le sue giornate tra studio e momenti di svago con i suoi amici e con Davide, il suo ragazzo. D’improvviso, però, degli incubi tetri e grotteschi, che paiono sempre più reali, iniziano a tormentare le sue notti. Inizierà da ciò un percorso sempre più vorticoso che la porterà a sperimentare ogni genere di degradazione, vittima, insieme, delle proprie allucinazioni e del desiderio confuso e progressivamente più incoerente di sfuggire a esse attraverso la droga. Il racconto riesce ad avere la precisione spietata di un’analisi clinica e la sapienza narrativa derivata da una partecipazione umana al dramma narrato, testimonianza di una scrittura di razza e di una sensibilità rara.

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BIOGRAFIA. Carlotta Amerio vive a Torino ma ha vissuto a lungo in diverse città della Germania. Nel corso della sua vita ha spesso lavorato con la parola scritta, utilizzandola sia come strumento professionale che come chiave di lettura del suo io interiore e di quello dei personaggi letterari e delle menti che li avevano creati. Ha lavorato come traduttrice, insegnante di lingue e consulente marketing. Ha da poco lasciato il suo ruolo di programming analyst presso una multinazionale del settore metalmeccanico per dedicarsi al travel planning e alla scrittura. Per il suo primo romanzo, “Al limite del sogno” (96 rue de-La-Fontaine Edizioni, 2019), ha svolto dettagliate ricerche sui mondi sommersi, quelli che nessuno vuole vedere e di cui molti negano persino l’esistenza, rivolgendo lo sguardo semplicemente altrove.

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Gandolfo Quercia presenta “Le Giovanneidi. Giovanni e la terra delle sei pietre – Libro II: Il mistero di Malasar”

In libri on gennaio 28, 2020 at 5:14 pm

Il Taccuino Ufficio Stampa

Presenta

Le Giovanneidi. Giovanni e la terra delle sei pietre –

Libro II: Il mistero di Malasar di Gandolfo Quercia

Lo scrittore fanese Gandolfo Quercia (nome d’arte di Giovanni Dormicchi) presenta “Le Giovanneidi. Giovanni e la terra delle sei pietre – Libro II: Il mistero di Malasar”, la continuazione delle peripezie del prode arciere Giovanni, conosciuto nel primo volume della dilogia “La cintura della potenza”. Un romanzo storico-fantastico narrato con un linguaggio a metà strada tra l’epico e il colloquiale, condito con una buona dose di ironia; un’opera citazionista e avventurosa da un giovane autore che ha saputo creare un universo originale e un personaggio unico nel suo genere.

Titolo: Le Giovanneidi. Giovanni e la terra delle sei pietre – Libro II: Il mistero di Malasar

Autore: Gandolfo Quercia

Genere: Storico-Fantastico

Casa Editrice: Casa Editrice Kimerik

Collana: Kimera

Pagine: 136

Prezzo: 14,00€

Codice ISBN: 978-88-5516-032-2

«Da oggi in poi mi chiamerete Giovanni II. E questa è la nostra identità. Verde come il panorama delle nostre colline. Bianco è la Pace che vorremmo senza compromessi e sottomissioni varie. Nero come la parte della Vita di ognuno di noi nel momento di crisi esistenziale. Giallo è l’Anima che noi, anche quando tutto sembrerà perduto, non venderemo a nessun Signor Oscuro […]».

“Benedici questo scritto che io rinvenni sotto la ferrea croce dei verdi colli devoti a San Biagio”: questa frase è parte del proemio del romanzo La cintura della potenza, il primo volume de Le Giovanneidi. Giovanni e la terra delle sei pietre,una dilogia di genere fantastico ambientata a Fano e nel Nord Italia in un mondo parallelo al periodo dell’Impero Romano tra il 359-361 d.C.Con l’antico espediente letterario del “manoscritto ritrovato” lo scrittore Gandolfo Quercia finge di non essere lui l’autore della storia raccontata ma di averla rinvenuta in un misterioso testo, scritto in tempi remoti con un arcano linguaggio, consegnato a lui dalle astute mani del Fato. E nel romanzo Le Giovanneidi. Giovanni e la terra delle sei pietre – Libro II: Il mistero di Malasar l’autore riprende la straordinaria avventura di Giovanni, conosciuto a seconda delle evenienze come Ammazzavelocisti, Salvatore del Titano o Giovodromo, e dei fedeli amici al seguito dell’esercito della Nazione di Fano. Il viaggio si apre sull’ennesima “fatica” di Giovanni, la lotta con il grifone Neda, per poi spostarsi geograficamente sempre più verso nord, da Genova a Torino, dalla Valle D’Aosta alle gelide e misteriose terre di Bolzano. Tra sacro e profano, tra rimandi alla mitologia greca e romana e incursioni originali nella cultura pop, Gandolfo Quercia costruisce una storia che coniuga magia ed eroismo, forza fisica e abilità logiche. E soprattutto racconta una vicenda che parla del potere inesauribile dell’amicizia, della tolleranza tra persone di culture e religioni differenti, e del grande valore della resilienza. Giovanni è un giovane eroe che si scontra ogni giorno con i suoi dubbi e le sue fragilità, ma che non smette mai di lottare per sé stesso e soprattutto per gli altri. Un ragazzo come tanti che si trova a diventare l’unica speranza per il proprio popolo, e che decide con grande forza d’animo di abbandonare la propria vita e i propri desideri per mettersi al servizio di un bene superiore. E riproponendo l’epica quanto attuale lotta tra luce e oscurità, si arriva alla solenne sfida finale sul monte Zanato, dove Giovanni e Malasar definiranno il nuovo corso della Storia.

TRAMA LIBRO I E LIBRO II. Giovanni è un giovane uomo di campagna, un abile e preciso arciere, con una corsa assai rapida, ma soprattutto un guerriero dall’animo grintoso, che desidera solamente fare del bene alla gente che incontra ogni giorno. Ma all’improvviso qualcosa di oscuro irrompe nelle tranquille vite del popolo fanese e di tutte le altre popolazioni d’Italia. Un malvagio monarca, Malasar, che governava nell’attuale Pianura Padana, oltrepassa le proprie frontiere assieme al suo esercito, i Tagliastrade, con l’intento di conquistare la terra di San Marino, e poter poi lanciare un tempestoso assalto alle città sulle coste bagnate dal Mare di Adria. Il Re Giovanni I della Terra di Giovannia ha quindi una brillante idea per sconfiggere una volta per tutte lo spietato tiranno del regno di Scorciatoia. Il monarca devoto alla Fortuna comprende però che per attuare lo stratagemma ha bisogno dell’aiuto del giovane arciere dal suo stesso nome e dall’animo puro e coraggioso. Giovanni accetta l’incarico e parte quindi per un viaggio di liberazione con l’esercito della Nazione di Fano che lo condurrà fino al regno di Tania, la Regina delle Regine, che vive nell’estremo nord. Sulla perigliosa strada si presenterà a re e regine nelle città in cui la fanese armata si fermerà, e riceverà da essi doni preziosi che lo aiuteranno nel proseguimento del faticoso cammino ma soprattutto a crescere di ingegno e saggezza. Inoltre il temuto podista conoscerà nuovi amici provenienti da mondi e culture a lui sconosciuti che saranno al suo fianco nel momento del bisogno, soprattutto quando il combattivo arciere verrà sottoposto ad una serie di prove di forza e di intelligenza.

L’AUTORE È DISPONIBILE A RILASCIARE INTERVISTE

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BIOGRAFIA. Gandolfo Quercia, pseudonimo di Giovanni Dormicchi, nasce a Fano (PU) il 24 Ottobre 1997. Oltre al ciclo de “Le Giovanneidi” è anche autore della canzone “World Cup”, con cui ha esordito nel mondo della musica raggiungendo le 510.240 views su YouTube durante i mondiali di calcio di Russia 2018. La canzone esprime una sottile critica nei confronti della mancata qualificazione dell’Italia a quel torneo. Le sue passioni più grandi sono i viaggi, il calcio, il tiro con l’arco, il podismo, la musica, il buon cibo e lo scrivere.

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