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P38: un progetto che merita attenzione e più di un ascolto

In arte, artisti, autore, band, blog, dischi, rock on febbraio 21, 2013 at 4:27 pm

p38Ascoltando P38, progetto musicale dietro il quale c’è essenzialmente un solo artista – Stefano Pace; un aggettivo ricorre con frequenza alla mia mente: ‘strano’. ‘Strano’ nel senso positivo del termine, ‘strano’ perché è qualcosa che non ci si aspetterebbe di ascoltare.

By Alice Bevilacqua

Ad una prima impressione, la voce roca è profonda e l’andamento vagamente blues delle tracce potrebbe far pensare che si tratti semplicemente di un ennesimo tributo a determinati artisti del passato, ma ben presto tale sensazione sfuma: già ad un primo ascolto. Infatti, si viene smentiti da un groviglio ordinato di elementi quasi fuori dal contesto – come pezzi di pianoforte e tastiere più moderne, ritmi più convenzionali e bongos – che vengono invece ricompresi perfettamente all’interno dello stile originale, decisamente fuori dagli schemi, dei P38.

Il primo lavoro, comprensivo di otto brani, offre all’ascoltatore una vasta gamma di sensazioni e spunti, sia musicali che narrativi; se si è persone aperte all’ascolto, il flusso musicale che sgorga da queste canzoni è capace di penetrare in profondità e di lasciarti una traccia importante, non risultando tuttavia mai pretenzioso o troppo complesso . Piacevole, accattivante e orecchiabile senza scadere nella banalità quindi. Fattore altrettanto significativo è la capacità di mantenere viva la varietà musicale e dunque l’interesse dell’ascoltatore attraverso ogni brano, che viene sempre caratterizzato da elementi nuovi e distintivi rispetto alle tracce che lo circondano.

Prendendo ad esempio un brano come ‘Wait 4 U’, è già chiaro quanto detto finora: dopo un intro più convenzionale, con pianoforte e voce perfettamente armonizzati, si viene in un certo modo sorpresi dal ritmo più rock che segue, e la sorpresa viene decisamente amplificata – nel prosieguo della canzone – dal ritornello accompagnato da melodie inaspettate in sottofondo.

La seconda traccia, ‘Golden Gate’, sembra già provenire da un altro settore della musica, e le chitarre quasi funky si inseriscono in ritmi cadenzati accompagnati da tastiere che regalano una sfumatura ulteriore a questo brano.

Giunti a questo punto, ci imbattiamo in ‘Taxi’ e la nostra idea iniziale è costretta a cambiare ancora: brano più lineare ma energico, che rispetta senza dubbio la migliore tradizione rock e trascina l’ascoltatore fino in fondo, senza soste.

stefano pace

Ulteriore novità è ‘C The Line’, brano che presenta ancora ritmi coinvolgenti sostenuti da tamburi che di certo non ci si aspetterebbe di trovare e una delicata ma decisa trama di sitar (o qualcosa di decisamente simile) nel background; elementi che rendono unica questa traccia ancora una volta e permettono di identificarla come sintesi perfetta del sound composito di P38.Brano imperdibile.

La successiva ‘Windy & Grey’ è invece un buonissimo esempio di rock ‘n’ roll quasi classico mentre ‘Banging’ colpisce per le tastiere che accompagnano la canzone e il ritmo nuovamente trascinante; si arriva così a ‘Down’, altro brano decisamente singolare e piuttosto diverso dallo stile generale dell’album, che con la sua ‘flemma’ quasi reggae riesce a catturare l’attenzione e soprattutto con la frase d’apertura, ‘I went downtown‘, richiama alla mente il medesimo inizio di ‘Kinky Reggae’ di Bob Marley.

Il brano conclusivo, ‘Blue’, si apre nuovamente con il bellissimo suono di un sitar e prosegue con un andamento decisamente più spedito, che sembra essere quasi contaminato da influenze country perfettamente almagamate alla voce, profonda e espressiva.

In conclusione, ben poche critiche possono essere mosse a questo interessante progetto musicale o perlomeno si può sostenere senza dubbio che questa musica raccoglie al suo interno le più diverse sonorità e riesce perciò a non apparire scontata o prevedibile, e persino gli elementi più ‘strani’ e inattesi – nel senso indicato all’inizio – trovano la loro perfetta collocazione nella visione d’insieme di questo primo lavoro, nel quale la voce, sincera e diretta, è un efficace filo conduttore. P38 può piacere o meno, ma se non si disdegnano vere e proprie ‘sfide sonore’, questo è sicuramente un progetto che merita un ascolto, anzi, decisamente più d’uno. Alice Bevilacqua

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