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Archive for febbraio 2013|Monthly archive page

Dalla Grecia il fascinoso gruppo dei Gravitysays_I

In arte, artisti, band, blog, dischi, grecia on febbraio 25, 2013 at 2:47 pm

Un gruppo misterioso e interessante quello dei Gravity Says_I:nati nel 2003 in Grecia dalla mente di Manos Paterakis e Nikos Retsos hanno pubblicato il loro primo album solo nel 2007 e per giunta hanno fatto passare altri quattro anni prima della pubblicazione del secondo album (2011).

gravity saysdi Claudio Papitto

E’ un gruppo controcorrente quindi perchè appunto al di fuori delle logiche del mercato musicale. Ma come mai tutti questi anni per lanciare in realtà solo due albums? La risposta la trovi nella loro stessa filosofia di fare musica, intesa come “accompagnamento per le ispirazioni” e “vivere accanto alla melodia”.

Ascoltando il loro primo album, “The Roughest Sea”, le canzoni assumono colori tra il folk e l’elettronica, si mantengono minimaliste ed essenziali, a volte senza neanche parti cantate, con qualche spruzzo di sano vero progressive specialmente nelle prime “Gravity Says I” e “The Air” (quest’ultima con un’insolita partecipazione di voce femminile). Il resto dell’album scorre pressocchè lento tra suoni oscuri e spazi molto onirici.

Ma dove il gruppo esprime al massimo le sue atmosfere oscure e sognanti è nel bellissimo secondo album del 2011: “The Figures of Enormous Gray and The Patterns of Fraud”. Si tratta di un concept album che ricorda strascichi pinkfloydiani anni 70 ma con un’aggiunta originale di un vero e proprio coro formato da cinque voci maschili. E’ proprio il canto a cappella di questo coro che apre alle sonorità progressive dell’album, che si protraggono in due grandi parti di circa 20 minuti ciascuna. Nella musica di questo album non esiste una parte vocale o uno strumento facente da leader, bensì tutto si trasforma armonicamente dal coro solitario alla chiatarra acustica, dallo xilofono al violoncello, dalla batteria alla chitarra elettrica che assieme al basso governa i segmenti più pompati dell’opera omnia.

C’è una ricerca accurata in ogni scelta strumentale delle loro canzoni e questa ricerca ha un fine ben preciso: i Gravitysay_I vogliono raccontarti l’urgenza di un’identità umana e sociale in mezzo ad un mondo che ti scarta e ti distrugge fin dal giorno in cui nasci, un’identità che viene repressa anche dal paradosso odioso di essere giovani e non poter cambiare l’enorme grigio sopra di noi. Sì, forse il gruppo ha preso spunto dalla difficile situazione politica della loro nazione, la Grecia, rendendo questo spunto una fonte di scuotimento per tutti quelli che si sentono oppressi da quell’enorme grigio così ben suonato nel loro concept album. by Claudio Papitto

http://www.facebook.com/pages/Gravitysays_i/184810734891402

Conosci band estere di qualsiasi genere che ti hanno colpito e che ti piacerebbe se ne parlasse di più nel web? Scrivici su antipop.project@gmail.com :  inserendoci dei link di ascolto delle bands underground che stai seguendo maggiormente! (non band con poco materiale per favore)

 

P38: un progetto che merita attenzione e più di un ascolto

In arte, artisti, autore, band, blog, dischi, rock on febbraio 21, 2013 at 4:27 pm

p38Ascoltando P38, progetto musicale dietro il quale c’è essenzialmente un solo artista – Stefano Pace; un aggettivo ricorre con frequenza alla mia mente: ‘strano’. ‘Strano’ nel senso positivo del termine, ‘strano’ perché è qualcosa che non ci si aspetterebbe di ascoltare.

By Alice Bevilacqua

Ad una prima impressione, la voce roca è profonda e l’andamento vagamente blues delle tracce potrebbe far pensare che si tratti semplicemente di un ennesimo tributo a determinati artisti del passato, ma ben presto tale sensazione sfuma: già ad un primo ascolto. Infatti, si viene smentiti da un groviglio ordinato di elementi quasi fuori dal contesto – come pezzi di pianoforte e tastiere più moderne, ritmi più convenzionali e bongos – che vengono invece ricompresi perfettamente all’interno dello stile originale, decisamente fuori dagli schemi, dei P38.

Il primo lavoro, comprensivo di otto brani, offre all’ascoltatore una vasta gamma di sensazioni e spunti, sia musicali che narrativi; se si è persone aperte all’ascolto, il flusso musicale che sgorga da queste canzoni è capace di penetrare in profondità e di lasciarti una traccia importante, non risultando tuttavia mai pretenzioso o troppo complesso . Piacevole, accattivante e orecchiabile senza scadere nella banalità quindi. Fattore altrettanto significativo è la capacità di mantenere viva la varietà musicale e dunque l’interesse dell’ascoltatore attraverso ogni brano, che viene sempre caratterizzato da elementi nuovi e distintivi rispetto alle tracce che lo circondano.

Prendendo ad esempio un brano come ‘Wait 4 U’, è già chiaro quanto detto finora: dopo un intro più convenzionale, con pianoforte e voce perfettamente armonizzati, si viene in un certo modo sorpresi dal ritmo più rock che segue, e la sorpresa viene decisamente amplificata – nel prosieguo della canzone – dal ritornello accompagnato da melodie inaspettate in sottofondo.

La seconda traccia, ‘Golden Gate’, sembra già provenire da un altro settore della musica, e le chitarre quasi funky si inseriscono in ritmi cadenzati accompagnati da tastiere che regalano una sfumatura ulteriore a questo brano.

Giunti a questo punto, ci imbattiamo in ‘Taxi’ e la nostra idea iniziale è costretta a cambiare ancora: brano più lineare ma energico, che rispetta senza dubbio la migliore tradizione rock e trascina l’ascoltatore fino in fondo, senza soste.

stefano pace

Ulteriore novità è ‘C The Line’, brano che presenta ancora ritmi coinvolgenti sostenuti da tamburi che di certo non ci si aspetterebbe di trovare e una delicata ma decisa trama di sitar (o qualcosa di decisamente simile) nel background; elementi che rendono unica questa traccia ancora una volta e permettono di identificarla come sintesi perfetta del sound composito di P38.Brano imperdibile.

La successiva ‘Windy & Grey’ è invece un buonissimo esempio di rock ‘n’ roll quasi classico mentre ‘Banging’ colpisce per le tastiere che accompagnano la canzone e il ritmo nuovamente trascinante; si arriva così a ‘Down’, altro brano decisamente singolare e piuttosto diverso dallo stile generale dell’album, che con la sua ‘flemma’ quasi reggae riesce a catturare l’attenzione e soprattutto con la frase d’apertura, ‘I went downtown‘, richiama alla mente il medesimo inizio di ‘Kinky Reggae’ di Bob Marley.

Il brano conclusivo, ‘Blue’, si apre nuovamente con il bellissimo suono di un sitar e prosegue con un andamento decisamente più spedito, che sembra essere quasi contaminato da influenze country perfettamente almagamate alla voce, profonda e espressiva.

In conclusione, ben poche critiche possono essere mosse a questo interessante progetto musicale o perlomeno si può sostenere senza dubbio che questa musica raccoglie al suo interno le più diverse sonorità e riesce perciò a non apparire scontata o prevedibile, e persino gli elementi più ‘strani’ e inattesi – nel senso indicato all’inizio – trovano la loro perfetta collocazione nella visione d’insieme di questo primo lavoro, nel quale la voce, sincera e diretta, è un efficace filo conduttore. P38 può piacere o meno, ma se non si disdegnano vere e proprie ‘sfide sonore’, questo è sicuramente un progetto che merita un ascolto, anzi, decisamente più d’uno. Alice Bevilacqua

Rock, stornelli e testi monelli: Anelli soli

In artisti, band, dischi, emergenti, italia, messina, milano, musica, promozione emergenti, recensioni, rock, torino on febbraio 13, 2013 at 5:02 pm

band italiana

by Claudio Papitto

Il trio eccentrico degli Anelli Soli fa un tipo di rock che si discosta abbastanza dal genere rock del comune commercio discografico: no, qui si volta pagina per forza, perchè gli Anelli Soli non fanno musica per i sempliciotti a cui basta un grido animalesco seguito da un riff di tre accordi.

Sono solo in tre (Marco Anello, Luca Anello e Armando Stella) ma sanno fare musica per dieci.

Di origini siciliane ma sempre in giro tra il nord e il sud dell’italia, questo gruppo è proprio quello che ci vuole per gli amanti della musica originale ad hoc, una musica “alternativa” nel senso reale del termine, con i suoi “stornelli” in chiave rock, i suoi frequenti cambi di melodia, i suoi cori energici e i suoi testi non facili da capire.

Gli Anelli Soli hanno pubblicato un solo album (“Malomodo”) ma intorno a questo disco girano come trottole impazzite anche i video delle singole canzoni: eccezionale a dir poco è il video della canzone “Ina Ina” (su youtube) in cui già uno capisce che stiamo parlando una lingua diversa, fatta da parole scarne e allo stesso tempo esplicite, le quali compongono un coloratissimo mosaico “alla picasso” fino alla fine del video.

Sono interessanti anche gli altri video girati live in varie località d’Italia perchè è evidente che questo trio trascina molto bene il suo pubblico, non lo annoia mai, lo coinvolge in tutte le loro performances.

Le canzoni di “Malomodo” sono tutti piccoli affreschi di impressionismo che celano sotto sotto messaggi importanti e profondi, come in “Vago Bendaggio”, canzone che si chiede fin dove può arrivare la fantasia. Anche le parolacce nei loro testi hanno un significato recondito, cioè vogliono dare maggiore spinta all’effetto “monello” della loro musica, ma senza mai essere prettamente volgari.

Nella musica degli Anelli Soli non c’è un contesto predefinito tipo ideali politici o filosofie di vita: il senso di ogni singola canzone resta sempre ermetico e fluttuante e appunto per questo l’ascoltatore può vagabondare con la testa interpretando le parole cantate in modo sempre diverso e sempre personalizzato.

E anche se “Santaresa” o “Canzone Per Persone Buone” possono sembrare un alt rock semipsichedelico, sarebbe sbagliato dargli una classificazione unica: è lo stile degli Anelli Soli e basta.

Tra l’altro, sono facilmente paragonabili ai Verdena ma scavando bene si notano due grandi differenze tra loro: i Verdena sono in quattro e hanno un maggior stile anni 70, mentre gli Anelli Soli sono in tre e hanno saputo creare l’originale miscela tra rock e canzone popolare, molto spesso superando di spessore artistico l’inventiva vocale di altri gruppi.

by Claudio Papitto  @ReClaudioed
 http://claudiopapittomusic.wix.com/claudiopapitto http://www.youtube.com/user/claudiopapitto 

Rhomanife – “In The Sky” : invocazione alla Humanitas decaduta

In blog, dischi, emergenti, italia, musica, recensioni, reggae, reggae music, street music, Uncategorized on febbraio 6, 2013 at 5:10 pm

Libertà. Ritengo sia il termine giusto per interpretare l’ultima raccolta musicale cantata dai Rhomanife. “In The Sky” da un’ idea di semplicità e di toni chiari dimostrando una forte coerenza e determinazione di pensiero.  I brani diventano inni di pace e d’amore  che si contrappongono ad una società priva di valori e viziata da beni materiali.Passando dalle già definite “preghiere musicali” del precedente album i Rhomanife modernizzano la loro “ReggaeMusic” dandogli un tono diverso, essenziale ma deciso e mai retorico.  Il brano che porta il nome dell’album sembra sottolineare il concetto della religiosità perduta : con coraggio ma con grande umiltà e onestà si invoca l’unità del genere umano che deve far riferimento al nostro Signore. Le canzoni alternano inglese semplice e dialetto, voci maschili e femminili, assoli di chitarra e altri suoni tipici del reggae. L’insieme, grazie anche all’uso adeguato di strumenti, è quello di un’armonia musicale, di facile ascolto e comprensione. Nell’altra traccia presente nell’album, “Pray Now”, ripete la stessa frase appena scritta durante i ritornelli ed esprime, grazie anche al doppio significato dell’inglese “Pray”, sia il bisogno di pregare che il diffondersi della speranza. Quest’ultima insieme alla preghiera  è necessaria affinchè torni di nuovo quell’ideale di Fratellanza e Amore che manca algenere umano. No alle droghe, no all’arroganza, no alle istituzioni religiose ufficiali, sì alla spiritualità pura e a tutti i gli esseri umani che credono nei valori dell’amore e della pace, valori banali ma sempre meno rispettati. I concetti appena citati sono divulgati ed espressi non solo nelle canzoni e nei concerti, ma anche nella vita, dove la solidarietà e la condivisione sono elementi essenziali e unici per invocare quella ”Humanitas” ormai decaduta.

http://www.myspace.com/rhomanife

Note Tecniche-MusicaliBuon uso del basso e adeguati assoli di chitarra che non disturbano i ritmi musicali che sono quelli tipici della “ReggaeMusic” . Il tutto è ben adattato alle voci italiane, tra inglese e dialetto. I termini chiave e quindi di conseguenza anche i concetti e i temi che si vogliono esprimere sono precisi e notati sin dal primo ascolto.

Altre Note : Il loro non è solo un progetto musicale ma è un progetto culturale con vari eventi organizzati ai quale partecipano moltissime persone amanti della libertà e della libera espressione che da anni condividono le convinzioni e le idee, sempre solidali al loro interno e aperti all’esterno. Hanno inoltre promosso il “Tour per la Fratellanza fra i Popoli 2012 ”  per diffondere il loro modo di vedere pensare tra Amore, Fratellanza e Pace.    

 By VitoR.    @VitoRom01

 

Tutte le bands interessate ad ottenere recensioni e pubblicità sul nostro blog possono scriverci e d inviare il loro materiale (audio,video,bio,foto,links vari)  all’indirizzo   antipop.project@gmail.com  e verrete inseriti su Il Metropolitano!!



                                                                                                                                     

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