il Taccuino

Martina Collu presenta il romanzo “Il gitano”

In libri on gennaio 14, 2021 at 11:03 am

Il Taccuino Ufficio Stampa

Presenta

Il gitano di Martina Collu

La scrittrice cagliaritana Martina Collu presenta “Il gitano”, un affascinante romanzo in cui si racconta la storia di Morea Blanco, un’anima fragile da sempre in lotta con sé stessa, in bilico tra la difficile accettazione della sua natura e il desiderio di un cambiamento drastico. Cresciuta entro limiti imposti da una madre oppressiva e da una terra angusta, e tormentata da un oscuro segreto del passato, Morea cerca maldestramente di perdonarsi, di conoscersi e, infine, di amarsi.

Titolo: Il gitano

Autore: Martina Collu

Genere: Narrativa contemporanea

Casa Editrice: Nulla Die Edizioni

Collana: Parva res. I romanzi

Pagine: 201

Prezzo: 16,00 €

Codice ISBN: 978-88-691-53-143

«Io la faccia insanguinata del gitano non la ricordo. Il suo nome non l’ho mai sentito pronunciare, né ho mai intravisto la morte posarsi sui suoi occhi. Eppure c’è qualcos’altro, risuona nel vuoto della mia grande testa inutilmente, perché capire non serve più se da quando ci si è interrogati è passato troppo tempo […]».

Il gitano di Martina Collu è un romanzo enigmatico, sibillino, che mantiene abilmente alta l’attenzione del lettore centellinando le sue rivelazioni. È un’opera “fumosa” all’inizio, e la stessa protagonista, Morea Blanco, è avvolta in una fitta nebbia: le sue parole febbrili e a volte indecifrabili non sono mai concentrate sul qui e ora, ma vagano disordinate insieme alla sua mente verso luoghi lontani, verso un passato che non si ricorda o che non si vuole ricordare. Con una scrittura veloce e incalzante, in cui trovano spazio parole del dialetto creolo, l’autrice ci presenta l’intenso personaggio di Morea, accompagnandola con una generosa dose di inquietudine che avvince il lettore; Martina Collu riesce infatti nel difficile compito di sottometterlo alla storia, di farlo sentire affamato di una verità che sembra non voglia palesarsi. Morea è una donna tormentata quando la incontriamo la prima volta: indecisa se rifarsi il seno dal chirurgo plastico, ci fa comprendere che è tremendamente a disagio nel suo corpo ma anche, e soprattutto, nella sua mente – “è più facile correggere la figura sullo specchio che cercare di cambiare lo sguardo che la perfora”. Nonostante la sua patologica inadeguatezza, Morea è un personaggio dalla presenza potente e magnetica, che ingloba tutto ciò che ha intorno. La sua fragilità, la sua iper sensibilità, il suo pressante senso di colpa si impregnano nelle pagine di una storia che prosegue per aggiustamenti, correggendo il tiro, scoprendo le carte solo quando si è sicuri di aver attirato l’attenzione. E questa vicenda sicuramente attrae: per la qualità della scrittura, per la natura ambigua della sua protagonista, per quella morbosità che emerge di tanto in tanto tra le righe. E l’affascinante quanto claustrofobica ambientazione, Gibilterra – questa lingua di terra che non appartiene nemmeno a sé stessa – è lo specchio ideale per raccontare di una donna che non si sa conoscere, che non si sa appagare; “La Gibilterra che non ci ha partorite, ma ci ha cresciute e poi vomitate”, afferma Morea, e proprio la tragedia dei suoi abitanti di non essere né britannici né spagnoli è la stessa disgrazia della protagonista, che non ha idea di cosa voglia dire scegliere per sé stessa. In una mescolanza di presente e passato, Morea ricorda la sua infanzia e a volte la mitizza, altre la maledice; e rammenta esasperatamente la cugina Salomè, e la sua sprezzante decadenza. Salomè che diventa la chiave di volta, che si rivela essere l’ossessione di molti, che ha mantenuto relazioni confuse, che è andata via troppo presto. Tutto il romanzo ruota intorno a un lontano pomeriggio d’infanzia e al corpo insanguinato di un gitano; quel pomeriggio cruciale in cui la protagonista ha osato oltrepassare il confine, e da quel giorno ha preferito dimenticare per non affrontare sé stessa, per non affrontare il mondo – “dentro sono protetta, fuori sono in pericolo”. Ma non si può rimanere nascosti a lungo, e la verità viene sempre a galla.

TRAMA. Gibilterra è solo una lingua di terra in equilibrio sulle onde, i confini non sono valicabili e nemmeno lo si può desiderare. Fuori è pericolo, dentro è conforto. Morea Blanco è soltanto una bambina quando tutto avviene. Pedala forte sulla sua bici in discesa da Europa Road sino ai four corners, fino al confine, per raggiungere la cugina Salomè e i suoi amici sui motorini. Ciò che accade dopo lei non lo ricorda. La faccia insanguinata del gitano non l’ha mai vista. Ora ha più di quarant’anni, il passato affiora nelle sembianze dei complessi che sono sempre esistiti, ma c’è qualcuno in grado di allontanarla da quel suo corpo da gigante di cartapesta e farla sentire leggera. Le permette di dimenticare, elidendo le forme per concedersi all’etereo. Morea Blanco è adulta, ma il suo viso è sempre lo stesso. Lo riconosce subito Greta O’Dell, che non è altro che Greta Sciaccaluga, una sua vecchia compagna di scuola, candidata a Chief Minister di Gibilterra per i Socialdemocratici. Elezioni scontate, un futuro certo, se solo prima non ci fosse stato il passato. Se solo non ci fosse stato il gitano a corrompere i ricordi.

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BIOGRAFIA. Martina Collu è nata a Cagliari nel 1988. Dopo aver conseguito la Laurea magistrale in Lingue per la Comunicazione Internazionale, ha vissuto per alcuni anni a Siviglia, in Spagna, dove si è formata come docente di Lingua e Cultura Straniera nella scuola secondaria. Il suo primo romanzo “Il vestito rosso della contessa” è un thriller, edito da Edizioni DrawUp nel 2018, vincitore della VII Edizione del Premio Nazionale Letteratura Italiana Contemporanea, sezione romanzo edito, bandito dalla casa editrice Laura Capone Editore. Nel 2020 pubblica “Il gitano” con Nulla Die Edizioni, rivolgendo le sue attenzioni alla narrativa non di genere. Attualmente insegna inglese nella sua città natale.

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Il Narratore audiolibri presenta “A ottant’anni se non muori t’ammazzano” di Ferdinando Camon

In libri on gennaio 11, 2021 at 11:30 am

Il Taccuino Ufficio Stampa

Presenta

L’audiolibro dell’opera A ottant’anni se non muori t’ammazzano di Ferdinando Camon

Il Narratore audiolibri presenta “A ottant’anni se non muori t’ammazzano” di Ferdinando Camon, giornalista e scrittore veneto molto conosciuto e apprezzato, insignito del Premio Campiello alla Carriera nel 2016. L’autore racconta il suo punto di vista sulla pandemia che stiamo vivendo in 37 frammenti lucidi e taglienti; una serie di riflessioni che sono insieme un atto d’accusa e un emozionante diario intimo. La lettura del testo è affidata all’intenso Moro Silo.

Titolo: A ottant’anni se non muori t’ammazzano

Autore: Ferdinando Camon

Genere: Narrativa contemporanea

Casa Editrice: il Narratore audiolibri

Letto da: Moro Silo

Durata: 02h 01’ (Versione integrale)

Prezzo: 7,49 €

Codice ISBN 978-88-681-64-003

«A 85 anni si dà per scontato che uno sia morto da tempo, a 85 anni uno non ha più diritto di vivere. Io non ho più diritto. Protesto, e queste pagine sono la mia protesta».

ASCOLTA SAMPLE AUDIOLIBRO

A ottant’anni se non muori t’ammazzano: un titolo provocatorio per un’opera di grande spessore, dalla raffinata penna del pluripremiato scrittore Ferdinando Camon. Con una sincerità e lucidità disarmanti e con una giusta dose di irriverente sarcasmo, l’autore ci presenta un testo critico e per certi versi straziante; un coraggioso atto d’accusa rivolto in primis allo Stato, che antepone le questioni economiche al diritto alla vita e alla salute di tutti i cittadini, nessuno escluso. Perché essere anziani non dovrebbe essere considerato un handicap ma un traguardo; la saggezza della vecchiaia è un importante dono fatto a chi, più giovane, non ha memoria storica: “Perdendo noi 85enni l’umanità perde quella fetta di uomini che sanno una sua verità grandiosa e nefanda. Io so la “verità”, senza di me, senza i miei coetanei l’umanità perde quella conoscenza e diventa manipolabile”. L’autore ci riporta allo smarrimento globale di quasi un anno fa alle prime notizie del virus, ricorda il doloroso silenzio del mondo, rivive il panico e la paranoia di quei giorni, che non sono ancora finiti. Ci fa percepire quel senso di claustrofobia che ci ha accompagnati nelle fasi più dure del lockdown – “d’improvviso, senza aver neanche capito bene perché, siamo prigionieri. Di chi? Fino a quando? Nessuno lo sa” – e ci racconta la paura nella sua essenza: “una paura metafisica, di tutto e di tutti”. In 37 brevi capitoli Ferdinando Camon narra della pandemia con la consapevolezza di chi ha conosciuto la guerra e la miseria, di chi ha visto morire gli uomini nei modi più crudeli. Eppure l’autore ha paura di questo virus, perché sa che se si ammalasse sarebbe tra i non scelti, tra gli scartati; ha paura di questo virus perché esso porta con sé il dolore più grande, quello della solitudine. Al di là delle sue intime preoccupazioni, è la rabbia verso chi comanda a medici e infermieri di scegliere chi vive o muore ad averlo spinto a scrivere un’opera che denuncia questa aberrazione: “Può darsi, è quel che succede oggi, che Stato, Legge, coscienza e civiltà siano d’accordo col sacrificare il vecchio per salvare il giovane, ed evitare di perdere il giovane, ma quel che non sta bene è la scelta, il diritto di scelta, o peggio ancora l’obbligo di scelta tra uno da salvare e uno da lasciar perdere, un diritto-obbligo che la medicina dovrebbe rifiutare, dandosi come unico dovere quello di salvare ogni malato che si presenta, e non metterlo in attesa per vedere se per caso non si presenta un malato più giovane”. Dopo questa intensa opera, Il Narratore audiolibri produrrà nel 2021 altri cinque titoli di Ferdinando Camon; il prossimo ad uscire sarà l’audiolibro tratto da Il quinto stato, ancora una volta letto dalla sapiente voce di Moro Silo.

SINOSSI. Si scriveranno tante storie della pandemia, ma questa è una controstoria. Diranno che siamo vittime, ma non siamo senza colpe. Diranno che l’isolamento ci ha salvato, ma è stato una selezione. Ha tagliato fuori gli anziani. Stiamo attraversando un’epidemia e curiamo quelli che costano meno, lasciamo perdere i vecchi, perché costano di più. Distinguiamo tra le morti ‘inaccettabili’, perché i pazienti sono giovani e intelligenti, e le morti ‘accettabili’, perché i malati sono vecchi, hanno altre patologie, o sono dementi. Con questa giustificazione economica della morte muore la nostra civiltà.

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BIOGRAFIA FERDINANDO CAMON. Ferdinando Camon è nato nel 1935 in un piccolo paese della campagna veneta. Il suo primo romanzo, “Il quinto stato” (Garzanti, 1970), uscito con una prefazione di Pier Paolo Pasolini, è stato subito tradotto in Francia per interessamento di Jean-Paul Sartre. Nel già citato “Il quinto stato” e nelle opere “La vita eterna”  (Garzanti, 1972), “Un altare per la madre” (Garzanti, 1978 – vincitore del Premio Strega) e “Mai visti sole e luna” (Garzanti, 1994) l’autore ha raccontato la crisi e la morte della civiltà contadina; in “Occidente” (Garzanti, 1975) ha raccontato la crisi che si è nominata terrorismo; in “La malattia chiamata uomo” (Garzanti, 1981), “La donna dei fili” (Garzanti, 1986) e “Il canto delle balene” (Garzanti, 1989) ha raccontato la crisi che porta in analisi; in “La Terra è di tutti” (Garzanti, 1996) ha raccontato lo scontro di civiltà, con l’arrivo degli extracomunitari. I suoi romanzi più recenti sono “La cavallina, la ragazza e il diavolo” (Garzanti, 2004) e “La mia stirpe” (Garzanti, 2011). Con Guanda ha pubblicato nel 1991 “Conversazione con Primo Levi” e nel 2019 “Scrivere è più di vivere”. Il suo ultimo libro è “Tentativo di dialogo sul comunismo” (Ediesse, 2019) con Pietro Ingrao. Nel 2020 pubblica l’opera “A ottant’anni se non muori t’ammazzano” per Apogeo Editore in versione cartacea e per Il Narratore audiolibri in versione audiolibro. Ferdinando Camon è tradotto in venticinque paesi e le sue opere sono pubblicate anche in edizioni per ciechi, in Italia e in Francia. Nel 2016 gli è stato assegnato il premio Campiello alla Carriera.

BIOGRAFIA MORO SILO. Moro Silo è narratore, voice-over, lettore professionista per le organizzazioni dei privi di vista e insegnante; ha fatto molteplici esperienze nel mondo degli audiovisivi e della musica. È attualmente il più importante collaboratore in voce de Il Narratore audiolibri, si considera cittadino del mondo e contagia tutti quelli che incontra sostenendo che la gente, un giorno, reimparerà a raccontare e ad ascoltare storie.

LA CASA EDITRICE. Il Narratore audiolibri è un progetto nato per promuovere la narrazione e l’ascolto di storie appartenenti a tutte le tradizioni letterarie, filosofiche e religiose del mondo. Dal 2008 il Narratore offre un servizio di distribuzione di Audiolibri/Audiobook anche di altre case editrici e produttori indipendenti, oltre alle opere in audio prodotte dalla casa editrice; da maggio 2019 il Narratore ha siglato una partnership con StreetLib, la prima piattaforma globale per la distribuzione editoriale multiformato e multicanale, grazie alla quale amplia il proprio catalogo e offerta con numerosi titoli di qualunque genere letterario e in tutte le lingue, e offre servizi di produzione in Audiolibro a editori e autori. Ogni anno il Narratore si impegna a donare parte della sua produzione pubblicata sia in cd che in digitale a scuole, biblioteche, carceri e circoli ricreativi.

Contatti

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“Donna fotocopia”, il nuovo romanzo dello scrittore Leandro Capasso

In libri on dicembre 22, 2020 at 10:00 am

Il Taccuino Ufficio Stampa

Presenta

Donna fotocopia di Leandro Capasso

Lo scrittore napoletano Leandro Capasso presenta “Donna fotocopia”, un romanzo originale e introspettivo, che narra della straniante discesa all’inferno di un giovane uomo che ha incontrato i suoi demoni già nella vita reale. Un’emozionante opera a metà strada tra la storia di formazione e il romanzo gotico, che indaga sulla natura sfuggente del mondo femminile e sulla complessità delle relazioni amorose.

Titolo: Donna fotocopia

Autore: Leandro Capasso

Genere: Romanzo gotico/Romanzo di formazione

Casa Editrice: IOD Edizioni

Collana: Storie

Pagine: 258

Prezzo: 14,00 €

Codice ISBN: 979-12-801-18-035

«I libri, i quadri e i mobili sparirono dalla stanza, come per magia. Poi, successe una cosa stranissima, destinata a non svanire mai tra i suoi numerosi ricordi. Nell’oscurità, ai piedi del letto, comparve una spessa porta marrone. Tutt’intorno era illuminata da una luce forte e abbagliante, rossa come il sangue […]».

Donna fotocopia di Leandro Capasso è un romanzo caratterizzato da un’originale componente fantastica, in cui si analizza il complicato rapporto tra uomo e donna e si riflette sulla vita e sulla morte, sull’amore e sulla perdita. In un viaggio tra presente e passato, si raccontano le memorie del protagonista Charles de Deschain-Dantes, un settantenne che ha appena perso la moglie; in preda a una profonda disperazione, non trova altro sollievo che raccontare ai suoi tre figli del suo percorso di redenzione da giovane pieno di vizi e tentazioni a uomo innamorato e sereno. Charles torna con la mente ai suoi giorni da adolescente e soprattutto al momento in cui una ragazza, Eleonora, ha distrutto i suoi sogni e la sua “innocenza”. Quando lei lo lascia, incomincia per lui una discesa all’inferno, non solo emotiva ma anche materiale, perché l’autore stupisce il lettore con una trovata che sicuramente non si aspetta. Una notte Charles vede apparire davanti ai suoi occhi una porta marrone, dalla quale proviene una forte luce rossa: è l’ingresso verso un mondo agghiacciante “dove il tempo non scorre e dove gli uomini piangono miseramente”. A fargli da guida in quello che poi si rivelerà il suo inferno personale è un suo amico morto qualche tempo prima, Edward, che come un moderno Virgilio lo accompagna verso una struttura medievale da cui provengono urla disumane e al cui interno sono ospitate nove porte. Ognuna delle porte si apre su tormenti indicibili e l’ultima ha come protagoniste delle donne, e sarà quella che il protagonista varcherà più di una volta. Leandro Capasso ha creato una realtà infernale, chiamata Aramat, su misura di Charles, perché è proprio l’universo femminile ad aver determinato il suo declino e ad averlo trasformato in un uomo dalla bassa moralità. Nell’Aramat egli viaggia attraverso le epoche storiche – dall’antica Roma, passando per la rivolta dei Boxer fino al periodo della follia nazista – conosce diverse figure di donne crudeli e sanguinarie come Ilse Koch e la contessa Erzsébet Bàthory ed è costretto a vivere le loro nefandezze e le loro orribili torture. Il suo amico Edward gli aveva voluto mostrare queste terribili visioni per convincerlo a cambiare la rotta della sua esistenza dominata dal peccato, prima che fosse troppo tardi – come fanno i fantasmi di Dickens con Ebenezer Scrooge; Charles era effettivamente diventato un dongiovanni senza sentimenti, e sembrava ormai irrimediabilmente perduto. Ma l’incontro con il vero amore – che ribalta la sconvolgente e cinica verità appresa nel mondo infernale – lo salva dalla dannazione, a pochi passi dal precipizio.

TRAMA. Dal momento in cui Charles – uno squattrinato agente immobiliare – viene lasciato dalla sua ragazza e perde uno dei suoi più cari amici per colpa di un incidente in moto, degli incubi ricorrenti iniziano a perseguitarlo e a influenzare la sua vita. I sogni sembrano reali e lo portano a visitare l’inferno e a comprendere qualcosa di sconcertante e terrificante. Charles diventa uno spirito libero che fugge da qualsiasi relazione stabile con l’altro sesso fino a quando la sua vita viene sconvolta da un nuovo incontro inaspettato.

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BIOGRAFIA. Leandro Capasso è nato a Napoli nel 1983. Fin dalla giovane età si è barcamenato tra le più disparate occupazioni, coltivando al tempo stesso una grande passione per la lettura e la scrittura. Oggi è un professionista affermato, proprietario di Amici del fumo, negozio specializzato nella vendita di sigarette elettroniche. “Donna Fotocopia” (IOD Edizioni, 2020) è il suo primo romanzo, nato grazie al suo amore per i libri.

Contatti

https://www.instagram.com/raccontaci_una_storia/

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Booktrailer del romanzo Donna fotocopia

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