il Taccuino

“Non trovo più parole”, il nuovo romanzo di Cristina Leone Rossi

In libri on novembre 23, 2020 at 10:27 am

Il Taccuino Ufficio Stampa

Presenta

Non trovo più parole di Cristina Leone Rossi

La scrittrice veneta Cristina Leone Rossi presenta “Non trovo più parole”, un’affascinante opera che narra gli ultimi sette giorni di vita di un uomo che deve trovare il coraggio di scrivere la parola fine sul romanzo della sua esistenza. La giovane autrice è attualmente impegnata nella campagna di crowdfunding lanciata dalla casa editrice Bookabook: se il suo libro arriverà a 350 preordini in cento giorni, verrà pubblicato. L’anteprima del romanzo è presente sul sito della casa editrice, e le bozze saranno immediatamente disponibili per la lettura una volta effettuato il preordine.

Titolo: Non trovo più parole

Autore: Cristina Leone Rossi

Genere: Narrativa contemporanea

Casa Editrice: Bookabook

Pagine: 111

Prezzo: 14,00 € (cartaceo); 6,99 € (eBook)

Data di consegna prevista: Giugno 2021

«Probabilmente dovrei dirlo almeno a lui che il romanzo non ci sarà mai. In una sola settimana, con tutte le cose che devo sbrigarmi a fare, non ce la farò mai a consegnargli qualcosa di finito. Si dovrà accontentare di un romanzo incompiuto, che poi fa anche più figo. È un degno saluto di un rispettabile scrittore stroncato dalla crudeltà della vita […]».

Non trovo più parole di Cristina Leone Rossi è la storia di un’ipotetica fine che dà vita a tanti inizi. Edoardo Timbri è uno scrittore sessantenne che sta morendo: gli resta una settimana per provare a prendere confidenza con la morte, e invece di lasciarsi andare allo sconforto decide di pianificare il suo addio al mondo. L’autrice delinea il personaggio di Edoardo con grande sensibilità, donandogli una voce forte e presente. È un protagonista vivo, vibrante; è un uomo caratterizzato da una cinica e caustica ironia, la cui anima viene scandagliata nel momento più cruciale dell’esistenza di un essere umano: quello del commiato, della chiusura del sipario. È un personaggio a cui ci si abitua dopo poche pagine, e lo si ama per la sua brutale sincerità e per la sua disperata forza di vivere a pieno i pochi giorni a sua disposizione. Il lettore lo accompagna nella sua vita familiare, nel legame complesso ma anche tenero con i suoi tre figli, e lo osserva nel suo rapporto travagliato con diverse donne: dall’attuale compagna alla giovane amante, dall’ex moglie alla prima fidanzatina mai dimenticata. L’autrice decide di affidare al protagonista la narrazione dei suoi ultimi giorni: in un amaro quanto potente racconto in prima persona, Edoardo riflette sul tempo che non ha e su quello che ha vissuto e che a volte ha sprecato. Un intenso flusso di coscienza che aggancia il lettore e non lo lascia andare: come al suo personaggio, anche all’autrice interessa essere onesta; le preme raccontare la verità dei fatti e quei particolari in apparenza insignificanti che costituiscono il cuore della vita. Le pagine riservate ai suoi rapporti con la famiglia sono emozionanti; egli si rende conto di non aver mai dedicato il giusto tempo a conoscere ogni membro: «La presunzione di saper tutto dei propri cari. Di conoscerne ogni sfaccettatura a memoria. Non è così». Nella sua organizzazione giornaliera degli addii, Edoardo decide di includere anche la scrittura di sette capitoli destinati a un pezzo importante della sua esistenza: «Mi sono sempre servito della potenza delle parole per andarmene altrove», afferma, ed è quindi normale che nei suoi ultimi giorni lui voglia perdersi in esse, anche se per la prima volta fa fatica ad afferrarle. Lo scrittore fa i conti con le sue mancanze e con i suoi sensi di colpa, ma anche con tutta la vita che ha assaporato fino all’ultima goccia, come un buon vino: «Tutto ha un senso e nulla ce l’ha. Sta a chi ci balla nel mezzo decidere il peso delle cose che gli capitano». Così come sta al lettore decifrare l’enigmatico finale aperto di questo notevole romanzo; un epilogo che lascia uno spiraglio, e che pone un interrogativo che rimane nella testa e non vuole più andare via.

TRAMA. Lo scrittore Edoardo Timbri è un uomo che forse ha raggiunto la fine. È alla fine del suo romanzo, forse l’ultimo. È alla fine dei suoi giorni. Forse gli ultimi sette. E come accade nei libri è alla fine che si fanno i conti, che si restituisce il senso ultimo di tutte le parole scelte, che si capisce il senso di tutte le scelte fatte. Alla ricerca delle parole che non trova, a cavallo di una vespa, con un bagaglio di errori, domande, parole rubate, disillusioni, vaga sicuro di raggiungere una meta che gli darà risposte. Forse.

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BIOGRAFIA. Cristina Leone Rossi è nata il 25 aprile 1998. Ha ballato per quattordici anni, ama la musica, studia recitazione a Roma ed è iscritta al Dams all’università RomaTre. Sulla sua passione per la scrittura l’autrice afferma: «Niente è scrittura. Niente è letteratura. Ma tutto può diventarlo se è l’unica cosa che ti permette di rendere reale l’invenzione, di rendere credibile la finzione. Esserne l’artefice è un privilegio per il quale sono disposta a spendere ogni energia ed ogni giorno di vita che mi è concesso». Il suo primo romanzo, “Non trovo più parole”, è in preordine nella pagina di crowdfunding della casa editrice Bookabook.

LA CASA EDITRICE. Bookabook nasce nel 2014 da un’idea semplice: trasformare il lettore da consumatore a parte attiva della vita del libro, partecipando alla campagna di crowdfunding per sostenerne la pubblicazione. Nel 2015 la casa editrice è stata finalista del premio internazionale per l’innovazione in editoria “Renew the Book” ad Amsterdam; ha inoltre costruito una delle comunità di lettori più numerose in Europa, ha visto i suoi autori vincere premi prestigiosi e ha lanciato la carriera di autori poi approdati a Mondadori, Giunti, Longanesi, Rizzoli, Piemme. A distanza di anni Bookabook resta convinta che l’editoria possa essere migliore, più aperta alle idee e più trasparente.

Contatti

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https://www.facebook.com/cristina.rossi.338

Link per il crowdfunding e il preordine del libro Non trovo più parole

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“A Belfast boy”, l’autobiografia dello scrittore nordirlandese Michael Phillips

In libri on novembre 19, 2020 at 11:24 am

Il Taccuino Ufficio Stampa

Presenta

A Belfast Boy di Michael Phillips

Lo scrittore e giornalista nordirlandese Michael Phillips presenta il coraggioso memoir “A Belfast Boy”, il racconto del suo viaggio dai Troubles nell’Irlanda del Nord passando per i fuochi dell’IRA e il carcere a Londra, fino alla nuova vita in Italia. L’autore riflette su cosa abbia significato nascere e crescere in una zona di guerra nel cuore d’Europa, e su come la severa lezione di quell’esperienza stia venendo gettata al vento: non è infatti ancora estinta la fiamma del conflitto tra indipendentisti e lealisti, e l’avvento della Brexit potrebbe contribuire ad alimentarla.

Titolo: A Belfast Boy

Autore: Michael Phillips

Genere: Romanzo autobiografico a sfondo storico/politico

Casa Editrice: Homeless Book

Traduzione: Silvia Agogeri

Pagine: 248

Prezzo: 15,00 €

Codice ISBN: 978-88-327-61-177

«La guerra per la nostra indipendenza non ha risparmiato nessuno. Se non ti ha ucciso o messo dietro le sbarre, ti ha sicuramente devastato sul piano mentale […] Durante i due anni in cui ho lavorato a questo libro ho iniziato a vedere la mia vita in prospettiva e sono arrivato alla conclusione che ero già compromesso quando sono entrato in prigione. Questa storia parla di quel processo ed è per tutti coloro che, come me, sono compromessi».

A Belfast Boy di Michael Phillips è un’intensa autobiografia che racconta uno spaccato di vita straordinario, mescolando memorie private e accadimenti della Storia irlandese. L’autore narra la sua personale esperienza intrecciata con gli episodi più violenti che hanno scosso la sua patria, dai Troubles iniziati alla fine degli anni Sessanta in Irlanda del Nord e durati trent’anni, alle azioni dell’IRA contro la scomoda presenza britannica. Nel raccontare delle lotte sanguinarie tra i protestanti lealisti e i cattolici indipendentisti, Michael Phillips riflette sulla rabbia e il rancore che hanno accompagnato lui e il suo popolo anche dopo l’esile accordo di pace raggiunto alla fine degli anni Novanta; narrando del suo periodo di carcere in Inghilterra come prigioniero politico, perché ingiustamente giudicato colpevole di terrorismo, egli afferma: “Dopo essere uscito di prigione, per molto tempo ho avuto la sensazione che qualcosa non andasse. Non riuscivo a trovare la mia strada e ho viaggiato per anni nel tentativo di compensare la mia inquietudine”. Con un trauma che gli scorre nel sangue – e che lo rende spaventosamente simile a tutti quelli della sua generazione nati in Irlanda del Nord – egli non può non ammettere di essere compromesso, e di non essere uscito indenne da un’infanzia vissuta a stretto contatto con la violenza: “Con la prospettiva di un futuro catastrofico davanti agli occhi, adolescenti e giovani adulti trovarono strade alternative per sfuggire alla loro realtà”. Ed è per questo motivo che A Belfast boy racconta non solo la storia di Michael, ma anche quella di tutti coloro che hanno dovuto convivere con quei tragici eventi, che hanno dovuto assistere alla morte ingiusta di tanti amici e parenti, e che hanno vissuto sotto uno stretto quanto insensato regime militare: “Come tutti i ragazzini, ad un certo punto della nostra infanzia avevamo giocato a fare i soldati, ma spesso ci ritrovavamo a gironzolare attorno a dei soldati veri, credendo che anche loro stessero recitando una parte. Era surreale”. Sono dovuti passare vent’anni dall’uscita di prigione prima che l’autore potesse elaborare con lucidità la sua storia e riversarla coraggiosamente sulla pagina; vent’anni passati a raccogliere i pezzi della sua anima, e a tentare di costruirsi un futuro sereno, benché lontano dalla sua patria. E l’esito delle sue riflessioni è un libro potente e onesto, che racconta della sua infanzia segnata dalla precoce morte del padre e vissuta in una società brutale, dei suoi viaggi catartici e di quelli falliti, del suo ardente desiderio di volare e della sua alienante esperienza in carcere. Michael Phillips scrive per liberarsi dai dolorosi e tossici fantasmi del passato, ma anche per non far dimenticare che la “guerra sporca” non è finita ma è solo in quiescenza, in attesa di esplodere ancora.

TRAMA. Sono cresciuto ai tempi dei Troubles in Irlanda del Nord, mentre si fronteggiavano la violenta campagna dell’IRA contro la presenza britannica e i controversi metodi di Londra per ristabilire l’ordine. Sono passato quotidianamente attraverso i check point dell’esercito mentre andavo a scuola. Ho visto familiari, amici e vicini di casa arrestati o ammazzati proprio mentre Bobby Sands cominciava lo sciopero della fame che lo avrebbe portato a morire in cella. Quando credevo di essermi lasciato alle spalle tutta questa violenza, un mio caro amico viene ucciso dalle forze speciali britanniche e, nello stesso momento, mi arrestano e mi portano in un carcere di massima sicurezza con l’accusa di terrorismo. Questa è la mia incredibile storia.

L’AUTORE È DISPONIBILE A RILASCIARE INTERVISTE

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BIOGRAFIA. Michael Phillips è nato a Belfast nel 1975 e vive a Bologna. Ha conseguito la qualifica di ingegnere aeronautico in British Airways nel 1996. Nel settembre dello stesso anno viene arrestato dalle forze speciali britanniche con l’accusa di terrorismo prima di essere rinchiuso per quindici mesi in un penitenziario di massima sicurezza. Al processo sarà assolto. Dopo essersi laureato in Tedesco e Spagnolo, dal 2005 vive a Bologna producendo pubblicazioni in lingua inglese. Ha lavorato ad alcune campagne elettorali locali come consulente e presta il proprio tempo come volontario in alcuni centri sociali bolognesi. È presidente dell’associazione culturale One World, che si batte per migliori condizioni di vita e pari opportunità per gli stranieri, contrastando anche i pregiudizi razziali. Pubblica nel 2020 per Homeless Book il romanzo autobiografico “A Belfast Boy”.

Contatti

www.facebook.com/pg/michaelphillipsbo/

www.homelessbook.it

www.facebook.com/homelessbook

Evento online di presentazione del romanzo A Belfast Boy

www.bit.ly/presentazione-a-belfast-boy

Link di vendita

www.homelessbook.it/catalogo/a-belfast-boy-(brossura)/2495

www.amazon.it/Belfast-Troubles-nellIrlanda-Italia-dellIRA/dp/8832761173/

www.ibs.it/a-belfast-boy-dai-troubles-ebook-michael-phillips/e/9788832761184

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“Basnewende”, il romanzo autobiografico di Talatou Clementine Pacmogda

In libri on novembre 9, 2020 at 11:37 am

Il Taccuino Ufficio Stampa

Presenta

Basnewende di Talatou Clementine Pacmogda

La scrittrice di origini burkinabé Talatou Clementine Pacmogda presenta il romanzo autobiografico “Basnewende”, il racconto di una vita vissuta intensamente senza paura e senza arrendersi mai; il viaggio nel cuore di una donna che non ha mai perso la speranza, anche nei momenti più difficili. Una storia di coraggio, di accettazione e di resilienza; un’opera che emana saggezza da ogni pagina, e che ricorda che siamo tutti parte della stessa, grande famiglia.

Titolo: Basnewende

Autore: Talatou Clementine Pacmogda

Genere: Romanzo Autobiografico

Casa Editrice: PlaceBook Publishing

Collana: Gli AEDI

Pagine: 316

Prezzo: 15,60 €

Codice ISBN: 979-86-548-67-315

«Ho paura che se non cambiamo il nostro modo di vivere e di vedere, il mondo sarà sempre crudele perché tramanderemo sempre la violenza ed il rancore e trasformeremo i rapporti umani, che dovrebbero essere piacevoli e tranquilli, in un inferno per tutti, noi compresi […]».

Basnewende di Talatou Clementine Pacmogda è una commovente testimonianza di vita, consegnata da una protagonista indimenticabile che riesce ad arrivare al cuore del lettore. In quest’autobiografia si conosce Clementine nel profondo: attraverso la spontaneità della sua scrittura ella riesce a comunicare senza filtri con chi legge, e a trasmettere non solo le sue esperienze ma anche i suoi pensieri e i suoi sentimenti più intimi. Siamo tutti con lei quando cerca di portare avanti gli studi specialistici in Burkina Faso, e soffriamo con lei per la fatica di percorrere ogni giorno tanti chilometri per poter lavorare, per i continui morsi della fame, per le delusioni dopo aver tanto sperato. In diversi momenti si entra in una tale sintonia con l’io narrante che si avverte davvero sulla propria pelle il dolore che sta provando, sia fisico che emotivo, e questo aspetto denota la grande capacità dell’autrice di far entrare il lettore nella storia, di abbattere il muro della finzione. Per tutta la durata della lettura si è infatti immersi nella vicenda raccontata, così come nei profumi e nei colori dei luoghi dell’Africa che l’autrice descrive con accuratezza. Clementine mostra la semplicità della vita nel suo paese, con le sue difficoltà quotidiane che vengono affrontate con dignità; è inoltre interessante osservare l’altruismo e la solidarietà che regnano nelle famiglie e nelle comunità. Ma ciò che più colpisce è la capacità della giovane di apprezzare con gratitudine il buono e di accettare con serenità il brutto della vita, e di accontentarsi del poco dandogli estremo valore. Clementine deve lottare ogni giorno per mangiare, per trovare i soldi per aiutare la sua famiglia e per continuare a studiare, e in tutti i racconti dei suoi sacrifici quello che emerge non è la tristezza o la stanchezza, ma è la gioia anche per i più piccoli traguardi, e l’orgoglio di riuscire a raggiungerli da sola. C’è tanta speranza in lei, che dovrebbe insegnare molto a tutti coloro che hanno la fortuna di leggerne i pensieri; per Clementine la vita è bella, e per questo motivo riesce a vestire di luce anche i momenti più oscuri. Insieme a lei viaggiamo fino a Pisa e partecipiamo al travaglio del tragitto e allo shock culturale che ne consegue; festeggiamo per il suo dottorato, facciamo il tifo per la nascita dell’amore con Dario, e piangiamo lacrime amare per la perdita del suo primogenito, Basnewende. Clementine ci regala un pezzo importante e privato della sua vita e ce lo consegna con fiducia, invitandoci a riflettere sui problemi degli esseri umani, e sul dolore di essere clandestini ed essere invisibili. “Se dovessimo aspettare di finire di risolvere i nostri problemi prima di pensare agli altri, non faremmo mai niente per nessuno”, ella afferma, e ancora: “Non vi può essere pace o vero progresso se qualcuno sta male e rimane indietro”. Un messaggio forte, che grazie alle sue parole e alla sua storia può arrivare a tante coscienze e sperare, nel suo piccolo, di cambiarle, per il bene di tutti.

TRAMA. Una storia vera, drammatica ma piena di speranza. L’autrice, con un suo particolare linguaggio narrativo, racconta al lettore le sue vicissitudini. E lo fa in maniera spontanea, fresca e coinvolgente. Il suo sorriso e la sua forza raggiungeranno il cuore di chi affronterà con lei questa avventura… Basnewende.

L’AUTRICE È DISPONIBILE A RILASCIARE INTERVISTE

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BIOGRAFIA. Talatou Clementine Pacmogda è nata nel 1977 in Costa D’Avorio da genitori immigrati dal Burkina Faso. Cresce in Burkina Faso perché i genitori decidono poi di ritornare nella terra di origine. Si laurea in Linguistica all’Università di Ouagadougou e in seguito riesce, grazie alla sua grande forza di volontà, a discutere la tesi di laurea specialistica nel 2008. In quello stesso anno vince una borsa di studio per un dottorato alla Scuola Normale superiore di Pisa. Riesce così a coronare il suo sogno di portare il titolo di dottore, nel 2012. Da febbraio 2015 è cittadina italiana, e vive a Borgo Val di Taro nella provincia di Parma. Pubblica nel 2020 per PlaceBook Publishing il romanzo autobiografico “Basnewende”.

Contatti

https://it-it.facebook.com/pacmogda.clementine

https://www.placebookpublishing.it/

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