il Taccuino

Un maledetto carnevale: il libro di Giuseppe Giusa fra perdono e vendetta.

In arte, artisti, autore, blog, comunicati, italia, libri, Uncategorized on luglio 23, 2018 at 12:29 pm

 

Un maledetto carnevale di Giuseppe Giusa

Giuseppe Giusa presenta un romanzo drammatico che parla di perdono e di vendetta, e di quanto questi sentimenti possano condizionare e perfino distruggere la vita di un uomo. Gli sfortunati protagonisti di questa tormentata vicenda, Maria e Michele, imparano presto quanto sia alto il prezzo da pagare per dimenticare, per andare avanti e costruirsi un futuro sereno. La storia è incentrata su un atto di violenza e codardia ai danni di una ragazza indifesa, un gesto che passa inosservato e impunito per anni, prima di riemergere aiutato dal destino, e di esigere una punizione esemplare. Un maledetto carnevale è un romanzo che si interroga sulla necessità del perdono, sulle conseguenze della vendetta e sulla forza dell’amore, e lo fa attraverso la storia di uomini e donne vittime di una bugia che li annienterà o, forse, li libererà.

 

Titolo: Un maledetto carnevale

Autore: Giuseppe Giusa

Genere: Drammatico

Casa Editrice: Youcanprint

Pagine: 236

Codice ISBN: 9788892665378

 

«[…] Ogni estate, quando vado in Sicilia, la mia permanenza non è altro che di due settimane: tanto per stare un po’ con i miei e poi scappare via da quel paese, che per me ormai è diventato come un incubo. In quelle due settimane scruto ogni tipo di ragazza, sperando di riconoscere quella che per me e per i miei amici fu un gioco capriccioso di carnevale».

Un maledetto carnevale di Giuseppe Giusa narra una storia che non si dimentica facilmente. Purtroppo attuale in un momento storico in cui la violenza sulle donne è all’ordine del giorno, il romanzo racconta di uno stupro insensato, di un crudele gioco tra ragazzini che distrugge la vita di una giovane innocente. È il 1965, sono anni in cui prevale l’omertà, specialmente in un piccolo paese siciliano, e la violenza non viene denunciata per paura della macchia incancellabile sulla reputazione della sfortunata ragazza. La storia procede raccontando i dieci anni seguenti nella vita di due dei protagonisti della brutale vicenda. Michele e Maria sono scappati lontano, chi dalle proprie colpe e chi dal proprio inestinguibile dolore. Il ricordo di quel maledetto carnevale non li abbandona, non dà tregua alle loro notti insonni, specialmente a Maria, che da quell’episodio ha dovuto anche far nascere una vita, una vita che ora adora più della sua. Giuseppe Giusa intreccia una storia in cui il destino ci mette più dello zampino, in cui ogni verità è costretta a svelarsi, tassello dopo tassello. Michele sa che la resa dei conti è vicina, l’ha sempre saputo, non solo per sé stesso ma anche per i suoi vecchi amici. La figura di Maria è quella che emoziona di più: tredicenne costretta a crescere troppo in fretta, e poi giovane donna spezzata ma ancora capace di perdonare, di amare e vivere. Il perdono è infatti il nodo centrale di Un maledetto carnevale, un atto doloroso ma necessario, che solo un’anima pura può scegliere. La vendetta è invece per i codardi, e in questo romanzo verrà scelta da molti a scapito dell’amore, di quella forza positiva condannata a soccombere in partenza, perché l’ombra della violenza ha offuscato il suo potere salvifico. E allora qual è il limite che non si deve superare, fino a che punto si deve rispetto alla vita umana, anche a quella più infima? Uno dei personaggi, Antonio, dice: “Ma se alla gente onesta non è permesso di vivere in pace, mi domando che valore ha questo mondo”. Ed è ciò che si domanda anche il lettore, alla fine di questo doloroso romanzo.

TRAMA. Maria è una tredicenne piena di vita, ma il destino le riserva una brutta sorpresa. Durante un gioioso carnevale viene violentata da quattro quindicenni mascherati. Le conseguenze di questa efferatezza sono molteplici: al dolore per la violenza subita si aggiunge la nascita di una figlia, che deve imparare ad amare nonostante sia legata a un penoso ricordo. Dieci anni dopo Maria conosce Michele, un ragazzo per bene, e per la prima volta in vita sua il suo cuore comincia a palpitare. Tra i due nasce una bella storia d’amore e decidono di sposarsi, ma il passato è in agguato. Il destino di Maria e Michele si è infatti intrecciato molti anni prima. Alla fine ci sarà chi perdonerà, e chi in preda alla follia esigerà una vendetta egoistica, spinta dall’insensata necessità di cancellare un passato che non può e non deve essere dimenticato.

 

BIOGRAFIA. Giuseppe Giusa è nato in Sicilia ma vive e lavora in Germania. Appassionato di arte antica e della natura, scrive le proprie storie lasciandosi ispirare da lunghe passeggiate e dall’osservazione di persone semplici, e del loro agire nel mondo.

Contatti

https://www.facebook.com/people/Giuseppe-Giusa/100018882645627

 

Link di vendita

https://www.youcanprint.it/fiction/fiction-suspense/un-maledetto-carnevale-9788892665378.html

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La sofferenza come tabù nel nuovo libro del prof. Guido Giarelli

In arte, autore, blog, calabria musica, comunicati, italia, libri, Uncategorized on luglio 17, 2018 at 10:24 am

Il Taccuino Ufficio Stampa

Presenta

 

Sofferenza e condizione umana. Per una sociologia del negativo nella società globalizzata di Giudo Giarelli.

 

Si può vivere senza sofferenza? È possibile ricondurla nell’ambito di un discorso scientifico a partire dalla consapevolezza della comune “condizione umana” che la globalizzazione induce? Sono le domande a cui cerca di rispondere il saggio del sociologo e antropologo Guido Giarelli Sofferenza e condizione umana. Per una sociologia del negativo nella società globalizzata.

 

Titolo: Sofferenza e condizione umana. Per una sociologia del negativo nella società globalizzata

Autore: Guido Giarelli

Genere: Società e scienze sociali, Sociologia

Casa Editrice: Rubbettino Editore

Collana: #sociologie

Pagine: 624

Codice ISBN: 9788849853360

 

«[…] La nostra tesi è che la sofferenza abbia posto in questo periodo un problema nuovo per le società occidentali, che è quello della sua inaccettabilità: il rifiuto della sofferenza, la sua non accettazione, è nata da un’illusione che si è andata sempre più diffondendo, che ha considerato la sofferenza come un’esperienza eccezionale, qualcosa che in quanto tale non apparteneva costitutivamente alla condizione umana. Mentre in passato tutte le religioni e le filosofie hanno considerato, come abbiamo visto, quello della sofferenza un problema fondamentale cui offrire qualche tipo di risposta di senso, nelle società moderne prima e contemporanee poi, la sofferenza è divenuta un tabù, così come la vecchiaia, la malattia e la morte».

 

Viviamo in un tempo di grande sofferenza: non le sofferenze atroci prodotte dalle grandi tragedie del ’900, ma un malessere sociale diffuso che si esprime sotto forma di sofferenza talora esplicita e mediatizzata, talora impalpabile, silenziosa e occultata dai mass media. L’esodato ultracinquantenne espulso dal mercato del lavoro, il giovane disoccupato o inoccupato che ha già perso ogni speranza di trovare un impiego, il lavoratore sfruttato e ridotto a “fattore produttivo”, i migranti sottoposti ai lavori più umilianti e alle condizioni di vita più degradanti, gli anziani che sempre più vedono sfumare la possibilità di una vecchiaia sicura e di una pensione adeguata a causa del deterioramento costante dei sistemi di protezione sociale pubblica. «Nonostante tutte queste sofferenze, abbiamo perso la capacità di spiegarle e quindi di cercare di affrontarle per poterle eliminare, per quanto possibile. E l’abbiamo persaspiega Giarelli perché, al pari della malattia, della disabilità, della vecchiaia e della morte, abbiamo considerato la sofferenza qualcosa di sconveniente, impresentabile, inaccettabile, “pornografica” in qualche modo, in una società sempre più salutista e performativa nella quale la bellezza, la salute, la necessità di essere sempre prestanti e all’altezza delle situazioni è diventato un dovere, un obbligo sociale se si vuole essere “in”, per non rischiare di diventare “out”. È così che la sofferenza è divenuta un tabù, rispetto al quale non sappiamo più parlare, spiegare e agire: questo libro cerca di ridarci la parola, di superare l’afasia che caratterizza la nostra società su questo tema». Elaborando una tipologia fenomenologica della sofferenza analizzata sulla base di un modello connessionista, il volume esplora quindi il contributo che tre studiosi classici (Karl Marx, Emile Durkheim e Max Weber) e tre contemporanei (Hans Jonas, Irving K. Zola e Margaret Archer) possono offrire attraverso i concetti di alienazione, anomia, razionalizzazione, limite, vulnerabilità e riflessività fratturata per una comprensione delle cause profonde della sofferenza umana. Ad emergere è così quella “dimensione del negativo” che, spesso interpretata dalle diverse mitologie, filosofie e teodicee religiose come prova dell’esistenza del “male”, rappresenta in realtà una componente intrinseca della condizione umana che una “sociologia del negativo” critica e riflessiva può consentire di analizzare sulla base di nuove piste di ricerca ormai ineludibili nella società globalizzata. «Vivere senza sofferenza è stata la grande illusione della società occidentale contemporanea, figlia della nostra idea di progresso lineare, indefinito, senza limiti: è così che si arriva all’illusione dell’ospedale senza dolore, del mondo senza sofferenza. Oggi stiamo scoprendo che la realtà ha dei limiti, e lo stiamo facendo a nostre spese: cambiamenti climatici, disastri ambientali, effetto serra, ma anche l’illusione delle pratiche anti-invecchiamento, di un’eterna giovinezza, di usare la criogenesi per sconfiggere la morte. Lo sapevano bene le società precedenti: un tempo il limite era inscritto nell’impotenza tecnologica dell’uomo di fronte all’onnipotenza incontrollabile della natura. Oggi, la mutata natura dell’agire umano consiste proprio nelle nuove e crescenti conquiste tecnologiche che la nostra società ha saputo mettere in campo, ma che rischiano di rivoltarsi contro di noi. Dobbiamo allora ritrovare quel limite autoimponendocelo secondo quel “principio di responsabilità” di cui parla Hans Jonas, per cui non tutto ciò che si può fare si deve fare, se vogliamo evitare di creare aspettative irrealistiche che non ci portano da nessuna altra parte se non alla nostra autodistruzione. Ciò che dobbiamo riscoprire è una nuova “cultura del limite” adeguata alla tarda modernità in crisi che stiamo vivendo, senza alcuna deviazione luddista e anti-tecnologica (fondamentalmente reazionaria), ma che sappia però tener conto dell’esistenza di limiti biologici, psicologici, esistenziali, sociali ed ecologici con i quali ci confrontiamo quotidianamente: è ciò che chiamo la dimensione del “negativo”, che racchiude tutti questi limiti, e rappresenta una dimensione fondamentale e ineliminabile della condizione umana quanto quella del positivo, con la quale dobbiamo tornare a familiarizzare, nella piena consapevolezza di questa ambivalenza della condizione umana, per cui non c’è positivo senza negativo, felicità senza sofferenza, gioia senza dolore. Perché, come afferma Salvatore Natoli “Il negativo colpisce il positivo, ma il positivo lo precede e ne è la sua ineliminabile condizione”».

 

TRAMA. Un libro che si rivolge non soltanto agli specialisti, ma anche a chi voglia cercare di comprendere le cause dei diversi tipi di sofferenza, cercando per quanto possibile di eliminare le sofferenze inutili, specie quelle causate dall’uomo, come le sofferenze sociali che originano dal mancato rispetto della dignità umana; senza per questo illudersi di eliminarle completamente, dal momento che esse rappresentano una componente costitutiva della condizione umana, una forma di adattamento all’ambiente in cui ci è dato vivere.

 

BIOGRAFIA. Guido Giarelli, Ph.D. alla University College London, è professore associato di Sociologia generale presso la Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università “Magna Græcia” di Catanzaro. Presso la medesima università è stato direttore del Centro di Ricerca Interdipartimentale sui Sistemi sanitari e le Politiche di welfare (C.R.I.S.P.) dal 2006 al 2010 e del Master di II livello in “Management integrato dei servizi sociali e sanitari”; è attualmente direttore del Master di II livello in “Medicina integrata”. È stato research associate dell’Institute of African Studies dell’Università di Nairobi, adjunct associate professor della School of Health Sciences della Oakland University di Rochester (Michigan), visiting scholar alla New York Academy of Medicine e alla Harvard Medical School di Boston, visiting professor all’Università di Oviedo (Spagna), all’Escola de Saúde Pública do Ceará di Fortaleza (Brasile) e al Centre for Sociological Theory and Research on Health Division and Population Health della University College London. Fondatore e primo presidente della Società Italiana di Sociologia della Salute (SISS) dal 2002 al 2005, segretario e poi membro del Consiglio scientifico della Sezione di Sociologia della salute e della medicina dell’Associazione Italiana di Sociologia (AIS) dal 2005 al 2011, presidente della European Society for Health and Medical Sociology (ESHMS) per il mandato 2006-2010, è attualmente vice-Presidente del Consiglio direttivo del Research Committee 15 (Sociology of Health) dell’International Sociological Association (ISA). Dal 2004 è membro dell’Osservatorio sulle Medicine Non Convenzionali della Regione Emilia-Romagna.

 

Video di presentazione del saggio https://youtu.be/n5_wkFr-OrQ

Articolo Oggisud https://oggisud.it/cultura-e-spettacoli/presentato-il-libro-di-guido-giarelli-per-una-sociologia-del-negativo-nella-societa-globalizzata

Link di vendita http://www.store.rubbettinoeditore.it/societa-e-scienze-sociali/sociologia/sofferenza-e-condizione-umana.html

https://www.amazon.it/Sofferenza-condizione-sociologia-negativo-globalizzata/dp/884985336X

 

IL TACCUINO UFFICIO STAMPA

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Il Partito Democratico. Origine, organizzazione e identità di Simone Tedeschi

In autore, blog, comunicati, italia, libri, politica, Uncategorized on luglio 4, 2018 at 11:52 am

Il Taccuino Ufficio Stampa

Presenta

Il Partito Democratico. Origine, organizzazione e identità di Simone Tedeschi

Simone Tedeschi presenta un saggio politico di ampio respiro, che riesce a soddisfare pienamente sia chi vuole approfondire una materia che già padroneggia, sia chi si approccia per la prima volta a un testo di politologia. Il Partito Democratico. Origine, organizzazione e identità ha uno stile chiaro e informativo, e fornisce al lettore meno esperto gli strumenti adatti alla comprensione dell’opera. Partendo dalla “preistoria” del Partito Democratico, e analizzando i fattori che hanno portato alle modifiche del suo sistema di pensiero e della sua struttura interna, il saggio prende in esame ogni tappa, contraddizione e svolta di un’organizzazione che ha visto tanti attori forti e in contrasto tra loro, e momenti di consenso generale e di disfatta. Un racconto che oltre ad essere accurato in ogni dettaglio riesce anche a interessare e coinvolgere con i suoi tanti spunti di riflessione.

 

Titolo: Il Partito Democratico. Origine, organizzazione e identità

Autore: Simone Tedeschi

Genere: Saggio politico

Casa Editrice: Edizioni Epoké

Pagine: 180

Codice ISBN: 978-88-99647-58-2

 

Il Partito Democratico. Origine, organizzazione e identità è un saggio adatto a tutti i tipi di lettori, dai più esigenti ai semplici curiosi, e che basa il suo discorso sulla genesi complessa e travagliata di un partito che si è trasformato e ha ridefinito i suoi confini nel corso degli ultimi undici anni. Simone Tedeschi si interroga sul percorso intrapreso dal PD, sulle spinte date dai diversi leader in campo, sugli scontri tra i vari esponenti del gruppo e sugli esiti di programmi e ideologie spesso in contrasto tra loro. Un saggio politico che si fa forte di una narrazione scorrevole che alleggerisce il peso dell’argomento trattato, e che stuzzica la curiosità di chi non conosce i retroscena dell’origine di un partito la cui storia è estremamente coinvolgente, qualunque sia il proprio credo politico. Tre sono le domande fondamentali che lo scrittore si pone nei sei capitoli dell’opera: quali sono le ragioni che condussero alla nascita del Partito? Quali modelli ha seguito il suo sviluppo organizzativo? Qual è la sua identità? Attraverso un percorso fatto di cronistoria e analisi politologica, Tedeschi va alla fonte della questione, riassumendo le tappe della formazione del “genitore” del PD, l’Ulivo di Prodi, che nel 1995 vide la luce nella coalizione tra ex-DC e ex-PCI, e che poi nel 2001 tornò in forze con la fusione dei DS e della Margherita in un nuovo progetto guidato da Rutelli, che però non riuscì a dare un modello stabile a un centrosinistra non ancora pienamente cosciente di sé stesso. Dalla narrazione dei propositi e delle sfide di ciò che è stato l’embrione del PD, si passa poi al vero cuore dell’opera: la nascita del Partito Democratico avvenuta il 14 ottobre 2007. Tedeschi racconta con esempi calzanti, tabelle e citazioni dell’insanabile spaccatura interna all’Ulivo del 2006, del centrale incontro di Orvieto, dell’elezione di Veltroni a Segretario del nascente PD, dell’approvazione dello Statuto, del Manifesto dei valori e del Codice etico del 16 febbraio 2008, fino ai passaggi di potere, che non poco hanno influito sul processo di istituzionalizzazione del partito, da Franceschini a Bersani e infine a Renzi con la sua vocazione alla “rottamazione”, e della dura sconfitta alle elezioni del 4 marzo 2018. Fondamentale e analizzato con estrema cura il discorso sui motivi che hanno portato alla nascita del Partito Democratico, sulla necessità avvertita da tutta la scena politica di un’alternativa concreta per dare prospettiva al centrosinistra (e quindi anche ai suoi naturali oppositori) e soprattutto stabilità al Governo. Una vocazione, quella del PD, di rifare l’Italia, di essere un partito inclusivo e democratico che riavvicinasse i cittadini alla politica, e che accogliesse in sé un pluralismo di interessi in un’ottica riformista. Una sfida che Simone Tedeschi ha raccontato e giudicato nelle sue luci e nelle sue ombre con grande professionalità.

 

«[…] Nei suoi 11 anni di vita il PD ha influenzato in maniera determinante la scena politica italiana: ha dimostrato grandi capacità di mobilitazione e di consenso; è stato protagonista di ben cinque esecutivi (trovandosi al governo per quasi 8 anni); con la sua stessa nascita ha contribuito all’evoluzione del sistema politico nazionale, incrociando i destini degli altri principali partiti. Non sorprende dunque se fin dalla nascita l’interesse intorno al PD sia stato sempre molto alto, tanto in ambito accademico quanto nella pubblicistica più generalista. L’obiettivo di questo volume è quello di mettere a sintesi quest’ampia letteratura, tentando un’analisi complessiva del percorso che dall’Ulivo ha portato al PD e alla sua evoluzione. Il punto di partenza attorno a cui si sviluppa il libro può essere riassunto in tre domande. La ricerca che ho condotto si sviluppa innanzitutto attorno ai “perché” del PD. Il primo grande quesito che ha investito il nuovo soggetto fin dal processo fondativo riguarda in effetti le sue ragioni profonde e può essere formulato così: quali sono le ragioni strutturali che hanno condotto alla nascita del PD? La seconda domanda verte invece “sull’organizzazione” ed è forse la più classica nella letteratura sui partiti. Afferisce in senso stretto agli aspetti organizzativi e può essere formulata così: quali caratteristiche ha seguito il percorso di strutturazione organizzativa e che modello ha effettivamente realizzato? La terza domanda si riferisce infine agli esiti del processo sotto il profilo “politico-culturale”. La domanda in questo caso è la seguente: qual è l’identità PD?».

 

TRAMA . Il Partito Democratico. Origine, organizzazione e identità prende spunto dalla tesi di dottorato e dalle ricerche a essa connesse che ha svolto Simone Tedeschi presso l’Università di Pavia dal 2008 al 2011. La tesi si occupava solo della fase fondativa, mentre nel saggio si fa riferimento anche alle diverse tappe del processo di istituzionalizzazione del partito, e le caratteristiche politico-organizzative assunte poi stabilmente nella sua vita ordinaria. L’opera si compone quindi di una cronistoria ragionata della storia del PD a partire dalla fondazione dell’Ulivo fino alla sua nascita il 14 ottobre 2007 e nei suoi successivi undici anni di vita. Tedeschi si domanda cosa resta oggi delle ambizioni di un partito che voleva ridare consapevolezza di sé all’Italia, che voleva aprirsi al nuovo e restaurare una scena politica ormai anacronistica e corrotta. Il volume si sviluppa lungo sei capitoli, ciascuno dei quali ricostruisce prima le vicende sotto forma di cronaca per poi analizzarle dal punto di vista politologico. Il primo capitolo si concentra sulla “preistoria” del Partito Democratico, il secondo e il terzo si concentrano sulla fase fondativa, analizzandone i processi organizzativi e gli aspetti politico-programmatici, il quarto si occupa della fase di istituzionalizzazione, il quinto si occupa del PD nella sua vita ordinaria, e l’ultimo capitolo tenta di tirare le fila del discorso, componendo un’analisi complessiva dell’evoluzione del Partito in stretta connessione con lo sviluppo della democrazia italiana.

 

BIOGRAFIA. Simone Tedeschi è nato a Genova nel 1980. Ha conseguito la laurea in Filosofia Politica presso l’Università di Genova per poi collaborare dal 2007 al 2011 come assistente alla ricerca e alla didattica con il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Genova e con il Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Pavia. Presso il medesimo Ateneo ha conseguito il Dottorato di ricerca in Scienza politica – Analisi comparata delle democrazie con una tesi sul processo fondativo del Partito Democratico. È stato Consigliere comunale a Tassarolo e dal 2009 è Assessore nel Comune di Novi Ligure con deleghe alla Cultura (fino al 2014) e, dal 2014 in avanti, al Bilancio, al Patrimonio e ai Tributi. È cofondatore di Epoké Ricerche e di Edizioni Epoké, la casa editrice di cui è attualmente Presidente. Il Partito Democratico. Origine, organizzazione e identità è la sua prima monografia.

 

Rassegna stampa

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http://www.inchiostrofresco.it/blog/2018/04/23/partito-democratico-origine-organizzazione-identita/

http://247.libero.it/rfocus/35123445/1/presentazione-del-volume-il-partito-democratico-origine-organizzazione-e-identit-di-simone-tedeschi/

http://www.alessandrianews.it/novi-ligure/libro-pd-tedeschi-158241.html

 

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